Giustizia: OPG, si avvicina la chiusura. Dove finiranno i detenuti malati?
Alla fine di marzo del prossimo anno verranno dismessi gli ospedali psichiatrici giudiziari: resta da capire come verranno collocate le circa 1.400 persone che vi sono rinchiuse al momento.
C'è una data fissata da una legge: 31 marzo 2013. Quel giorno dovrà essere l'ultimo di apertura dei sei ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) in Italia. Entro quel termine lo Stato dovrà dire dove verranno collocate le circa 1.400 persone che vi sono rinchiuse oggi, perché ritenute dalla legge "socialmente pericolose". Luoghi che la commissione del senatore Ignazio Marino ha chiamato di "degrado e tortura" e il presidente della Repubblica ha definito di "orrore medioevale".
Perché secondo il rapporto della Commissione Marino circa il 40% delle persone rinchiuse negli Opg potrebbe essere affidata ai dipartimenti di salute mentale, visto che per loro non sussiste la pericolosità sociale.
"Con la dismissione degli Opg la legge non elimina il binomio tra cura e custodia - afferma Maria Laura Fadda, magistrato di sorveglianza a Milano -. Chi commette un reato penale e viene ritenuto malato mentale per legge deve essere curato in un sistema "manicomiale" che si fonda sull'aspetto della repressione, più che su quello della cura. Oggi di fatto non esiste un solo diritto che il malato manicomiale possa rivendicare, se in custodia. Pensiamo alla pena. Per il reo non vi può essere un aumento oltre quella stabilita in ultima istanza dal giudice. Per il reo ritenuto socialmente pericoloso, perché mentalmente instabile, l'aumento di pena non conosce limiti temporali, perché si basa sul giudizio periodico degli psichiatri. La magistratura torni invece a valutare in modo autonomo l'esistenza della pericolosità sociale, perché altrimenti rischiamo di lasciar rinchiusi per anni in queste strutture persone che malate non sono".
Per superare gli Opg la legge prevede strutture a esclusiva gestione sanitaria. All'interno dovrà quindi esserci solo personale medico o paramedico. Ma la sicurezza sarà garantita dalla vigilanza esterna, in relazione alla pericolosità delle persone ospitate. Inoltre la misura di sicurezza del ricovero in case di cura sarà eseguita esclusivamente all'interno delle strutture sanitarie.
"Il rischio è quello di creare dei nuovi mini Opg - dice Stefano Cecconi, presidente del comitato "Stop Opg". Con uno slogan potremmo dire che chiudono gli Opg e riaprono i manicomi".
La legge finanzia le regioni con 38 milioni di euro per il 2012 e 55 milioni per il 2013. Ma le regioni non sembrano ancora pronte alla data del 2013. Lo conferma Franco Milani, responsabile della sanità penitenziaria della Regione Lombardia. "Sul nostro territorio abbiamo il migliore degli Opg italiani, quello di Castiglione delle Stiviere, che ospita circa 280 persone tra cui 99 donne - afferma -, ma il costo della struttura supera del 40% i rimborsi dello Stato. I percorsi personalizzati post Opg non costeranno meno. Sarà difficile rispettare il termine di marzo 2013, anche se il percorso è ormai segnato", conclude Milani.
Oggi gli Opg sono sotto il controllo dell'amministrazione penitenziaria, ma spesso le difficoltà delle persone internate si erano manifestate già durante l'esperienza del carcere. "Al 4 aprile 2012 nelle carceri lombarde c'erano 564 persone con patologie psichiatriche, 428 con disturbi del comportamento. Queste persone aumentano inevitabilmente l'utenza degli Opg - afferma Francesca Valenzi, dirigente del Provveditorato regionale lombardo dell'amministrazione penitenziaria. Ricordo che tempo fa il direttore di San Vittore mi disse che un detenuto aveva espiato la sua pena in carcere, ma non era in grado di tornare libero per le numerose patologie, mentre i servizi non hanno voluto saperne di prenderlo in carico - prosegue Valenzi -. Non si può chiedere all'amministrazione penitenziaria di fare le veci dell'apparato sanitario: non ne ha le competenze e non le vuole nemmeno avere". Il problema è capire quale personale dovrà operare all'interno delle nuove case di cura. "Di strutture ce ne sono fin troppe - afferma Valerio Canzian presidente dell'Unione regionale delle associazioni per la salute mentale -. Quello che manca è l'accompagnamento, l'ascolto del malato psichico. Si dice sempre che la persona deve essere al centro. Oggi al centro ci sono soltanto le strutture".
I numeri degli Opg in Italia
6 Opg in Italia: Aversa (Ce), Napoli, Barcellona Pozzo di Gotto (Me), Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino (Fi), Castiglione delle Stiviere (Mn); 1400 persone internate; 31 marzo 2013 è la data prevista dalla legge 9/2012 in cui dovranno essere chiusi sul territorio nazionale gli ospedali psichiatrici giudiziari; Fondi per il superamento degli Opg: 38 milioni di euro per il 2012, 55 milioni di euro per il 2013; Il 40% delle persone rinchiuse non è più socialmente pericoloso (dati della commissione Marino del Senato).
Giacomo matto "per forza": assistevo a scene orribili
A il Vostro parla un ex tossicodipendente finito in cella per rapina. Nel 2005 il trasferimento nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia. Da quel giorno, la sua vita non sarebbe più stata la stessa. C'hai la vita in pugno a diciotto anni. Giacomo invece, a quell'età, già si fa di droga. E per comprarsela rapina. Si becca tre anni. Entra in carcere a Milano. Cella con altri detenuti, molto più grandi di lui. Protesta per il sovraffollamento, scrive lettere. Ma è pur sempre un drogato. Credibilità zero. Passa in altre carceri. Arriva a Treviso. Stessa cosa, ma non ha più diciotto anni. Ora dà più fastidio.
"Dal giorno alla notte mi dicono: "prepara le tue cose, ti trasferiamo di nuovo". Il giorno dopo entravo per la prima volta all'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia. Era il 2005. Non sapevo neppure perché mi trovassi lì, né quale fosse la mia malattia mentale, ma appena chiedevo spiegazioni lo psichiatra mi zittiva: se sei qua è perché ti devo curare".
Giacomo in quel posto non ci vuole stare. Era un "tossico", certo, e con una rapina alle spalle. Ma "matto" proprio no. "Assistevo a scene orribili - prosegue Giacomo. Gente legata al letto con le cinghie e messa in un locale dove una lavatrice girava di continuo. Avete idea di cosa voglia dire rimanere giorni e giorni in quelle condizioni con una lavatrice che non smette mai di girare?" Quarantacinque giorni di osservazione nell'Opg di Reggio Emilia, come prevede la legge. Poi il fatto che lo segna nel profondo.
"Mi dicono che devo fare un'iniezione di Haldol, un potente antipsicotico - prosegue -. Non sapevo neppure cosa fosse. Dopo la puntura iniziano gli spasmi muscolari, l'ipersalivazione, i movimenti involontari della lingua. Il mio compagno di stanza mi tranquillizza: "Non ti preoccupare, poi passa. E invece l'irrigidimento muscolare mi è durato un anno".
Alla fine dei 45 giorni di osservazione per cui, per la legge, era un individuo "socialmente pericoloso" Giacomo torna in carcere. E ricomincia le sue battaglie. "Ogni volta che alzavo la testa mi minacciavano con la puntura di Haldol: era chiaro che non dovevo più fare domande, scrivere, protestare".
Dopo cinque anni di galera Giacomo torna libero. Si innamora di Giorgia e insieme a lei apre una piccola attività: produce e vende candele. "Avevamo messo su un nostro laboratorio all'interno di una comunità terapeutica. Ormai la droga era il mio passato - prosegue. Ma dopo tre anni dall'uscita dal carcere mi viene notificata una detenzione da un mese e 10 giorni per un fatto del 1996. Avevo la possibilità di dichiararmi "tossico" di nuovo e così scontarla in comunità. Ma non ho voluto venire meno alla mia dignità. Mi sono costituito in carcere e ho chiesto di rendere esecutiva la sentenza".
Uscito un'altra volta di galera nella vita di Giacomo succede un altro colpo di scena. Arriva un documento in cui lo si ritiene ancora "socialmente pericoloso" e lo si vuole far internare per un anno in una casa di cura. "È il segno che lo stigma della "pericolosità sociale" uno non se lo scrolla mai di dosso - prosegue Giacomo -. Il mio lavoro, le associazioni di recupero e l'amore di Giorgia sono stati fondamentali in questo percorso per uscirne vincitore, ma quanti Giacomo esistono come me, che dovendo scontare la mia pena mi sono trovato "matto" per forza?".
Rinchiuso per un'aggressione: gli hanno appiattito il cervello
A il Vostro la storia di un giovane arrestato per aver aggredito il suo coinquilino: dopo essersi costituito, è stato condannato a cinque anni di carcere. Successivamente è stato trasferito all'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere.
"Mio figlio chiede ogni giorno: "ma guarirò mai?". E la psichiatra scrive nel suo rapporto: il ragazzo non è ancora cosciente della sua malattia". Il figlio si chiama Marco, il nome è di fantasia. Ha 27 anni e da tre si trova nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova. "La sua vita è stata sempre allo sbando, faceva uso di eroina - racconta la mamma di Marco -. Lo curavano al Sert, a fiale di metadone. Poi lo rispedivano a casa, anche se lui ci andava in auto ed era imbottito di psicofarmaci".
Nel 2010 uno dei coinquilini di Marco, che viveva in un appartamento protetto, viene dimesso. L'arrivo di un altro inquilino, molto più grande di lui, crea nel ragazzo grossa insofferenza. I due litigano spesso. Marco, imbottito di psicofarmaci, metadone e birra una sera perde il controllo e colpisce alle spalle l'uomo. La prognosi è di 15 giorni, ma verrà dimesso dopo tre. Il ragazzo va dai carabinieri e si costituisce. Prende cinque anni e il giudice stabilisce il suo internamento all'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere.
"Mio figlio paga per la sua malattia - dice la madre del ragazzo - perché l'Opg non è la soluzione per lui. Fa fatica anche solo a leggere il giornale, a guardare la tv, mi continua a ripetere che lì dentro gli hanno appiattito il cervello. L'attività di recupero di cui ha bisogno mio figlio non può essere fatta in un Opg. La sua parola non è mai tenuta in considerazione, non è mai credibile, perché per la legge è un individuo "socialmente pericoloso". L'unico momento in cui è stato ritenuto credibile è stato quando ha confessato il suo reato. Poi basta. A me non fa paura la parola Opg, fa paura che a mio figlio venga negata, pur nella malattia, la dignità di persona, la possibilità di far valere le proprie idee, anche in uno stato mentale di grossa difficoltà. Mi fa paura che mio figlio possa vedersi aumentare la pena all'infinito, perché magari qualche psichiatra lo valuta ancora "socialmente pericoloso" ed è più facile lasciarlo lì, in Opg, che pensare per lui un percorso alternativo grazie ai servizi sul territorio".
*da www.ilvostro.it
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