Direttore Valter Vecellio. 1 giorno 19 ore fa
Marco Di Salvo

Giachetti, il metodo il merito

16-08-2012

Questi giorni agostani vedono sugli scudi Roberto Giachetti animatore (e protagonista nelle settimane scorse) di un digiuno a staffetta che riguarda lo spinoso tema della legge elettorale. Premesso che chi scrive considera l'attuale sistema quanto di peggio mente umana poteva inventarsi (almeno fino al 2005, chè sono abbastanza sicuro che ci sta pensando in questi giorni produrrà un'altra bella ciofeca), ci sono alcuni aspetti dell'azione di Giachetti su cui, a mio avviso, vale la pena riflettere.

1) L'obiettivo: chi ha messo in moto questa azione nonviolenta punta a pressare il parlamento affinchè venga approvata una nuova legge elettorale prima della fine del mandato. Fatti salvi i motivi tutti giustificati, l'idea di un "everything but the porcellum" a me pare personalmente fiacca e, tra l'altro, esattamente come per il porcellum, fuori da qualsiasi regola di buona educazione istituzionale, visto che verrebbe comunque approvata a pochi mesi della scadenza naturale delle camere.

A me verrebbe da dire, più onestamente, che per la seconda volta di fila il parlamento non è stato in grado di cambiarsi la legge elettorale che tutti a parole volevano modificare. E, in più, avrebbero avuto questa volta la "scusa" di essere distolti dalle pratiche quotidiane di governo da dieci mesi da un governo tecnico adibito a fare il lavoro sporco. Ma nulla hanno fatto. Per cui sarebbe corretto che si andasse a votare con l'attuale sistema, anche per reiterare in chi non se ne fosse ancora accorto, da che razza di politici è composta la classe dirigente istituzionale che regge le sorti di questa povera nazione.

2) I destinatari: a lume di naso chi dovrebbe ricevere il "pressante appello" sono i triumviri a capo della maggioranza montiana (che, per la verità, più che a dei nobili rappresentanti dell'impero romano fanno pensare a Qui, Quo e Qua, per la capacità di azione politica). I quali però hanno talmente tanti problemi interni a cui pensare (tranne Pierferdinando Casini, naturalmente, per avere problemi interni ad un partito bisogna averlo, un partito) che anche sulla legge elettorale paiono andare più di lima che di piccone. La cosa divertente, se divertente può essere definita, è l'impegno del capo dello stato sul tema.

In un vero e proprio corto circuito del concetto stesso della "prepotente urgenza", Giorgio Napolitano ratifica con la sua "moral suasion" (che ci avrà di moral, poi, è tutto da vedere) cosa gli interessa di più e cosa di meno, venendo meno al suo ruolo di garante non solo della costituzione, ma dell'intero ordinamento. E pressa, fuor dai limiti del suo mandato, su quello che davvero gli interessa. Il tutto in una logica puramente difensiva dello status quo partitocratico.

In sostanza, a chi scrive la pur meritoria azione non violenta di Giachetti ed altri sembra un'operazione più vicina ad un'idea di alternanza tutta interna alle dinamiche partitocratiche che di alternativa allo stesso e, in fondo, rischia di indebolire uno strumento già molto logorato nel corso degli anni da una pubblicistica svilente la forza del metodo nonviolento.

 

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