“Cesare deve morire” esce in DVD
E’ stato un successo internazionale del cinema italiano (ha vinto l’Orso d’Oro al festival di Berlino), ed è anche credo uno dei più bei film italiani degli ultimi anni. E’ uscito da qualche giorno il DVD: ciò che mi dà l’occasione per riparlarne. Perché “Cesare deve morire” di Paolo e Vittorio Taviani, è un film eccezionale? Grazie a una notevole intuizione; in fondo una sola, ma fertile, e quindi capace di generare, nel corso del film, tante sorprese.
Molti lettori sapranno già che si tratta di un documentario, girato all’interno del carcere di Rebibbia, dove si svolgono le prove e poi la rappresentazione davanti al pubblico, di uno spettacolo interpretato dai detenuti, tratto dal “Giulio Cesare” di Shakespeare. Qual è allora l’idea di base del film? Un segno, una conseguenza di questa idea è che le prove dello spettacolo, dilagano via via dalla sala preposta, nei corridoi, nelle celle e nel cortile del carcere.
Uno spostamento nello spazio che avviene in parallelo a un altro processo interiore, psicologico.
I detenuti prendono confidenza con i personaggi che sono stati loro affidati e vi si immedesimano, tanto da rivivere, attraverso la tragedia di Shakespeare, non soltanto il loro presente all’interno del carcere, ma anche quel passato che in carcere li ha fatti finire. E poiché si tratta di detenuti condannati a lunghe pene, a volte anche all’ergastolo, quel passato è costituito dai crimini più gravi.
Insomma: un vissuto che sarebbe stato troppo doloroso, impudico, e magari anche pericoloso, esibire direttamente allo sguardo di un pubblico, viene espresso attraverso lo schermo dei personaggi di Shakespeare: con effetti di verità dirompenti.
Si può obiettare: cosa c’entra il “Giulio Cesare” di Shakespeare con il carcere e con la criminalità? In effetti, una forzatura c’è. Come è noto, la tragedia racconta la congiura orchestrata da Bruto, da Cassio e da altri, per uccidere Cesare, con un obiettivo politico: e cioè salvare a Roma la repubblica e scongiurare la tirannia di Cesare.
Il Bruto che rivive nel carcere di Rebibbia sembra vedere in Cesare il boss emergente di una cosca criminale, nella quale un tempo entrambi erano compari; ma di cui poi l’altro, per smania di potere o di guadagno, ha tradito le regole. E per questo deve essere punito. E del resto questo Cesare ha la grinta e la rudezza di un boss. I congiurati visibilmente non sono uniti da un ideale politico, ma da interessi sordidi.
E al termine della famosa orazione funebre di Antonio, in morte e in esaltazione di Cesare, il coro degli altri detenuti acclama Cesare come un padrino che poteva proteggerli (anche se quella scena ci parla del desiderio di un padre ideale, capace di amarli, loro che sono separati dai propri affetti come dal resto della società). Ma se, a una considerazione obiettiva, forzatura c’è, ciò che conta è che è trascurata o ignorata dai detenuti-attori.
Grazie a questo, i Taviani ottengono un doppio risultato. Danno una descrizione del crimine che, per una volta, ha un sapore di verità. (Il cinema mostra tanti omicidi, ma è raro che dia un’impressione di che cosa sia davvero un omicidio). E offrono una rappresentazione di un’opera di Shakespeare per nulla accademica, come capita spesso a teatro: ma viva e davvero interessante.
Il carcere che mostrano i Taviani ha celle ampie, guardie rispettose e offre l’esperienza del laboratorio teatrale. Il loro insomma non è per nulla un film di documentazione e di denuncia delle condizioni del carcere in Italia che sappiamo intollerabilmente degradate: un film che manca nella nostra cinematografia recente. (Parlo di film di “finzione”: Radio Radicale ha prodotto un bel documentario sull’argomento).
Tuttavia, il rispetto con cui nel loro film sono osservate e indagate le figure dei detenuti, mi sembra un’invocazione implicita a che la loro dignità sia rispettata anche all’interno del carcere.
Annuncio riguardo il sistema di commenti.
Come preannunciato abbiamo disattivato il vecchio sistema dei commenti. Da adesso i poi sarà possibile commentare solo attraverso il sistema Disqus.
Sullo stesso argomento
Ricevi via email
Scelti da voi
- Most:
- Google analytics
- La strage di via D’Amelio, l’agenda rossa… è pazzesco, ma è vero (48 volte)
- Assemblea referendaria il 1 giugno: la lotta per i diritti dei cittadini (44 volte)
- L’inutile carcere, rimedio più dannoso del male (42 volte)
- Giustizia: storia di Antonio, 31 anni, internato da otto anni all'OPG per un'estorsione da venti euro (35 volte)
- Roberto Saviano e gli "sbianchettamenti" radicali. Oggi lo fa con Enzo Tortora, ma non è la prima volta (31 volte)
- Damiano Damiani, il regista della "civetta" (29 volte)
- D. Lgs. 51/2013: la “marrana” di Roma Capitale (24 volte)
- L’Europa federale? Ora o mai più (20 volte)
- “Nella casa” di François Ozon: la letteratura come ossessione (19 volte)
- Intervista a Jack Cole: "Proibizionismo sulle droghe problema etico" (18 volte)
