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Don Balducchi (Capo Cappellani): serve l’amnistia, politici ascoltino grido detenuti

05-09-2012

“Dalle carceri si alza un grido che non riesce a passare le sbarre e a essere ascoltato da chi dovrebbe, in particolare dai politici che devono prendere le decisioni. Le persone stanno perdendo la voce a forza di gridare...”. Lo dice don Virgilio Balducchi, ispettore generale dei cappellani delle carceri.

Sessantatré anni, fino all’anno scorso cappellano del carcere di Bergamo, il sacerdote assiste i detenuti da vent’anni, dentro e fuori il carcere Nel suo lavoro sempre sul campo, oggi coordina 210 cappellani che prestano sevizio nelle 206 carceri italiane.

“Serve l’amnistia - rimarca - come atto di giustizia rispetto a ciò che sta capitando. Ma questo non è sufficiente: c’è bisogno di riforme che permettano di scontare la pena responsabilmente all’esterno. La strada del carcere deve essere l’ultima soluzione”. “Dietro le sbarre c’è tanta disperazione - sottolinea - la situazione è gravissima, in alcuni posti è invivibile e gli atti di autolesionismo aumentano”.

“Spero che ciò sta facendo il Guardasigilli Paola Severino - aggiunge - insistendo sulla necessità di misure alternative, non trovi intoppi. C’è un’attenzione da parte del ministro, di tutta l’amministrazione penitenziaria e delle forze di polizia penitenziaria, ma manca un pezzo: nessuno di noi può fare le leggi. Solo il Parlamento - conclude - può intervenire con misure urgenti”.

Far incontrare detenuti con loro vittime

“Si possono costruire strade per far incontrare i detenuti con le loro vittime, almeno quelle che accettano di farlo. E le comunità cristiane possono accogliere sul proprio territorio le persone con dei cammini di riparazione sociale”. È l’appello che lancia don Virgilio Balducchi, ispettore generale dei cappellani delle carceri, che spiega: “Le comunità cristiane si rendano disponibili ad accogliere le persone detenute attuando percorsi di riconciliazione con le loro vittime”.

“Da persone che hanno danneggiato - aggiunge - i detenuti potrebbero ora costruire altre storie di impegno sociale, se fosse loro offerta un’opportunità. A tutti vorrei ricordare che i cristiani credono in un condannato a morte”, il Nazareno. “Dai detenuti - ricorda don Balducchi - mi arrivano anche molte lettere. Chiedono di poter avere qualche speranza di vita, perché sono all’inferno, in una situazione di ingiustizia profonda. Stanno scontando una seconda pena, come ha detto Benedetto XVI quando ha incontrato alcuni di loro. Tanti, in quelle pagine scritte a mano e sempre in maniera sofferta, chiedono di scontare una pena che sia utile per loro, per e loro famiglie e per la società”.
 

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