Direttore Valter Vecellio. 1 giorno 3 hours ago
Mario Staderini

Intervista a Mario Staderini

04-01-2013

Si susseguono le riunioni Radicali per definire le modalità di partecipazione elettorale della galassia radicale. La formazione di questa lista di “scopo” è stata oggetto di dibattito negli ultimi tempi perché ha messo insieme personalità anche molto diverse tra loro, accomunate da un unico obiettivo. Rimane aperta poi la questione della raccolta firme. Facciamo il punto...
Dal 1989, da quando il Partito Radicale ha scelto di non presentarsi - in quanto tale - alle elezioni, per perseguire i nostri obiettivi abbiamo individuato volta per volta la scelta elettorale più appropriata allo scopo. Dal 1992 lo abbiamo fatto attraverso il soggetto elettorale associazione “Lista Pannella”, utilizzando simboli diversi sulla scheda.
Sono state scelte controcorrente, ad esempio quando dopo “tangentopoli” si è cominciato a parlare di Seconda Repubblica, i Radicali hanno sottolineato -presentandosi in alternativa ai due Poli di allora- come in realtà le falle politiche e antidemocratiche della Prima Repubblica non fossero affatto superate. Oggi non dobbiamo dimenticare che il Pd, che nella scorsa legislatura aveva voluto un accordo politico elettorale con i Radicali, ha chiuso la porta a una nuova, futura alleanza, già in tempi non sospetti: l’ultimo incontro che ricordo con Bersani c'è stato poco prima dell'ultimo voto di fiducia a Berlusconi, per avere conferma che i parlamentari radicali avrebbero votato come sempre, ovvero contro la fiducia. E già allora Bersani fu evasivo sulla questione alleanza.
Prendo spunto da un editoriale in prima sul Corsera di Michele Ainis in cui segnalava ai lettori una novità: alle prossime elezioni il voto non sarà tanto sui programmi quanto sul modello di democrazia. E Ainis descriveva poi i cinque diversi modelli di democrazia che si confrontano: il modello partito-istituzione di Bersani, il modello di partito carismatico di Berlusconi, il modello di governo aristocratico di Monti, la democrazia digitale di Grillo e il partito dei custodi di Ingroia. Ecco, credo che noi Radicali potremmo costituire un sesto modello, alternativo a questi cinque: quello dello Stato di diritto, forti del fatto che la democrazia ha dimostrato di essere il sistema che porta la collettività il massimo del benessere, della riduzione della povertà e della distribuzione delle ricchezze meno iniqua.
Avendo trovato sbarrata la porta del Pd, vogliamo offrire agli italiani una alternativa, una lista che abbia un obiettivo chiaro: quello di restituire ai cittadini la centralità del diritto, già in queste fasi elettorali. Le liste amnistia, giustizia e libertà, sono concepite come liste non esclusivamente radicali, che racchiudano personalità di ogni tipo accomunate dalla volontà di rimuovere gli ostacoli di non-democrazia a partire dalla condizione della giustizia e delle carceri, con la proposta di amnistia come avvio di soluzione.
Con lo sciopero della fame e della sete Marco Pannella ha lanciato un mayday rivolto a quelle personalità che, candidandosi, possono dare forza a un obiettivo così controcorrente. Personalità che ora stiamo cercando per avere conferma della loro disponibilità e del loro sostegno.
Per quanto riguarda la raccolta firme, voglio innanzitutto ringraziare tutti i compagni che si sono tenuti pronti per partire, anche a Natale; purtroppo non siamo potuti partire, senza liste non si può fare. So che c’è agitazione tra i compagni radicali. Oggi abbiamo un’altra riunione al Partito alle 13 per fare il punto della situazione, perché il tempo passa e diventerà sempre più difficile superare gli ostacoli.

Parliamo proprio di questi ostacoli: bisogna raccogliere 30 mila firme in tutt’Italia, provincia per provincia. I Radicali, con le liste amnistia, Giustizia e Libertà, tenteranno un apparentamento, cioè di andare insieme a una coalizione con altre formazioni politiche?
C’è un confronto in corso. Non ci sarà una lista Radicale in quanto tale, ma una lista promossa dai Radicali con l’obiettivo di riportare il diritto al centro dell’agone politico. Credo che si debba ribaltare il punto di vista: non sono tanto le agende di Bersani o di Monti che devono essere accolte dalla lista di scopo, ma sono queste agende che hanno delle mancanze e che quindi dovrebbero essere integrate con gli obiettivi della lista. È certo che la situazione attuale è nuova: sia perché Mario Monti ha scompaginato i piani che tutti, compreso il Presidente della Repubblica, avevano organizzato a tavolino, sia perché grazie a lui sono venute fuori prospettive che finora solo i Radicali avevano trattato: per esempio oggi si parla della contrapposizione tra conservatori e riformatori anziché di quella tra destra e sinistra. Vendola, la Cgil sono oggi dei conservatori.
Qual è il limite? Il fatto che questo nuovo Monti avrebbe funzionato meglio se avesse introdotto tale atteggiamento quando era ancora al governo: era quello il momento di creare un rapporto con gli italiani, anche a costo di essere sfiduciato. A questo poi si aggiungono le situazioni regionali…

Sì. Un po’ di tempo fa c’è stato un incontro con Zingaretti. È sembrato di capire che ci fosse un rapporto positivo: Zingaretti è sempre ben predisposto nei confronti dei Radicali…
A dialogare bisogna essere in due. Nell’incontro di tre settimane fa con Zingaretti ci fu da parte nostra un preciso riferimento al quadro nazionale. Non dimentichiamo che anche dal punto di vista degli spazi televisivi continuiamo a vivere un contesto antidemocratico. Non era mai avvenuto prima che, a dieci giorni dalla consegna delle firme, l’offerta politica non fosse ancora definita nei suoi fondamentali. E proprio questa volta si è fatto di tutto per anticipare il momento elettorale. Le elezioni che ci attendono, per come si stanno configurando, saranno la coda del passato, non l’arrivo del nuovo.
Mai come questa volta è difficile capire quale potrebbe essere la scelta migliore o, se non altro, la scelta migliore nell'ambito del possibile. A livello regionale credo che sia a Zingaretti nel Lazio, che ad Ambrosoli nella Lombardia farebbe piacere avere delle liste radicali. D’altra parte però non si può non tener conto che a livello nazionale c’è stata una chiusura netta da parte del Pd, spiegabile solo con il fatto che alcuni temi, come la giustizia, fanno l'effetto di un'allergia per quella che si è autodefinita “l’alleanza progressista”. Se io dovessi dire qualcosa di sinistra direi “amnistia”, direi “diritto” perché il rispetto delle regole è stato sempre la massima garanzia per i cittadini più deboli, per gli ultimi. Se dovesse dire qualcosa per le imprese, direi giustizia. Stiamo cercando di comprendere come si può in questa fase rendere quello scopo più realizzabile, più alla portata. Non è una scelta facile, visto il contesto.

Segretario dei Radicali italiani. Ha pubblicato nel 2003 il libro Otto per mille, come lo Stato sottrae un miliardo di euro ogni anno agli italiani per darli alla Chiesa cattolica.

Un altro tema importante è quello dell’informazione. Ieri è stato approvato il regolamento, varato da parte della Commissione parlamentare di vigilanza Rai, che riguarda l’applicazione della par condicio da parte della Rai. Si tratta di un documento confuso e poco comprensibile che fornirà poche garanzie: per esempio la possibilità di fare conferenze stampa per liste che non siano coalizzate, quindi per Grillo, per l’Idv e forse per i Radicali.
La Rai sostanzialmente potrà fare quello che vuole, quindi anche da questo punto di vista le condizioni di praticabilità democratica delle prossime elezioni sono scarse…
La Commissione di vigilanza per prima ha violato la legge di par condicio. Siamo riusciti nel 2000 a far riconoscere dall’Autorità per le comunicazioni che Porta a Porta si era comportata come una tribuna politica, ma nelle tribune politiche gli spazi dovrebbero essere ripartiti matematicamente tra le diverse coalizioni. Da quel momento è cambiato il modo di fare televisione di Vespa. Ballarò, ugualmente, si comporta da tribuna politica.
La Commissione di vigilanza è un organo del Parlamento, per cui i suoi atti non sono giudicabili, ma essi sono spesso contrari alla legge. La partita politica verrà decisa, come al solito, da Floris, Vespa e altri pochi della loro specie. Lo dico perché ancora oggi il Pd continua ad essere il garante di una situazione che alla lunga non conviene neanche a loro: l’unica vera garanzia è che ci siano regole chiare, rispettate, conformi alla legge e alla ragionevolezza, invece continuano a preferire un sistema in cui un baratto tra potenti permette di spartirsi lo spazio televisivo. È questo modo di fare a comportare il caos che stiamo vivendo, in cui Berlusconi può fare tutto quello che gli passa per la testa e in cui i cittadini non hanno nessuna garanzia di poter scegliere attraverso il confronto tra le varie proposte politiche. Per questo abbiamo presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo per la illegittima cancellazione per cinque anni delle tribune politiche, insieme a un altro analogo ricorso firmato da una ventina di cittadini, tra cui professori del calibro di Mario Morcellini, Fulco Lanchester, Romano Scozzafava e altri. È un atto rilevante perché facciamo capire all’Italia che stiamo parlando di un tema di fondamentale importanza in tutto il mondo: garantire il diritto di tribuna e garantire che il cittadino possa avere delle regole certe cui affidarsi per formarsi un’opinione e confrontare le diverse proposte politiche.

In conclusione, quali sono i tempi di legge per presentare il simbolo, le alleanze?
L’11 gennaio sarà il termine ultimo di presentazione del simbolo, delle alleanze di coalizione e del programma elettorale. Qui si presenta il problema dell’accorpamento delle diverse elezioni perché, per esempio, nel Lazio non si possono raccogliere le firme se non su liste che abbiano già l’apparentamento con il candidato presidente - sempre che uno voglia fare le cose secondo le regole. In Lombardia, invece, si possono raccogliere le firme senza necessariamente fare l’apparentamento. Sul nazionale la situazione è ancora più diversificata. Per quasi tutti gli altri il problema non c’è, perché le firme le stanno raccogliendo da un pezzo su moduli in bianco. Il 20-21 gennaio ci sarà il deposito delle sottoscrizioni e poi inizierà il tutto. Credo che queste ore saranno decisive proprio perché anche gli stessi nostri compagni devono avere la percezione di avere davanti un’impresa realizzabile. Marco Pannella, sulla questione alleanze, ha fatto riferimento più che alle agende, agli agenti. E sono su questo molto d’accordo. L’agente Monti ha un valore, con i limiti che ho detto prima, così come anche gli agenti Ambrosoli e Zingaretti, che possono avere le loro specificità. È una partita complessa, dovremmo cercare di utilizzare ogni ora che passa in modo da sciogliere ogni nodo rimasto.
 

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