Direttore Valter Vecellio. 4 weeks 3 days ago

Grazie, carissimo Sergio

Carissimo Sergio… ovunque tu sia, in quel “nulla” immaginato da chi non crede, o in qualche “altrove”, come chi crede pensa ci sia dopo la vita, vorrei poterti dire, come non ho saputo dirti quando eri con noi: grazie! Grazie, carissimo Sergio: per essere stato, con altri tre “matti”, il fondatore di quella straordinaria fucina di politica e di cultura, di cultura politica e di politica fatta di cultura, che è stata l’Unione Goliardica.

Grazie, carissimo Sergio: per i tuoi racconti, di quando tu, Franco, Lino, Marco, e altri tiravate da veri biassanot accompagnavate a casa uno, e appena arrivati, infervorati com’eravate dalla discussione, decidevate di sciogliervi dopo aver accompagnato a casa l’altro, e poi l’altro ancora, e all’alba eravate ancora tutti lì, a parlare, capire, spaccare il capello in quattro; e ci dicevi che tutto quel poco o tanto di cultura che ti eri fatta, era nata lì, in quelle nottate a parlare e ascoltare Franco, Lino, Marco…

Grazie: carissimo Sergio, per aver fondato con quella pattuglia di “matti” che eravate, il Partito Radicale: quel Partito Radicale di cui mai hai abbandonato i “colori”, anche nei momenti più bui e cupi, quelli in cui tutto sembrava perduto e pregiudicato, inutile e vano. Hai saputo con pochissimi altri, tenere duro, caparbi e testardi, “duri di cervice”.

Grazie, carissimo Sergio: per averci dato quello splendido statuto che avete concepito a Faenza e a Bologna: uno statuto che è un formidabile documento, una costituzione politica che andrebbe studiata nelle università, dagli studenti di Scienze Politiche. Ma possibile che un Gianfranco Pasquino (e cito lui per dire di uno dei più bravi studiosi di “cose” politiche) non si sia accorto della straordinarietà del documento che avete concepito, e ci avete regalato? Ma di cosa mi stupisco, poi…Neppure noi radicali ce ne accorgiamo, ormai…

Grazie, carissimo Sergio: per essere stato uno degli animatori e per aver dato corpo e “anima” a quella straordinaria intuizione pannelliana che è il Partito Radicale Transnazionale Transpartito Nonviolento.

Giornalista professionista, attualmente lavora in RAI. Dirige il giornale telematico «Notizie Radicali», è iscritto al Partito Radicale dal 1972, è stato componente del Comitato Nazionale, della Direzione, della Segreteria Nazionale.

Grazie, carissimo Sergio: per un piccolo episodio che mi ha fatto ricredere nel Partito e nella sua “gente”, in un momento in cui ero dubbioso: era appena andata in porto la “cosa” del Tribunale penale internazionale permanente. Non ricordo esattamente che giorno era, so che ascoltavo grazie a “Radio Radicale lo svolgersi dei vari interventi, la cerimonia aveva luogo in Campidoglio, era sindaco Francesco Rutelli. Parla Tizio, parla Caio, discorsi scritti chissà da chi, che non lasciano traccia. Poi parli tu, carissimo Sergio: l’unico a ricordare che lì, quel pomeriggio mancava l’unico che aveva tutti i diritti di esserci: Marco Pannella, che era inchiodato in una stanzuccia d’ospedale per lo strascico di non so più quale malanno grave. Fosti il solo a pronunciare quel nome, e non ti ho mai detto grazie per averlo fatto, e non ti ho mai detto che è per quello che ho superato quel momento di “crisi”…

Grazie, carissimo Sergio: perché a ogni riunione a Torre Argentina, venivi a sederti alla mia destra, dicevi che ti spiegavo qualcosa che in quel momento non capivi, ed ero io invece, che qualcosa comprendevo, riflettendo sui tuoi borbottii e i tuoi ricorrenti “non capisco”…

Grazie, carissimo Sergio: perché fin che hai potuto trovavi la forza di venire a Torre Argentina, e andavi avanti e indietro tra la “stanza “Stanzani” e la macchinetta del caffè, con quella tua perenne aria curiosa di capire, sentire, sapere quello che accadeva, cosa dicevano e pensavano i compagni, la voglia di “esserci” presente anche se poi ti mangiavi letteralmente le unghie, sentendoti colpevole di non saper più dare quel contributo che avresti voluto assicurare, e non c’era verso di dirti che dovevi stare calmo, che non era un guaio se dimenticavi qualcosa perché se lo avevi dimenticato significava che erano cose irrilevanti, e che quello che contava e valeva non lo dimenticavi mai; e che era già sufficiente che tu ci fossi con noi, e facevi finta di crederci, e si capiva benissimo che non ci credevi affatto…

Grazie, carissimo Sergio: per la cura con cui ti preparavi quando c’era qualche riunione dove si era chiamati a discutere e a confrontarsi, e preparavi i tuoi testi, i tuoi “saluti”, il tuo “contributo”, e chiedevi consiglio, aiuto, volevi mille rassicurazioni che quello che intendevi dire avesse un senso e un significato, e te lo si poteva assicurare e garantire mille volte, il tuo dubbio restava; e questo tuo incessante tormentarti e interrogarti è uno dei lasciti più grandi che ci potevi lasciare…

Grazie, carissimo Sergio: perché sei stato un compagno, un radicale, un parlamentare, un dirigente impeccabile. Ne ho avuto conferma quando per le tue novanta primavere ho messo insieme i tuoi non numerosi scritti e recuperato alcuni tuoi interventi, in un volumetto che racconta tanto di te, molto più di quello che credi… Grazie, carissimo Sergio: perché hai trovato il coraggio di essere uno di quegli “attori” dei “nudi del Flaiano”. Non tutti, e certamente non io, avrei trovato il coraggio di farlo.

Ci sono mille e mille grazie, carissimo Sergio, che potrei dirti e avremmo dovuto dirti quando eri tra noi.

Carissimo Sergio: siamo stati fortunati. Fortunati tu e non molti altri, ad aver avuto la possibilità, per le circostanze fortuite che la vita regala, di fare quello che abbiamo fatto. Per aver conosciuto e frequentato le persone che abbiamo conosciuto e frequentato. E noi fortunati ancor più perché ti abbiamo potuto frequentare, ascoltare, parlarti. Che straordinaria ricchezza, che ci hai regalato, carissimo Sergio, tu e gli altri.

Quel posto a destra durante le riunioni a Torre Argentina, carissimo Sergio, non sarà più lo stesso. Lo so, tu per primo stai dicendo, con aria sorniona e quel sorriso che compare nelle tue fotografie più belle, che ora dobbiamo finirla, e che il modo migliore per renderti il tuo, è quello di non dare ascolto, come tu non hai mai fatto, a quei corvi e a quelle iene (e chiedo scusa a corvi e iene) che passano il loro tempo a vaticinare la fine e la follia senescente di Pannella; a difendere i referendum per i quali sono state raccolte le firme; a darci sotto con la campagna per le elezioni in Basilicata; a non demoralizzarci per le difficoltà che incontra il PRTTN… Ancora una volta hai ragione, carissimo Sergio; e ancora una volta, grazie!

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