Direttore Valter Vecellio. 1 year 8 hours ago
Juan Cole

La situazione rivoluzionaria della Libia

Juan Cole, esperto di Medio Oriente, insegna storia all' Università del Michigan. In questo articolo tratto dal suo blog (www.juancole.com) evidenzia come in Libia le peculiarità della popolazione e le divisioni dell' esercito abbiano portato in questi giorni a una situzione che fa presagire una vera e propria guerra civile.

21 febbraio 2011 - Dopo che domenica la città della Libia orientale Bengasi ha abbracciato la protesta, gli scontri sono scoppiati nel tardo pomeriggio nella capitale libica di Tripoli e per la prima volta la città ha visto considerevoli manifestazioni.

Visto che la Libia è uno stato petrolifero che esporta 1,7 milioni di barili di petrolio al giorno, il suo destino ha più conseguenze dirette per l' economia internazionale che non una rivolta in uno stato non esportatore come la Tunisia. Domenica la tribù orientale degli Zuwayya ha minacciato di interrompere le esportazioni di petrolio in segno di portesta contro le brutalità del regime a Bengasi, una città di 600 mila abitanti.

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Il petrolio conta per più di 77 miliardi di dollari sul prodotto interno lordo della Libia, il 62° al mondo, che garantisce ai cittadini, sulla carta, un reddito pro capite, di 12 mila dollari l' anno. Più dei brasiliani, dei cileni, dei polacchi e il più alto di tutta l' Africa. In realtà, l' introito petrolifero non è equamente redistribuito, così un terzo dei libici vive sotto la soglia di povertà e il 30% dei lavoratori è disoccupato. Il regime favorisce la parte occidentale del paese con i generosi ricavi petroliferi, trascurando quella orientale.

Lo scoppio degli scontri nella capitale Tripoli è importante perchè i governi sono sempre più vulnerabili nelle loro capitali, e perchè più di sei milioni di libici vive nell' ovest del paese, dove è la capitale. Tripoli è una città di poco più di un milione di abitanti. Circa tre milioni di libici, metà del paese, vive nella regione storica della Tripolitania, inclusa la capitale e i dintorni. Le popolazioni lungo la costa africana lambiscono la pioggia delle aree ricche vicino al Mediterraneo dove l' agricoltura è praticabile e l' acqua è potabile.

Con uno sviluppo davvero considerevole, la leadership della grande e potente tribù Wafala ha annunciato di essersi affiancata all' opposizione contro Qaddafi. Circa un milione di libici appartengono a questa stirpe. Visto che la cura della lealtà tribale è stato uno dei mezzi con cui Qaddafi è rimasto al potere, questa notevole defezione tribale evidenzia la sua perdita di autorità. Era già stato sottolineato quando i capi degli arabi Warfala pianificarono di convincere le loro controparti berbere delle tribù Tuareg meridionali, forti di 500 mila uomini, ad unirisi all' opposizione a Qaddafi.

Domenica diecimila giovani sono andati a manifestare a Bengasi. Il regime inizialmente ha provato a molestare e a intimidire la folla, usando contro di loro lanciafiamme e sparando in alcune cirostanze razzi RPG. A dozzine sono stati uccisi. Le forze di sicurezza sono state accusate di dispiegare lavoratori immigrati e africani contro la folla, provocandola su un piano nazionale. Alla lunga alcune unità militari si sono unite ai dimostranti, altre sono rimaste leali al governo. Le due parti hanno iniziato a spararsi l' una contro l' altra. Il generale di corpo d' armata Sulaiman Mahmud, in precedenza comandante della regione orientale (la regione storica della Cirenaica) alla fine si è unito ai dimostranti.

Tutti questi sviluppi – la caduta di Bengasi, la divisione dell' esercito, la defezione della principali tribù e lo scoppio delle proteste e della violenza nella capitale – portano a una situzione rivoluzionaria. Fondamentale per questo genere di situazioni è la duplice sovranità, lo sviluppo nello stesso paese di due distinte fazioni dotate di autorità.


Traduzione a cura di Gabriele Carracoy

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