Direttore Valter Vecellio. 1 year 17 weeks ago
Alan D. Baumann

Le grandi "lotte" che fanno la storia

Erano molte le ragioni che mi spinsero, verso la seconda metà degli anni settanta, a militare assiduamente nel Partito Radicale. Le ricordo tutte, non perché dotato di ottima memoria, ma semplicemente perché tornano ad essere in gran parte le stesse: evidentemente il mondo non ha ancora imparato, non ha voluto capire, oppure è ricaduto ciclicamente nei suoi stessi errori. Frequentavo la scuola media in un istituto nel quale non si prestava molta attenzione alla politica nazionale ciò nonostante non mancarono diversi "pariolini", come nella Roma di allora si definivano per la loro ubicazione sul territorio e per certa strafottenza, i giovani votati al neofascismo. Per non aver accettato le politiche estremistiche, venivo spesso tacciato di essere un "peloso", che significava l'essere comunista.

Io non ero né l'uno, né l'altro: non ho mai sopportato le politiche repressive, corrotte o legate ad una forma gerarchica od oligarchica. La mia estrazione familiare era invece fortemente legata alla frequentazione di artisti e uomini di cultura e radicata negli ideali socialdemocratici. Ragazzo fortunato, mi erudivo ascoltando gli amici di famiglia, con ideali politici che andavano dal pentapartito (DC, PSI, PRI, PSDI e PLI) alla sinistra storica, ma che ruotavano soprattutto alle motivazioni che meno di trent'anni prima, avevano liberato l'Italia dall'oppressione nazifascista.

In quei tempi era difficile far capire che si potesse essere di sinistra e chiamarsi "compagni" senza votare PCI.

Iniziai a frequentare il numero 18 di via di Torre Argentina ed a conoscere nuove persone: da Ciccomessere alla Aglietta, dalla Bonino a Pannella, a Rutelli, Pietrosanti, Melega e ad altri. Con loro iniziai a partecipare alla raccolta di firme contro la fame nel mondo. In alcune manifestazioni lungo le vie cittadine feci parte del servizio d'ordine. Si svolgevano quasi tutte lungo i marciapiedi,.per non intralciare il traffico già allora sostenuto.

Essere radicale mi faceva sentire bene perché mi rendevo conto, sebbene la mia persona occupasse una percentuale infinitesimale del pianeta, di essere anch'io un tassello per un mondo più libero, più giusto, democratico e legato al bene di tutti. Lottare per non fare morire un bimbo ogni 30 secondi a causa della fame, mentre noi europei gozzovigliavamo nelle nostre ricchezze, è stata una grossa battaglia radicale, come tante altre. Non ho mai saputo quanti bambini siamo riusciti a salvare spingendo i governanti ad agire: ma come dice il Talmud - chiunque salva una vita salva il mondo intero. Purtroppo, da allora gli stati ricchi non hanno cambiato molto le loro politiche verso l'Africa ed altri luoghi del terzo e quarto mondo. Paesi evidentemente più utili per l'economia basata sulla produzione di armi e bellica in generale. La battaglia contro la fame continua.

Basterebbero i referendum a favore dell'aborto o del divorzio e sarebbe sufficiente avere memoria, per rendersi conto di quanto lo spirito radicale del "prevenire per non curare", ha reso responsabili molti governi occidentali. Votare "a favore di" qualcosa, non significa obbligare qualcuno a fare od utilizzare, mentre varare delle leggi contrarie a qualcosa, dimostra automaticamente il voler togliere ad alcuni la libera scelta, reprimere, condannare. Posso capire solo le negazioni atte a difendere i valori fondamentali di una democrazia ed a rispetto del valore dell'individuo. Negare qualcosa a qualcuno, semplicemente perché non lo si condivide, è aberrante. Viva il libero arbitrio, purché non nuoca il prossimo. E' troppo forte il valore della libertà (con le sue innumerevoli specificità). Lottare contro la fame, combattere contro le impiccagioni, gli omicidi legalizzati da alcuni stati. E' incredibile che nel 2011 ci si debba ancora confrontare contro tutto questo.

##autore

L'Italia non ha bisogno di un ponte sullo stretto. Non lo vogliono coloro che a Messina vivono nelle baracche costruite dopo il terremoto del 1906. Non servono nemmeno le centrali nucleari per tutto il sole che lo irradia. Mentre scrivo in Francia a 242 km da Ventimiglia, è andato a fuoco un centro nucleare creando paura nel vecchio continente. Oltretutto l'Italia è anche soggetta a movimenti tellurici e a varie forme di terrorismo: immaginatevi il ponte o delle centrali presi d'assalto.

La scelta nucleare fu già respinta in forma referendaria dal popolo italiano, nel novembre 1987 Il paese delle contraddizioni "in nome di".

Si dice di no alla liberalizzazione dello spinello, mentre non demordono le vendite legalizzate di sigarette e soprattutto di alcol; non è ancora libero decidere di chi innamorarsi, con chi passare la propria vita. Si preferisce far morire di fame dei bambini piuttosto che farli crescere con chi li amerebbe. Questo perché è contro certa morale, perché secondo alcuni, un essere deve essere giudicato non per quello che è nei confronti degli altri, ma unicamente secondo i suoi desideri sessuali, nonostante siano consenzienti e spinti dal cuore. La casa del Signore deve chiudere ad una certa ora per evitare i furti sacrileghi e temo che lasci qualcuno fuori. La religione è devastata e derisa dalla politica. Il Signore è di sinistra, di centro e di destra nello stesso tempo ed in egual modo lotta con e contro tutti.. Ogni Onorevole reputa che la propria conduzione terrena sia quella dettata dall'Alto. Intanto solo i radicali lottano affinché i privilegi di questi non debbano più gravare sul popolo italiano. Sono gli unici a combattere per la laicità dello Stato. Laicità non significa repressione delle religioni, ma il loro rispetto senza distinzione. Sono anche coloro che - non cedendo alla forza ed al valore del petrolio - si schierano affinché Israele entri nell'Unione Europea. Lo stato asiatico infatti è l'unico con governo democratico e cultura europea, nonostante resista sin dal suo primo giorno di vita (nell'epoca moderna), alle minacce dei confinanti stati dittatoriali governati spesso da barbare leggi medioevali. D'altronde le sue squadre sportive gareggiano da tempo nei campionati europei.

Nutro ancora un forte attaccamento agli ideali radicali. E' stato sempre così, pur non avendo condiviso continuamente il voto con i "compagni". Non ho aderito anni or sono alla scelta di far parte di uno schieramento di centrodestra, pur avendo in parte capito questa drastica decisione; ma non potrei accettare oggi se ci si schierasse con una strana sinistra che per far vincere la pace eliminerebbe uno stato intero. Il popolo radicale non è fatto per seguire i partiti o le coalizioni. deve recepire solo una propria logica e schierarsi razionalmente in favore di un'azione positiva per il paese e i suoi cittadini. Certo, poi capita che qualcuno ne prende le idee, elogiandosene poi come fossero sue. Ma per i radicali è il risultato di tutti che conta. La coalizione di largo spettro invocata oggi da molti politici, se non altro per portare delle reali riforme, dovrebbe averli come nucleo centrale. Sono da sempre e rimangono gli unici liberaldemocraticorepubblicani.

All'avanguardia da sempre non solo politicamente ma anche nella tecnologia, i radicali continuano a rappresentare un fulcro di idee e di innovazione. Gran parte della libertà di cui godiamo è merito di chi è da sempre deriso, tradito, emarginato, ma ha sempre tentato di sedersi ad un tavolo per instaurare delle trattative con ogni altra forza politica. Costituiscono, tassello dopo tassello, il vero sostegno della libertà e della democrazia.
 

da L'Opinione delle Libertà

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