Direttore Valter Vecellio. 39 weeks 1 day ago

PD-processo radicali: si avrà la conferma che i radicali non sono dei Josef K. che si lascia sgozzare “come un cane”

Per Andrea Sarubbi, parlamentare del Partito Democratico con alla spalle una certa notorietà per via della conduzione di “Jubilaeum” alla “Radio Vaticana e per aver sostituito Lorena Bianchetti nel programma settimanale “Giubileo del 2000”, "Adesso basta, con i radicali dobbiamo fare i conti"; e questi conti vanno fatti perché "è' scandaloso e inaccettabile che i radicali, eletti nel Pd e membri del nostro gruppo parlamentare, non votino una nostra mozione".
Per Rosy Bindi quello dei deputati radicali è “un comportamento inqualificabile. Il gruppo e il partito ne traggano nel conseguenze”. Per Dario Franceschini “incomprensibile e intollerabile”. Per Roberto Giachetti “una scelta sbagliata, grave e incomprensibile. Metodo inaccettabile. Mezz’ora prima la Bernardini non mi ha voluto comunicare il loro voto. Questo è grave”. Antonello Soro dichiara che “in un momento politico così cruciale non ci si astiene dal voto. Questa era una mozione presentata dall’opposizione, cosa c’entra l’amnistia con il ministro Romano indagato per fatti gravi?”. Michele Ventura dice che “il vaso era già colmo da tempo che non è la prima volta, ma stavolta hanno compiuto un gesto intollerabile e nel partito c’è una insofferenza diffusa perché questa scelta non c’entra niente con l’amnistia”. Il corsivista principe di “Europa” tenta uno sberleffo e siccome non si può credere che non abbia capito, è evidente che cerca di non far capire i suoi lettori: “I radicali stavolta non li capisco. Se il problema per loro è l’affollamento delle carceri, era Papa che dovevano salvare, non Romano”.

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Ci si può fermare qui. E provare a spiegare quello che è di accecante evidenza, e solo chi, come i compagni del Partito Democratico, sembrano non voler vedere perché hanno deciso che la loro politica è quella delle tre scimmiotte: non vedono, non sentono, non parlano. Trascuriamo il non trascurabile fatto che se anche i sei deputati radicali avessero votato in conformità con l’opposizione il risultato non sarebbe cambiato, perché i voti son quelli e non sono soggetti agli umori di Bindi o Franceschini; trascuriamo anche il non trascurabile fatto che se si invoca collegialità, collegiali occorre essere: di quella mozione sono stati informati i parlamentari radicali? Se ne è discusso con loro? E dunque, per dirla alla Bersani, non è stravagante questo voler la botte piena e la moglie ubriaca? Ma andiamo alla carne della questione.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenuto a luglio a un prestigioso convegno al Senato, su Giustizia e carcere, ha detto parole chiare, inequivocabili. Chi vuole leggerselo o rileggerselo, non ha che da andare nel sito del Quirinale, o sfogliare le pagine di “Notizie Radicali”, o fare una ricerca nel sito di “Radio Radicale”. Un intervento per vibrante qualità e sostanza più unico che raro. Ebbene: non riuscireste a trovarlo su “L’Unità”, e neppure su “Europa”, eppure era disponibile il giorno stesso in cui è stato pronunciato. Il servizio pubblico radiotelevisivo ha dedicato a quell’evento stiracchiati resoconti, niente di paragonabile a quello che in altre occasioni e situazioni si riserva.
Il centro d’ascolto radicale ha, qualche giorno fa, fornito una documentazione dello stato dell’informazione in Italia che può essere definito in un solo modo: terrificante. Anche questa documentazione è accessibile, facilmente reperibile nei siti radicali. Scivolata via, con una scrollata di spalle.
Emma Bonino l’altro giorno al Senato, ha implorato i suoi colleghi di votare non l’amnistia, non le proposte sulla giustizia dei radicali, ma il dispositivo che mirava solo ad attivare nel sistema radiotelevisivo un grande dibattito sul tema che li aveva visti riuniti per due giorni, e poter discutere, confrontarsi e far conoscere al paese le proposte e le soluzioni offerte. E’ stato respinto, con voto unanime. Il Governo, il centro-destra, ma anche il PD e l’IDV; e non si sono sentite sdegnate, veementi, irritate prese di posizione di Bindi e di Franceschini, di Giachetti e Sarubbi, di Ventura e di Robin…
Ora si apprende che subito dopo l’iniziativa radicale, accigliati e cupi, i dirigenti del PD si sono riuniti, e ora si preparano al “processo”. Bene.
Magari sarà anche l’occasione e si avrà anche la possibilità per non smarrire la memoria: di come questo Partito Democratico ha sistematicamente, pervicacemente, trattato come dei paria i radicali: quando ritennero inaccettabile un accordo sul nome di Luca Coscioni, ricordate? Quando non vollero nelle loro liste Marco Pannella e Sergio D’Elia, ricordate? Quando operarono per impedire una presenza radicale al Parlamento Europeo, ricordate? Del dire e del fare dei Massimo D’Alema e dei Walter Veltroni, dei patti scellerati, sottobanco e al buio, quelli sì, con Berlusconi…Un bel dibattito, sì, un bel confronto sulla natura stessa del Partito Democratico, e sulla “democratica” concezione che ne hanno i suoi esponenti, alcuni dei quali hanno già detto forse assai più di quanto forse non volevano dire: quel “il gruppo e il partito ne traggano le conseguenze” di Rosy Bindi è una promessa, un monito per il futuro più che per il presente. E’ masochismo suicida.
Dunque, il “processo”. Avranno modo di constatare, avranno ancora una volta la conferma che aveva visto giusto, ed era esatta definizione quella di Pierluigi Bersani,m quando parlò di “radicali non biodegradabili”; avranno modo di constatare, avranno ancora una volta la conferma che i radicali non sono dei Josef K. che resosi conto la condanna è già stata pronunziata, allora si arrende, e quasi affretta la fine dell’incubo lasciandosi sgozzare “come un cane”.
 

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