Direttore Valter Vecellio. 1 year 39 weeks ago
Sergio Angeli

Churchill. Il sistema e il personaggio

Su “Notizie Radicali” di venerdì 20 aprile abbiamo riprodotto un articolo di Ernesto Rossi, pubblicato sul n.2 del 30 gennaio 1965 de “L’Astrolabio”, la rivista che Rossi aveva fondato assieme a Ferruccio Parri tre anni prima, dopo la sua rottura con Mario Pannunzio e l’uscita da “Il Mondo”. L’articolo di Rossi veniva così presentato: “Nel coro degli articoli celebrativi che tutta la stampa dedica in questi giorni al grande statista scomparso, Ernesto Rossi, com’è suo costume introduce una voce di dissenso: Churchill non può essere paragonato né a Garibaldi né a Gladstone; va, piuttosto, messo al fianco di Cromwell e di Bismark; è stato un grande uomo di stato, non un “eroe della libertà”. Nel fascicolo n.3 di “L’Astrolabio”, del 15 febbraio 1965, replicava, con una “Lettera al direttore” uno dei principali collaboratori della rivista, Max Salvatori. Sempre su “L’Astrolabio” del 15 marzo 1965 (n.5), è intervenuto Sergio Angeli.

Il dibattito sulla figura di Churchill, suscitato per merito e occasione di uno scritto, su queste colonne, di Ernesto Rossi, ha dato luogo a una questione elegante. Rossi, è stato obiettato, mentre crede di delineare un Churchill “fuori mito”, in realtà prevarica, perché ottiene il personaggio sottraendolo al “sistema” di civiltà in cui ebbe a operare. Era questo il sistema democratico inglese, e Churchill accettò comunque, anche se contro il suo temperamento, di conformarvi la sua linea d’azione: checché facesse, rispettò sempre il diritto dell dissenziente e dell’oppositore. Fu dunque il sistema, nel suo intrinseco valore, a regolare il “negativo” dela sua finitezza di politico, e a restituirgli in ogni modo un “valore”.

L’obiezione riapre, da un altro versante il discorso intorno al nesso uomo-sistema. Supponiamo che chi richiama un biografo alla norma di questa relazione, ammetta che il sistema condizioni e non ne sia quindi determinato. Pertanto, chi difende quella visione del rapporto di Churchill col “sistema” inglese forse d’accordo con Togliatti (e con ultimo Krusciov) nel sostenere che il dispotismo staliniano non impedì, anche se dovette per alcuni casi pregiudicarla, l’evoluzione del sistema socialista in URSS; che non bastò la propensione mondana di Alessandro VI, per esempio, a dissacrare la missione della Chiesa.

Tuttavia non saremmo sorpresi se i critici della posizione di Rossi non accettassero affatto l’analogia qui richiamata. Potrebbero invece sostenere che, al contrario, il sistema comunista, anziché “salvare” l’URSS dallo stalinismo, vi fu implicato e travolto; o che la Chiesa cominciò a manifestare nel naturalismo di quel Pontefice, un certo esaurimento di vocazione religiosa, che la Controriforma poté, pur altrimenti, confermare. Respingeremo, per questa polivalenza, il valore del nesso “personalità-sistema”?

Non credo sia serio ricusare questo criterio di “ponderazione” del “grande uomo” nel suo momento storico; è un criterio giusto, inevitabile; solo meno semplice, nell’applicazione, di quanto una prima definizione può far credere. Essa infatti diviene deformante appena si conferisca al “sistema” una sua operatività obbiettiva, sacramentale, che redime e accusa, a seconda della mitizzazione nel bene e nel male che intendiamo farne. E’ vero invece che un sistema giustifica o accusa, legittimamente, a seconda del momento storico del suo sviluppo che adottiamo come unità di misura. In questo senso mi pare di poter citare come una giusta rettifica storiografica, la nota di Franco Ravà su “Il Ponte” di marzo dal titolo: “Churchill senza mito”.

Se noi adottiamo come modello integratore del “negativo in Churchill, accantonandone però il momento nazionalistico e conservatore, il sistema della democrazia inglese, non c’è dubbio che essa “redime” l’uomo Churchill dai limiti assegnatigli da Rossi, e contestati, ad esempio, da Max Salvadori. Se però ne assumiamo esplicitamente la tappa o la versione laburista della civiltà, in cui continuò pure a battersi Churchill, allora non c’è dubbio che il “sistema” democratico inglese accusa anche più profondamente i limiti segnati, con qualche esasperazione da Rossi. Si dice che questi abbia “astratto” il suo Churchill dal “sistema”; ma forse è vera un’altra cosa: lo ha riferito a un’immagine “ulteriore” rispetto all’“era” Churchill del sistema stesso, una immagine che tende alla democrazia socialista come orientamento interno e internazionale: è dunque questa “storicizzazione” del sistema che, demitizzandolo, squalifica gli atteggiamenti agiografici verso Churchill. Questa assunzione di un momento ulteriore è legittima? Sì, in quanto commisura Churchill non ai dati, ma agli sviluppi della situazione in cui egli operò.

E come la metteremo nel rapporto Stalin-sistema sovietico? Quelli che usano a loro volta il “modello” sovietico per “ridurre” la portata del dispotismo staliniano parlano anch’essi probabilmente dal punto di vista di sviluppi posteriori allo stalinismo, quindi di un momento storico ulteriore del “processo” socialista; ma senza darlo lo anticipano a momento a lui contemporaneo, per timore che gli avversari del socialismo vogliano buttare via, tutto insieme, un tipo di civiltà e il più “grosso” dei suoi esperimenti. Ma tale anticipazione, è un atto di atemporalizzazione, e questo è appunto il procedimento, con il quale si assume come “modello” una esperienza storica.
 

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