Direttore Valter Vecellio. 48 weeks 2 days ago

L’articolo 104 e la magistratura 2)

Le paure dei conformisti

Ora, a distanza di appena dieci anni dalla caduta della dittatura, quando si ricordino le fervide discussioni del 1944 e del 1945 su questi argomenti e si confrontino quegli scritti e quei dibattiti con la maggior parte degli attuali, si è costretti a riconoscere che il tono è profondamente mutato. Oggi si preferisce, per prudenza, parlare di “indipendenza” della magistratura piuttosto che della sua “autonomia”, quasi che quest’ultimo termine possa urtare e provocare reazioni. Ma dieci anni or sono non si avevano esitazioni di questo genere; e non solo si parlava senza timidezze di “autonomia” ma si postulava addirittura la sovranità del potere giudiziario. E sebbene si fosse consapevoli dell’errore contenuto in questo termine, concordemente chiarito dai nostri più illustri costituzionalisti, tuttavia lo si usava volentieri, perché si era certi che non avrebbe potuto determinare reazioni.

Ben altro è il linguaggio attuale, e quando l’ascolto mi sento cadere le braccia. Bisogna essere cauti, si dice, bisogna procedere con ogni prudenza. Bisogna stare attenti che la creazione del Consiglio superiore non finisca col creare “uno Stato nello Stato”! Queste parole non le invento io: le ha dette al Senato un ministro di Grazia e Giustizia, e precisapente l’on.Piccioni nel discorso del 24 giugno 1950.

Ma ho inteso ben altro. Che cosa vi proponete di fare – ci si è detto – con questo Consiglio superiore della magistratura, sottratto al controllo di tutti gli altri organi dello Stato? Volete creare la casta chiusa dei magistrati? Volete stabilire un regime di mandarinato? Volete imporre al paese un pauroso salto nel buio? Anche queste parole non sono state inventate da me: sono apparse sui più autorevoli organi di stampa, per esempio sul “Corriere della Sera”.

Che cosa è dunque successo? Abbiamo dimenticata l’epoca in cui le circolari del ministro indicavano ai giudici il modo di decidere le singole controversie? Ci siamo dimenticati, per esempio, della circolare Grandi sui reati annonari, che finiva col vietare ai giudici l’applicazione di un istituto non ancora abrogato dai codici? “Tenete ben fermo – finiva quella circolare – che la sospensione condizionale della pena non deve essere concessa”! Ci siamo forse dimenticati delle ispezioni disposte dal ministro per accertare in che modo ciascun giudice avesse votato nel segreto della camera di consiglio?

Sembra impossibile. Fatti e sistemi di questo genere non possono essere cauti così rapidamente dalla memoria degli italiani! Vediamo, dunque, di renderci conto delle ragioni di questo mutamento di opinione dei ceti politici dominanti, e di accertare se esso denunci veramente un nostro errore, e la necessità di mutare la strada prescelta.

2) Segue
 

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