Direttore Valter Vecellio. 3 weeks 6 days ago
Achille Battaglia

L’articolo 104 e la magistratura 3)

Ragioni del mutamento di opinioni

Innanzi tutto, dobbiamo riconoscere che si sono andati rapidamente esaurendo le nostre capacità e i nostri sforzi di rinnovamento. E’ caduto, in noi, quello spirito risorgimentale con cui, dopo la Resistenza e la Liberazione, avevamo affrontato il grande compito di costruire un nuovo Stato che fosse, finalmente, “lo Stato per gli italiani”. La ragione per cui, a distanza di sei anni dalla sua entrata in vigore, la Costituzione repubblicana è quasi completamente inattuata, consiste proprio in questa caduta delle nostre energie rinnovatrici.

In secondo luogo, dopo il crollo della dittatura, e prima del nuovo assetto costituzionale, si è verificata una resistenza della magistratura alle esigenze sanzionatrici ed epuratrici dei ceti politici dominanti, che è stata giudicata indebita ed esorbitante. E quando, poi, cadde la monarchia e fu creata la Repubblica, sembrò addirittura che la magistratura aderisse malvolentieri al nuovo assetto costituzionale dello Stato. Su fatti di questo genere il nostro giudizio rischia di essere appassionato e affrettato. E’ certo, tuttavia, che un grande numero di italiani non ha ancora dimenticato le esitazioni della Cassazione nella proclamazione dei risultati del referendum, né gli episodi verificatisi alla inaugurazione dell’anno giuridico 1947. Quando il procuratore generale della suprema Corte non credette di dover ricordare, tra i fatti degni di nota dell’anno precedente, il grande fatto giuridico del mutamento costituzionale – e spinse la propria indifferenza fino al punto di non rivolgere un saluto al Capo dello Stato che, per la prima volta, si recava al Palazzo di Giustizia a rendere omaggio alla magistratura (qa quella stessa magistratura che altra volta era stata condotta a palazzo Venezia, ad umiliarsi, non al Capo dello Stato, ma al capo del potere esecutivo!) – all’ora l’opinione dei ceti politici che avevano fatto la Repubblica fu messa naturalmente in diffidenza e in allarme.

In terzo luogo, la nostra ripresa liberale e democratica è avvenuta in modo tumultuoso, se non addirittura rivoluzionario, ed è stata naturalmente caratterizzata da clamorosi episodi di esorbitanza e di sconfinamento dei vari poteri. Potrebbero facilmente citarsi più casi in cui la magistratura, sconfinando dal proprio campo, ha cercato di annullare o di eludere decisioni giurisdizionali, ovvero ha preteso sostituirsi ai magistrati con una interpretazione di autorità cui non era affatto legittimato. I due fenomeni, anzi, si sono presentati raramente isolati, quasi che l’uno dipendesse dall’altro: ed in realtà dipendevano entrambi da una sola causa naturale, che non è difficile identificare.

Il legislatore – ha scritto altra volta – tende naturalmente ad innovare. E’ questa, anzi, la sua funzione precipua, per adeguare il diritto codificato con il diritto che si fa. Ma il giudice vuole quasi sempre conservare. “Gli uomini che fecero della legge oggetto dei loro studi – scriveva ancora il Tocqueville – hanno contratto dal loro lavoro una certa abitudine all’ordine, un certo attaccamento alle forme, una certa propensione istintiva alla continuazione generale delle idee che vale a renderli naturalmente avversi ad ogni spirito rivoluzionario. Hanno ideali e costumi aristocratici: e in una società ove occupino il posto elevato che loro si addice, le loro tendenze saranno conservatrici e antidemocratiche”. Nei periodi rivoluzionari, poi, quando la nuova legge urta ed offende di più lo spirito conservatore del giudice, questi più facilmente reagisce, tentando interpretazioni che la modifichino, e che la rendano più simile all’antica; mentre, a sua volta, contro questa esorbitanza del giudice reagisce facilmente il legislatore, ed esorbita, a sua volta, su un terreno che non gli appartiene.

Era dunque naturale che nei primi anni del nuovo assetto costituzionale si verificassero contrasti e conflitti di questo genere; ed era anche naturale che essi aumentassero le diffidenze e moltiplicassero gli allarmi. Ma se ciò spiega il mutato atteggiamento di opinione dei ceti politici della nuova democrazia, non può certo affermarsi che lo giustifichi. I contrasti, i conflitti, le reciproche reazioni tra i vari poteri, durante periodi eccezionali di storia, sono necessariamente legati alla loro tumultuosità, e non possono essere presi a misura dei tempi ordinari.

Ma, soprattutto, episodi di questo genere non modificano i termini essenziali del problema e, a ben guardare, neppure lo scalfiscono.

3) Segue
    

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