Direttore Valter Vecellio. 1 year 4 weeks ago

L’articolo 104 e la magistratura 4)

I veri termini del problema

Si vuole o non si vuole l’indipendenza del giudice nella attuazione della legge e nella decisione delle singole controversie? Se la si vuole, bisogna volere, insieme, l’indipendenza e l’autonomia dell’ordinamento giudiziario. Bisogna consentire, cioè, che le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti dei giudici, le loro promozioni, e le decisioni sui provvedimenti disciplinari che li riguardano, non restino nelle mani del governo o del ministro, ma passino in quelle dello stesso ordine giudiziario. Da lungo tempo, ormai, governanti si sono accorti che per ottenere dai giudici sentenze di favore, non è più necessario imprigionarli o costringerli; basta corromperli. E non esiste un mezzo di corruzione del giudice più efficace di quello che pone nelle mani dei governanti la facoltà di promuoverli e di punirli.

È ben vero che il magistrato, nel momento in cui giudica, è l’organo di una funziona sovrana, e non riceve ordini da nessuno. Ma è anche vero che per esercitare quella funzione egli viene assunto in qualità di impiegato, con un rapporto di lavoro retribuito a stipendio, che aumenta in dipendenza della carriera e delle promozioni.

Quale organo della funzione sovrana – ha ricordato recentemente Piero Calamandrei, - il giudice è svincolato da ogni subordinazione; quale funzionario, è legato al rapporto di impiego e alla disciplina dell’Amministrazione che fa capo al ministro. Se questi “gli fa discretamente intendere che dal modo con cui giudicherà un certo processo può dipendere una promozione o un incarico ambito, o un temuto trasferimento, ecco che, per questa via, nella coscienza del giudice torneranno ad affacciarsi tutti gli stimoli perturbatori di ordine privato ai quali non può rimanere insensibile l’impiegato che pensa al suo stipendio e ai figli da mantenere agli studi”. In questa situazione di cose, l’assoggettamento del giudice al Potere diviene altrettanto completo di quello di ogni altro impiegato. La sua corruzione è meno drammatica, e talvolta non è nemmeno avvertita nele coscienze che si piegano facilmente al conformismo. Ma il danno di questo facile conformismo, che non rifiuta al Potere le sentenze desiderate, è anche più grave, perché non colpisce un singolo individuo, ma l’intero ordine giudiziario.


 


 

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