Direttore Valter Vecellio. 3 weeks 6 days ago
Achille Battaglia

L’articolo 104 e la magistratura 6)

La serie degli “insabbiamenti”

Allora un parlamentare, particolarmente sensibile ai problemi della giustizia e della libertà, e che ha sempre combattuto intrepidamente per essi – l’on.Giovanni Conti –, constatato l’insabbiamento dei progetti ufficiali, stralciò dai lavori del Centro giudiziario i pochi articoli riguardanti il Consiglio superiore della magistratura e presentò al Senato un progetto di iniziativa parlamentare che assunse, appunto, il nome i progetto Conti. Ma anch’esso giacque a lungo negli uffici del Senato, e quando il Parlamento fu trascinato nella tremenda contesa sull’ultima legge elettorale, che ha arrecato alla democrazia i danni peggiori, anch’esso si insabbiò.

Intanto, l’Associazione dei magistrati d’Italia intensificava la propria azione per l’attuazione della riforma. Ed ecco che il 24 giugno 1950 si presentò al Senato il Guardasigilli on.Piccioni, e dichiarò che la questione non era ancora matura e si doveva ancora “meditare su di essa”. Fu allora che parlò, come ho già detto, delle cautele necessarie per evitare che il potere giudiziario venisse a costituire “uno Stato nello Stato”. Francamente, non si possono perdonare espressioni di questo genere. Innanzi tutto, non c’è proprio niente da meditare: c’è un comando costituzionale da eseguire. In secondo luogo, sembra che due anni di meditazione sul modo di eseguire un ordine possano essere sufficienti! In terzo luogo, i progetti di legge già noti al ministro non erano stati elaborati da…scavezzacolli. Non c’era pericolo di salti nel buio. Si poteva concedere facilmente – mi sembra – che uomini come Orlando, De Nicola, Ruini, Battaglini, Ferrara, ecc. non fossero acrobati amanti dei salti e, soprattutto, dei salti nel buio. La verità è che sotto il pretesto della necessaria meditazione si nascondeva il desiderio di sottrarsi all’attuazione dei comandi costituzionali.

Nell’anno successivo si svolse il Congresso dei magistrati di Venezia con la vigorosa presa di posizione che tutti ricordano. In segno di protesta contro l’insabbiamento delle riforme, il Consiglio direttivo dell’Associazione dei magistrati d’Italia si dichiarò dimissionario. Allora il ministro Zoli si impegnò formalmente a presentare, prima al governo e poi al Parlamento, un progetto per la creazione del Consiglio superiore della magistratura.

Eravamo giunti, ormai, al primo semestre del 1952; e finalmente i giornali dettero notizia che il Consiglio dei ministri era stato convocato per esaminare due distinti progetti di legge: sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, e sulla costituzione del Consiglio superiore della magistratura. Sul loro contenuto venne conservato il massimo segreto, né gli organi della magistratura o del Foro riuscirono ad avere notizie di sorta, finché non si venne a conoscere che il Consiglio dei ministri, anziché approvare la presentazione dei progetti al Parlamento, aveva nominato una Commissione interministeriale, per esaminarli daccapo.
In verità, si trattava di progetti di legge insufficienti e, a mio avviso, incostituzionali: e poiché è stato possibile, ormai, ottenere su di essi varie indiscrezioni, costerà poca fatica convincersene. Fu anche per questo, probabilmente, che il Comitato interministeriale non condusse a termine i suoi lavori; e con lo scioglimento delle Camere e le nuove elezioni, non si è più parlato della riforma Zoli.

6) Segue
 

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