Direttore Valter Vecellio. 1 year 4 weeks ago

L'articolo 104 e la magistratura 9)

I rapporti col Ministro della Giustizia

Ho già detto che il problema di maggior interesse concerne i rapporti tra Consiglio superiore e ministro della Giustizia. Ma, anche qui, la Costituzione dispone in modo tassativo e non c’è che da attuarne i comandi.

Dice l’art.107: “Il ministro ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare”. Essa si svolge, come ho detto, in seno al Consiglio superiore, il quale ne decide. Ma è evidente che il diritto del ministro a promuoverla è già sufficiente ad eliminare la maggior parte delle perplessità di questi ultimi tempi. Si deve anzi aggiungere che questo diritto del ministro non deve essere esclusivo, ma deve essere condiviso da altri organi dello stesso potere giudiziario; il Consiglio superiore, per esempio, o i consigli giudiziari presso le Corti d’Appello o gli altri organi che il nuovo ordinamento vorrà stabilire. Se così non fosse, si consumerebbe un grave attentato proprio contro quell’autonomia della magistratura che si vuole garantire. E ciò non era stato inteso dal progetto di legge Zoli che riservava in esclusiva al ministro il promuovimento dell’azione disciplinare.

Dice poi l’art.110: “Spettano al ministro della Giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”. Si racconta, a questo proposito, che un nostro Guardasigilli si sia inteso diminuito dalla norma, ed abbia esclamato: “Io non intendo divenire il ministro delle carceri e delle cancellerie”. Mi sia consentito replicare che la frase è piuttosto sciocca. Innanzitutto, il diritto di promuovere l’azione disciplinare sui magistrati; quello di segnalare al Consiglio superiore “le esigenze obbiettive della amministrazione della giustizia, avanzando proposte concrete in proposito”; il compito di elaborare (meglio di quanto non si faccia attualmente!) i progetti di legge del dicastero della Giustizia, e quello di portare il contribuito di una specifica competenza alla preparazione dei progetti di legge degli altri dicasteri: tutto questo costituisce un insieme di funzioni e di responsabilità che nessun ministro può considerare al di sotto di sé. In secondo luogo, l’organizzazione e il funzionamento dei servizi non si esaurisce in questioni di carceri e di cancellerie: e se anche ciò fosse, non sarebbe mai troppo poco. L’attuale Guardasigilli onorevole De Pietro, dimostrando viva sensibilità ai problemi fondamentali del suo dicastero, ha inteso il bisogno di emanare due circolari non appena assunto al governo: la prima di esse riguardava le carceri, la seconda riguardava il funzionamento dei servizi di polizia giudiziaria. Si tratta forse di argomenti così modesti da umiliare il ministro che se ne occupi? Dalla polizia giudiziaria dipende gran parte dell’attuazione della legge penale; dalla migliore organizzazione delle carceri dipende la più alta funzione che possa essere affidata ad un uomo, quella della “rieducazione del condannato” che, ai sensi dell’art.27 della Costituzione, deve ormai considerarsi scopo esclusivo della pena. Chi può, in sua coscienza, ritenersi al di sopra di compiti del genere?

Ad ogni modo, non si può andare più oltre. Se al ministro della Giustizia – e cioè ad un organo che più volte, durante i lavori della Costituente, si progettò di sopprimere – si attribuissero altri poteri sui magistrati, non si obbedirebbe alla volontà costituzionale proprio per questo. Oltre a riservare in esclusiva al ministro l’azione disciplinare, quel progetto disponeva che tutti i provvedimenti del Consiglio superiore dovessero essere presi “su proposta” ovvero “su richiesta” del ministro; e aggiungeva, infine, che il Consiglio superiore “ha sempre l’obbligo di sentire il ministro prima di deliberare”. Nossignore! Queste disposizioni contrastano con la volontà della Costituzione, la quale escluse ogni partecipazione del ministro ai lavori del Consiglio superiore, anche quale organo consultivo. Impedendo poi, ogni iniziativa autonoma dello stesso Consiglio, eludono e rendono vane le stesse ragioni a cui esso è ordinato.

Speriamo che il progetto De Pietro non segua, su questa materia, le orme del progetto Zoli. Esso non giungerebbe in porto, non tanto per le giuste resistenze della Curia e del Foro, quanto perché sarebbe un progetto di modifica costituzionale. E, a prescindere dalla questione delle maggioranze, tutti dobbiamo sentire il dovere di cominciare ad attuare la Costituzione prima di modificarla, e non possiamo tollerare che essa sia modificata prima ancora che venga attuata.

9) Segue
 

Notizie Radicali: il giornale telematico di Radicali Italiani - Direttore: Valter Vecellio
Team: Simone Sapienza, Maria Veronica Murrone
Sito web: Mihai Romanciuc
Vuoi collaborare? Scrivi a notizie.radicali.it@gmail.com