Direttore Valter Vecellio. 39 weeks 1 day ago

L'articolo 104 e la magistratura 11)

Ordine giudiziario e “ministeriali”

La questione è stata proposta e risolta dal Centro giudiziario con questa osservazione: che siccome la garanzia costituzionale di indipendenza dell’ordine è diretta soltanto a garantire la indipendenza delle funzioni effettivamente esercitate, l’ordine giudiziario deve considerarsi composto dei soli magistrati ordinari in attività di funzioni giudicanti o requirenti. Da questa definizione derivano due importanti conseguenze:

1) Fanno parte dell’ordine giudiziario, e sono quindi elettori ed eleggibili al Consiglio superiore, tutti i funzionari del PM in attività di funzioni requirenti.
2) Non fanno parte dell’ordine giudiziario i magistrati applicati ai ministeri, o ad altri uffici amministrativi, anche se non siano posti fuori ruolo.

Ritengo opportuno far notare che il progetto Zoli non solo non concordava in questa necessità di escludere i “ministeriali” dal Consiglio superiore, ma anzi faceva obbligo di eleggere un buon numero di essi, istituendo un apposito collegio loro riserbato! La proposta è chiaramente inaccettabile. L’intervento dei ministeriali nel Consiglio superiore può rappresentare addirittura il cavallo di Troia della sua indipendenza. Ma, a prescindere da ciò, è bene dire qualcosa su questa applicazione di giudici a funzioni meramente amministrative. Per l’ampiezza con cui si sta verificando, essa è ormai divenuta abusiva e illegale anche nei confronti dell’ordinamento giudiziario fascista del 1941. La prassi non può essere continuata. In generale, questi giudici vengono posti fuori ruolo; ma, data la loro vicinanza al Potere, essi si avvantaggiavano facilmente nella carriera, di fronte ai meno fortunati colleghi che continuano ad amministrare la giustizia. Ed ecco che, dopo parecchi anni trascorsi nell’espletamento di pratiche amministrative che non hanno mai impegnato la loro coscienza nella terribile responsabilità della sentenza, li vediamo spesso comparire sui più alti seggi giurisdizionali, cui non possono portare che le loro abitudini di burocrati distaccati dalla routine. E’ questo un abuso che deve cessare. Se qualche magistrato preferisce alla funzione del giudice quella del burocrate, non v’è ragione per cui debba continuare a far parte dell’organico dell’ordine giudiziario e non venga assunto in quelli dell’amministrazione, in modo da ottenerne i vantaggi e gli svantaggi relativi.

Anche qui un comando costituzionale chiede di abolire le promozioni, secondo il sistema inglese, e di liberare il giudice da tutte le preoccupazioni della carriera. E soltanto quando il magistrato sarà liberato da questa preoccupazione – che diviene assillante nel periodo degli scrutini – sarà assicurato al paese un giudice veramente indipendente. Con il Consiglio superiore lo avremo sottratto alla soggezione e all’ossequio verso il ministro: ma non avremo ancora eliminata la sua soggezione verso i superiori gerarchici destinati a vagliare i suoi titoli alla promozione. Da ciò nasce facilmente quel conformismo di classe che è più grave nei magistrati che in ogni altra categoria di funzionari.

A mio avviso, il maggior pericolo che ci minacci è quello che i nostri magistrati divengano sempre più burocrati e sempre meno giudici. Liberandoli da oni preoccupazione di carriera, li libereremo da ogni stimolo al conformismo; anche al conformismo giuridico. E ciò che sarà perduto nella uniformità dell’interpretazione della legge,sarà guadagnato dal giudice in equità, cioè in quel suo potere di decidere, con liberale apprezzamento delle circostanze del caso, che nobilita ed eleva la funzione di applicazione della norme astratta al caso concreto appunto perché la rende meno meccanica, meno automatica, meno scientifica – se si vuole – ma più umana e più responsabile.

11) Fine
 

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