Direttore Valter Vecellio. 1 year 4 weeks ago

L’emiro del Qatar ed il vecchio detto ottomano

Nel rompicapo mediorientale c’è un piccolo paese, il Qatar, che sta assumendo un ruolo sempre più importante. La sua politica è complessa e contraddittoria, ma allo stesso tempo affascinante. Per comprendere che cosa si nasconda dietro ai mille veli che celano le intenzioni dell’emiro Hamad bin Khalifa Al Thani ho chiesto un parere a Ehsan Soltani, laureato all’Università Militare Iraniana ed è un ex Pasdaran. Nel 2008 ha lasciato l’Iran per l’Italia. Oggi è un giornalista e un blogger per diversi siti dell’opposizione iraniana.

Come mai uno stato piccolo come il Qatar è riuscito ad assumere un ruolo così importante nella politica mediorientale e africana?
Molti dei principali attori dell’area hanno conflitti interni. L’Iran ha problemi con le sanzioni economiche, la Turchia, pur molto attiva, sta tentando di risolvere il conflitto con la minoranza curda. Anche l’Arabia Saudita ha tenuto un basso profilo perché non vede di buon occhio le rivoluzioni arabe che hanno comportato l’abbattimento di regimi politici, che pur essendo laici, erano delle dittature e la nascita di governi che, pur essendo islamici, prevedono comunque una certa forma di pluralismo. Tutto questo mette a rischio il regime assolutista saudita. Infatti, se da una parte può sembrare che alla famiglia reale saudita, gli Al Saud, possa convenire un’islamizzazione della politica del medio oriente, dall’altra la caduta dei regimi dittatoriali rappresenta un serio pericolo. Il Qatar invece è piccolo, stabile e ricco di petrolio.

L’emiro non teme rivoluzioni interne?
No, gode della stima della popolazione. Inoltre, ha promulgato una costituzione e ha permesso che venissero eletti i sindaci e i rappresentanti delle camere di commercio. Inoltre, anche sul fronte dei media, ha garantito una certa forma di libertà. Per esempio ha finanziato con molti milioni di euro Al jaazera, tv che ha avuto un ruolo importantissimo nelle rivoluzioni arabe.

Il Qatar ospita basi militari americane.
Il paese ospita la più grande base militare americana della regione. Inoltre, ha chiesto a Washington di aumentare il numero dei soldati facendoli venire dalla vicina Arabia Saudita.

Il paese teme per la sua sicurezza?
Si tratta di un piccolo emirato ricco di petrolio e accerchiato da grandi vicini come l’Iran, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. L’emiro ha capito che non potrebbe mai difendersi con le sole armi. Per questo ha deciso di farlo con la diplomazia e finanziando con i soldi del petrolio molti movimenti islamisti in giro per il mondo. Ma l’emirato non si pone su posizioni estremistiche. Anzi, spesso ha politiche contraddittorie e sorprendenti. Per esempio ha aperto un ufficio per i rapporti commerciali con Israele e ha tentato di far spostare la sede di Hamas dalla Siria a Doha. Ancora, ha rapporti sia con Karzai che con i talebani.

Una posizione apparentemente contraddittoria.
C’è un vecchio detto ottomano che dice: si devono avere gli amici vicino e i nemici ancora più vicino. Il significato è che avendo gli avversari vicino li si può controllare meglio. Il Qatar finanza movimenti politici in mezzo mondo islamico per poterli poi influenzare. Questo spiega l’apparente contraddittorietà di un paese alleato degli Usa, che permette l’apertura di uffici commerciali israeliani, che finanzia tv che hanno portato una ventata di libertà nel modo dei media arabi creando, in parte, le premesse per le rivoluzioni arabe, e che allo stesso tempo offre risorse economiche ai Fratelli Musulmani e ai movimenti islamisti di ogni genere.

Il paese finanzia anche scuole e charity islamiche all’estero?
Assolutamente sì, fa parte di quel network dì’influenza che permette al Qatar di aumentare il suo potere.

In quali paesi sono diretti i finanziamenti?
Per esempio in Egitto, in Siria, in Libia e in Mali. Al Cario il Qatar ha finanziato sia i Fratelli Musulmani che i Salafiti. Mentre l’Arabia Saudita, ha finanziato per lo più i Salafiti non avendo buoni rapporti con la fratellanza. Infatti, quest’ultima, ha accettato certe forme parlamentari del potere. Innovazione che fa molta paura ai sauditi che a stento sono riusciti a non cadere nel vortice delle rivoluzioni arabe. Anche la resistenza Libica contro Gheddafi ha ricevuto molti soldi dal Qatar. Perfino in Mali, sia esperti francesi, che i politici locali, hanno denunciato il fiume di denaro proveniente dal piccolo emirato del golfo persico verso gli islamisti. Il Mali è l’unico paese in cui il Qatar si trova in un fronte di guerra dal lato dei nemici degli Stati Uniti. Mentre, in Libia prima e in Siria oggi le posizioni con gli americani sono per ora convergenti. Entrambi hanno finanziato la rivolta che ha portato alla caduta del regime libico e entrambi finanziano l’opposizione al regime baathista siriano. In Afganistan la posizione è più sfumata e il paese intrattiene rapporti sia con il governo che con gli insorti.

Al Jaazera ha avuto un ruolo molto importante nella primavera araba. Il network televisivo è davvero libero o risponde agli interessi dell’emiro?
Entrambe le cose. Per esempio, la rivolta in Bahrein, che in occidente non è stata molto seguita, ha avuto un’ampia copertura. Certo questo è avvenuto anche perché l’emiro del Bahrein è uno stretto alleato dei sauditi quindi la sua caduta può far comodo al Qatar. Anche le rivoluzioni in Egitto, Tunisia, Libia e la guerra in Siria sono state coperte fin dall’inizio. Questo però non accadde con l’onda verde in Iran nel 2009 perché l’emittente non aveva interesse a raccontare quella rivoluzione. Se, infatti, la Persia avesse un governo libero, diventerebbe ancora più potente e questo non converrebbe per nulla al Qatar. La rivolta dei giovani iraniani fu invece seguita dalla televisione Saudita Al Arabia. Questo perché i sauditi non hanno un buon rapporto con gli Iraniani che vedono come un insidioso competitor, per di più sciita, nella regione. Si può quindi dire che sicuramente la nascita di Al Jaazira abbia portato nel mondo arabo una ventata di novità e abbia favorito un miglioramento della libertà di stampa, ma allo stesso tempo la tv risponde anche a quelli che sono gli interessi del Qatar.
 

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