Direttore Valter Vecellio. 1 year 4 weeks ago

Toh! Sembra quasi Giovani XXIII

Oddio, la polemica su papa Francesco si fa rovente, e più lo sarà con l'avvicinarsi della seconda sessione del Sinodo sulla famiglia, ottobre 2015. Uno dei punti scottanti dello scontro è quella che ad alcuni appare la felice "imprevedibilità" di Francesco e che per altri invece è il prodromo di un devastante lassismo teologico ed etico. Non ho alcuna competenza (né voglia) per inserirmi nella polemica.... Però non mi sembra corretto dire che l'azione di papa Bergoglio è "imprevedibile”. A me sembra prevedibilissima. Lo è in quanto è spiazzante, volutamente spiazzante.

Diciamocelo, l'attributo che si attaglia a questo papa è, appunto, "spiazzante". Sembrava volesse offrirci l'immagine di una chiesa ridotta a “ospedale da campo” impegnato a medicarsi delle proprie (ben note) miserie e colpe. Abbiamo dovuto presto ricrederci. Prioritariamente, Francesco non guarda dentro la chiesa; da buon discepolo di Ignazio di Loyola guarda fuori, come nessun altro papa, forse. In prima istanza, l'intervento - pare determinante - nella questione dei rapporti Usa/Cuba è assai più che banalmente spiazzante. Lui non vorrebbe essere definito un politico o un diplomatico - dagli ambienti stampa vaticani l'iniziativa è stata definita come "pastorale" - però Francesco si è collocato al centro dell'attualità geopolitica: se non altro perché, detta a spanne, l'iniziativa è un buon volano alla riscossa elettorale di Obama. In seconda battuta, almeno temporale, davvero "rivoluzionaria" - di riflesso, cito anche io il vaticanista del"Globe", John Allen - è la scelta dei nuovi quindici cardinali. Una scelta che ancor più spinge la chiesa verso quella "fine del mondo" da cui Francesco stesso proviene. Sì, Europa, addio (magari anche con la sua teologia ed ecclesiologia)....

Un librino fresco di stampa, nato dalle cure di un esperto di cose vaticane, Giuseppe Di Leo, "La globalizzazione, le Nazioni e la riforma della Chiesa di Francesco -  Aracne Editore, 61 pag., 6.00 euro", raccoglie un dibattito svoltosi a Radio Radicale tra politici come Fausto Bertinotti e Marco Pannella, il vaticanista del "Foglio" Matteo Matzuzzi, i docenti Giorgio Rebuffa, Agostino Giovagnoli, Ida Nicotra. E l'immagine più calzante che ci viene da queste pagine quella - dovuta allo stesso Bergoglio - di una "chiesa incidentata" che - osserva Giovagnoli - uscendo dallo scontato e inutile "ordine europeo" "va in giro e si espone ai rischi e magari anche agli errori". Bertinotti, misticamente, ritiene che l'atto più sconvolgente del secolo scorso per quella che è "la più storicamente fondata delle istituzioni" resti la rinuncia di Benedetto XVI, l'"uomo nudo che si oppone alle istituzioni, rivelandone la fragilità": una fragilità resa più drammatica in quanto avviene mentre è in corso quello sconvolgimento epocale che è la globalizzazione. Così Matzuzzi può avere buon gioco nel rilevare come, di fronte alla continuità tra i pontificati di Giovanni Paolo II (pastore di una chiesa "militans") e di Benedetto XVI, con Francesco si è di fronte ad una vera "rottura". Secondo questo papa, dice Matzuzzi, "non si può più perdere tempo ad appianare con il dialogo il contrasto tra fede e ragione, ma bisogna dedicare il tempo a curare le ferite della chiesa", e per compiere quest'opera, addirittura, la via migliore da seguire è "la preghiera". La preghiera può efficacemente esprimere, persino meglio della interpretazione che ne dà l'illuminismo, il concetto di "libertà": la preghiera infatti offre al mondo un modello di libertà "oggettiva", quella dell'"uscire di sé". Per incontrare chi? 

Ida Nicotra sembra voglia suggerirci che l'incontro può avvenire nientemeno che con Amartya Sen, l'economista indiano per il quale le risposte da dare alle diverse situazioni, anche le più difficili, devono arrivare da "decisioni assunte in un contesto di di partecipazione": necessaria condizione, interviene Pannella, per reagire allo "stato comatoso dello Stato di diritto in occidente...".  

Sono pungenti osservazioni, che arrivano a fare di Bergoglio un attivo protagonista della ricerca (tutta politica, direi) di democrazia, in un mondo che da questo punto di vista è in evidente regresso.

Ma c'è anche continuità, nella rivoluzione di Bergoglio. Basta vederla. È una continuità essa stessa spiazzante. È la continuità con Giovanni XXIII. 

Le analogie tra i due papi sono fortissime. L'uno come l'altro non troppo condiscendente verso le tradizioni anche formali, con Giovanni che riesuma il rosso camauro, in disuso da secoli, per ripararsi le orecchie freddolose, e non nasconde la sua simpatia per una cena rallegrata da qualche compagnia familiare e un bicchiere di quel buono; che si fa forte dell'esperienza diplomatica (e pastorale) a contatto con culture, religioni, usanze lontane; ma che, soprattutto, indice il Concilio Vaticano II, avversato dai tradizionalisti di allora con non minore accanimento dell'opposizione alle odierne, spiazzanti uscite di Francesco, ma che è tanto vivo che è ancora oggi in discussione - o che è così in discussione che è ancora oggi vivo. Sono passati cinquanta anni. Forse non siamo più nella cronaca, forse siamo nella storia.

da Il Foglio 

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