Direttore Valter Vecellio. 1 year 35 weeks ago
Valter Vecellio

La risposta politica alle questioni politiche poste da Bandinelli

Premessa necessaria: l’articolo di Angiolo Bandinelli (Il Garantista 11 gennaio, “Io dico che dobbiamo chiudere il Partito Radicale”) non deve essere liquidato come lo sfogo di un militante amareggiato, deluso, preda di un momento di sconforto che semmai va rincuorato e blandito. Non so lui, ma fossi io al suo posto a essere rincuorato e blandito, trattato come “vittima” di un momento di depressione, reagirei con un sonoro: “Cretini, andatevene a quel paese, non avete capito nulla!”. L’articolo di Bandinelli è un articolo politico, e come tale va discusso e “pesato”.

Bandinelli parla di politica ed è politica quella che tenta di trasmetterci; alla comunità radicale, ma non solo. Perché la questione radicale riguarda tutti.

Quello di Bandinelli è un grido d’allarme, un richiamo a tutti e a ciascuno alle nostre responsabilità; ha il sapore del grido pasoliniano che nell’intervento preparato per il congresso di Firenze a cui non poté partecipare perché lo uccisero qualche ora prima, esortava noi tutti a continuare a essere, irriducibili, “…essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarsi col diverso; a scandalizzare, a bestemmiare”.

Marco Pannella è imperterrito, ostinato, eternamente contrario; pretende, “vuole”, si identifica col preteso perverso, scandalizza e “bestemmia”. Fateci caso: Bandinelli cita Pannella tre volte. La prima per ricordarci, era il 1972, quando si lanciò la campagna “O mille iscritti o si chiude”; c’era un “impegno concorde e mirato del gruppo dirigente”, annota Bandinelli. È qui, a mio parere, la carne della questione: allora c’era un gruppo dirigente impegnato in modo concorde e mirato nella sua iniziativa. Quel gruppo dirigente di allora oggi non c’è più. Una parte di classe di rigente è certamente impegnata in modo concorde e mirata; e pasolinianamente, caparbia costruisce il Partito del diritto, della legalità, del diritto alla conoscenza.

Occorre tuttavia prendere atto che c’è un’altra parte che appare interessata ad altro perché ormai altri sono i suoi interessi; legittimi e legittimamente perseguiti, per carità; ma se si prescinde da quel diritto alla conoscenza, al sapere e far sapere, tutto il resto, piaccia o meno, è solo e niente più che mera e patetica sopravvivenza, miope gestione dell’esistente, incapacità di vedere la progressiva e rapidissima involuzione di una realtà ammorbante e l’illusione che la si possa contrastare con un “fare” e un “agire” che – questo sì – si traduce in un alibi, foglie di fico di un regime che vince perché si sceglie di essere vinti.  Un’incapacità di cogliere e comprendere, di adeguatezza che si riflette nell’indifferenza di fatto manifestata di fronte alle innegabili vittorie che Bandinelli ci rammenta con la seconda e la terza citazione di Pannella: due innegabili successi dell’oggi, destinati a “segnare” e incidere; e si tratta, per emblematizzarli, del messaggio del presidente Napolitano alle Camere che recepisce le proposte di Pannella, e l’incoraggiamento di Papa Francesco, ovvero il miglior “Cesare” e il miglior “Pietro” convergenti sull’intuizione/visione pannelliana.

Non volerlo comprendere, non saperlo cogliere, questo sì, significa non cogliere “la gravità della situazione (testo e contesto), per adeguarsi piuttosto al clima "grillino" di una subcultura intrisa di furori anticasta, di cupidigia di vendette tra giacobine e populiste, di incapacità di previsione e pianificazione politica, incapace dunque di aprire un minimo di orizzonte alla speranza alternativa che è nel cuore del progetto radicale”. Questo è il rischio reale che si corre.

“C’è un momento in cui anche la speranza ha diritto a morire”. Vero; ma non è detto che “un” momento sia “questo” momento che viviamo; il Partito Radicale e le organizzazioni ad esso collegato vanno intesi come strumento di “servizio”, un utensile da usare; un utensile  che nella sua storia è stato usato da una quantità di persone con storie, esperienze politiche, civili, percorsi culturali diversi, spesso originali; tutte in comune hanno più di un motivo di gratitudine per l’azione condotta dal Partito Radicale. Non ne elenco qui gli innumerevoli meriti; mi basta ricordare che questo partito è stato protagonista e animatore della grande stagione dei diritti civili, e che tutti noi siamo debitori a Pannella e al Partito Radicale di qualcosa che ha reso migliore questo paese, e anche noi, con riforme di civiltà.

I radicali, e Marco Pannella, da anni sono promotori, ideatori e costruttori instancabili di una quantità di lotte e di iniziative che hanno reso più umano e civile questo paese.

I radicali, e Pannella in particolare, hanno insegnato agli italiani come si fa a diventare liberi, e soprattutto a meritarsela, questa libertà.

I radicali e  Pannella in particolare sono parte della storia della politica italiana del dopoguerra, un “piccolo partito” che spesso è stato espressione di grandi maggioranze degli italiani, ha saputo interpretare i loro desideri, le loro necessità, i loro bisogni. Per questo non sono mai stati un partito minoritario. Eppure questo partito, il più antico esistente sulla scena politica, e che quest’anno compie sessant’anni, rischia di morire, soffocato da un’opprimente censura dei mezzi di comunicazione che ignorano o distorcono il loro “fare” e il loro “dire”, e impediscono al paese di poterli conoscere, loro e le loro proposte.

Oggi viviamo pienamente quella situazione prefigurata ne “Il Contesto” da Leonardo Sciascia, che non a caso comincia a scriverlo con divertimento, e lo conclude “che non si divertiva più”; e descritta visivamente in modo esemplare da Francesco Rosi quando da quella “parodia” ricavò “Cadaveri eccellenti”: “…Un potere senza ragioni ideologiche, un potere-delitto che arriva ad assimilare, a degradare e corrompere persino le forze che gli si dovrebbero opporre”. E ci siamo pienamente.   

Tutto ciò dovrebbe essere inaccettabile per quanti beneficiano del servizio pubblico del “Partito Radicale”. Il fondamento di ogni democrazia è la possibilità di conoscere: “conoscere per deliberare”, ci insegna Luigi Einaudi. Rivendicare il nostro diritto di poter conoscere le proposte e le iniziative di Pannella e dei radicali, per poter così decidere se aderirvi o dissociarcene, dovrebbe essere l’obiettivo “minimo” e principale. Il tesoriere del Partito Radicale Maurizio Turco ricorda che la situazione economico-finanziaria del Partito è drammatica; che già si è dovuto chiudere il call center, e che se non ci sarà a breve un’inversione di tendenza si sarà costretti a prendere in considerazione ulteriori e gravi misure. Questo proprio quando si è mobilitati per porre al centro dell’iniziativa politica l’affermazione dello Stato di diritto democratico-federalista-laico, da opporre alla “democrazia reale” traditrice dei principi fondanti della democrazia. Per iscriversi o dare contributi basta andare nei siti radicali, ci sono tutte le informazioni necessarie.

È davvero il momento (alla Primo Levi: “Se non ora quando? Se non così come?”) che i beneficiari del servizio pubblico del Partito Radicale decidessero di essere, nel 2015, “tutti radicali”. Per continuare a essere quello che si è stati e si cerca di essere. La migliore risposta, politica, alle riflessioni, politiche, di Bandinelli.

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