Direttore Valter Vecellio. 1 year 34 weeks ago
Valter Vecellio

Renzi vince, ma convince? Nelle sue mani concentra uno straordinario potere reale

Che Matteo Renzi abbia vinto ognun lo dice; solo uno che vive su Saturno come Beppe Grillo lo nega. Forse definire “capolavoro politico” l’elezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica è eccessivamente enfatico, il sapore di una folgorazione sospetta; ma se si mettono in fila gli ultimi avvenimenti, si deve prendere atto che quello di Renzi è un “bottino” cospicuo: riesce a far votare da Forza Italia una legge elettorale che per Silvio Berlusconi costituisce un suicidio; lo “rasserena” promettendo che Pd e Forza Italia eleggeranno “insieme” il capo dello Stato; nel carnevale dei papabili, alla fine sceglie Mattarella, il candidato che Berlusconi non vuole; su quella candidatura compatta il Pd, aggrega Sel, manda in frantumi in Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano, isola Beppe Grillo. Sì, certo: Renzi sa bene che Mattarella sarà leale ma non disponibile a tutto (e questo potrebbe, alla fine, perfino risultargli utile: di “fedeli” Renzi ne ha tanti, di leali pochissimi).

È incontestabile che la minoranza del Pd esce da questa vicenda frastornata, e Renzi rafforzato, facilitato dall’inconcludente insipienza dei suoi oppositori. Ora nelle sue mani concentra un potere reale: segretario del partito di maggioranza, capo del Governo, “suoi” uomini piazzati in grandi aziende partecipate come Eni, Enel, Finmeccanica; determina le nomine del vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, dell’Anticorruzione, del vertice dell’arma dei Carabinieri… C’è un solo “però”: più risulta invincibile dentro i “Palazzi” del potere, più si indebolisce tra l’opinione pubblica: il suo calo di popolarità viene certificato da tutti gli istituti di sondaggi.

Un ancora attento osservatore delle cose politiche (e al tempo stesso disincantato e al di sopra delle fazioni) come il “vecchio” socialista Rino Formica dice che negli eventi di queste ore c’è qualcosa che ricorda il rito pre-funerario, e che chi lo racconta non si rende conto che “la realtà sta evolvendo. Renzi e tutto il sistema politico erano davanti a un bivio: affidarsi a una personalità come Prodi o come Amato, gli ultimi due che avrebbero potuto garantire una autoriforma del sistema”. Si è invece scelto Mattarella, “persona perbene, con un costume monacale, che ha vissuto una drammatica vicenda famigliare ed è dotato di dottrina costituzionale; ma che può essere l’ultimo presidente della Repubblica che abbiamo conosciuto, potrebbe essere un presidente provvisorio, che prima o poi darà le chiavi a un presidente dotato di altri poteri…”. Un altro grande vecchio della sinistra, Emanuele Macaluso, sicilianissimo e profondo conoscitore di persone e cose siciliane, prevede che Mattarella “sarà un tutore della Costituzione, sobrio, ma molto, molto fermo nell’applicazione delle regole, in scia con Napolitano e Ciampi”.

La tradizione dice che un po’ tutti i presidenti della Repubblica, una volta giunti al Quirinale, si sono dimostrati autonomi da chi li aveva eletti. Avremo modo di misurare e “pesare” qualità e consistenza di questa autonomia.

Tra i primi nodi, il presidente Mattarella si troverà a dover decidere, una volta che sarà approvato, quello relativo all’Italicum: una legge elettorale nata per cancellare il Porcellum, bocciato da quella Corte costituzionale ha fatto parte fino a qualche giorno fa. Una cosa è sicura: l’Italicum non contiene tutte le prescrizioni che la Consulta "dettate" al Parlamento.

Sul tavolo ci sono poi altre riforme che al di là dei loro contenuti e della loro incisività, saranno terreno di contesa e “spartizione”: i primi due decreti attuativi del Jobs Act, all’esame per i pareri, potrebbero arrivare al Colle per la prescritta emanazione entro la fine di febbraio. Renzi ha annunciato che il consiglio dei Ministri del 20 febbraio varerà il decreto sulla certezza del diritto di attuazione della delega di Natale, già approvato e poi congelato per via della presunta norma salva-Berlusconi, e le polemiche che ha innescato; sempre per la fine di febbraio i decreti legge sulla scuola (assunzione di 140mila precari, riforma della carriera degli insegnanti, ecc.); il varo definitivo del disegno di legge delega di riforma del codice di procedura civile; i decreti legge di rifinanziamento sulle missioni internazionali di pace; il disegno di legge sulla concorrenza; il “mille proroghe” varato alla fine del 2014, scadenza 1 marzo e ancora in discussione alla Camera; l’esame del decreto su banche e investimenti approvato dal consiglio dei Ministri il 20 gennaio scorso; i provvedimenti del ministro Marianna Madia in materia di Pubblica amministrazione… Un calendario e un’agenda fittissima, da capogiro.

È in questo contesto, fragile e impegnativo insieme, che Alfano e Berlusconi escono più che sconfitti, umiliati. Il Renzi trionfatore si potrebbe trovare tra breve nella situazione di dover pagare qualche pedaggio; gli avversari, al di là della loro volontà, per necessità, saranno costretti a riaggregarsi; due debolezze non fanno una forza, ma potrebbero comunque essere un fastidio. Qualcosa sta cambiando; è ancora un debole presagio, che non dice come e quando. Per il trionfatore Renzi potrebbero essere giorni ognuno dei quali con una pena. A partire da giovedì prossimo, dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio di Stato.

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