Direttore Valter Vecellio. 3 days 17 hours ago
Guido Biancardi

Imprinting “satellitare” sull'identità percepita dal genere umano

Nella volta celeste stellata, il corpo celeste più osservabile, quasi il faro del cielo notturno è stato per l'umanità e forse per ogni altra forma di vita sensibile, tanto più quanto meno disturbata da inquinamento luminoso notturno, la luna, il nostro satellite. Da millenni.
 
In essa, ritrovavamo lentamente e riconoscevamo con alcune delle  fattezze del nostro mondo, regole che determinano essenza e movimenti dei vari corpi celesti dell'universo conosciuto, come in uno specchio che era  stato offerto permanentemente agli abitatori di un pianeta in un sistema solare in una galassia dell'universo.
 
Con mirabile costanza di osservazione e perspicacia i sacerdoti/ astronomi delle ziggurat e delle altre varie piramidi/osservatorio create  dalle molte civiltà del nostro mondo hanno descritto i loro  “massimi sistemi”. Da Tolomeo a Keplero a Copernico e Galileo, sino a Newton ed oltre il nostro satellite è stato il riferimento “naturale” di una nostra possibile immagine pur se priva di atmosfera, “di vita”. La scienza è diventata meno speculativa e si è sciolta dalla servitù dell'osservazione.
 
Ma il modello che veniva proposto alla maggior parte degli uomini che lo elaboravano inavvertitamente assorbendolo, conteneva una peculiarità che abbiamo sempre imparato a sperimentare come “normale”: la faccia del satellite visibile dalla Terra restava sempre la medesima, immutabilmente; agli osservatori era impedita l'esperienza del lato opposto (oscuro ma sicuro, da quando, almeno, Magellano rivelò di aver sempre “visto” la forma della rotondità della terra nella sua ombra proiettata sulla luna). Questa particolarità testimoniava nei fatti la possibilità che di una realtà fosse possibile venisse eternamente proposta solo una parte ”opportuna” con cancellazione della visione della sua altra metà. Per induzione culturale oltre che estetica, un lato di una realtà poteva venire celato, e senza sotterfugio, ma naturalmente e presumibilmente “pro bono”; e ciò che ci veniva mostrato poteva assumere, per riflesso, il ruolo della totalità dell'oggetto proposto. L'Armonia del Creato comprendeva la parzialità delle possibilità d'osservazione, la Verità era ciò che veniva mostrato e che era dato, e consentito, osservare almeno per un limitato tempo storico.
 
Il lato celato era esclusiva della conoscenza di pochi, sottratto a quella generale, senza di che il suo valore (magico, rituale, misterico, religioso), ne risultava svalorizzato sino all'inutilità. Qualcuno, parlando del potere dello sguardo, è arrivato a riconoscerne la maggiore manifestazione possibile del potere nel “vedere senza poter essere visto”. Grate, veli, maschere e vetri molati e tinti servono “alla bisogna”; sino alla specchio trasparente da un lato con cui si osservano, in condizione di garantita sicurezza, dai testimoni dei sospettati di delitto misti ad altri, simili ma non imputabili, nei confronti “all'americana”.
 
Ogni detentore di una visione sottratta alla persona comune è depositario di un potere superiore, che egli lo eserciti volontariamente o meno. E poco importa che egli abbia davvero accesso al lato nascosto della luna; è sufficiente che il ruolo che gli viene attribuito lo contempli.
 
La Democrazia, quella utopia tesa ad assegnare una dignità non troppo diseguale ai soggetti che ne fanno parte come comunità che l'ha scelta come il regime voluto e rivendicato, conserva angoli bui, scorci non consentiti al cittadino come tale e depositi di verità inaccessibili, come indispensabili,  ingredienti, dichiarati o meno, di un sistema ci convivenza regolato che si basi sulle libertà comuni assicurate da uno Stato di Diritto. Ma l'Interesse di Stato è difeso,  vero o presunto che sia, e non può emergere sinchè non sia passibile di essere considerato prova evidente della negazione dei principi di visibilità e trasparenza su cui, più di ogni altro noto, il regime democratico occidentale si basa.
 
Quanta penombra, che scolora sino nelle tenebre più fitte il più delle volte, è compatibile con i valori ed i principi democratici dichiarati? Quanti dei diritti garantiti cessano di essere tali in circostanze “eccezionali”? 
Quanto il rito copre ed altera della realtà di fatti la cui conoscenza è indispensabile al fine di precostituirsi una propria e comune ragion d'essere  per una deliberazione affidabile?
Q.B. (quanto basta) dice la scienza farmaceutico/sanitaria in alcune indicazioni di posologia dei farmaci. Oltre quella misura si intende che la medicina assume sostanza di veleno (in greco: farmakon) e ne genera gli effetti.
 
Le “bugiardine“ (con i codici e le pandette) interminabili quanto illeggibili per la miniaturizzazione dei tipi della stampa, sono così le depositarie di tutti i segreti della salute, della guarigione, della stessa tutela della vita. Sono la sola facciata che ci è concesso talvolta di consultare, tanto più preziosa per l'ingenuo o il disperato quanto più ostica è la terminologia specialistica adottata ed, al limite, misterioso (e, quindi, “potente”) l'alfabeto semisconosciuto con cui è scritta.
È tutto merito della luna. L'altra faccia è, Provvidenzialmente, vietata ai “non addetti ai lavori”.

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