Direttore Valter Vecellio. 1 year 7 weeks ago
Cristiano Lorenzo Kustermann

Il patto anticorruzione Cantone-Zingaretti tra cantonate e paragnosti

Apprendiamo con sorpresa dalla stampa che il presidente dell’Autorità Anticorruzione dott. Raffaele Cantone e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti [quest’ultimo già ‘nominatore’ a capo della polizia di un disciolto ente territoriale romano di persona indagata e arrestata in quanto ipotetico Numero tre (o giù di lì) dell’associazione illecita per ora denominata ‘Mafia Capitale’ (che, sempre per ora, è configurata dalla Procura di Roma come associazione di stampo mafioso ex art. 416 bis c.p. ma che presto potrebbe degradarsi a mera associazione a delinquere ‘all’amatriciana’ ai sensi del più mesto art. 416 c.p.)] avrebbero stipulato un patto anticorruzione.

Avvisiamo che l’ente disciolto di cui parliamo non è il partito fascista, benché sia stata pur sempre una legge di stampo fascista voluta da questo Governo a far scomparire (per un tempo che potrebbe prolungarsi all’infinito) l’elettività del vertice politico degli enti intermedi nelle aree metropolitane (prima garantita attraverso l’elezione popolare del presidente della Provincia metropolitana), in spregio agli articoli 1, 3, 5, 48, 114 e 117 Cost., nel silenzio assordante di moltissimi costituzionalisti, quelli sì, da rottamare! Oggi a Roma, Milano, Napoli, Torino-Fassino abbiamo dunque Podestà metropolitani, ‘autocrati ope legis’, anziché organi di governo democraticamente eletti come ‘paro paro’ impone l’art. 117.2, lettera p) della Costituzione (ormai ‘carta da cesso’ monovelo).
Che poi il superpoliziotto nominato da Zingaretti avesse avuto pregresse condanne da consigliargli un precedente cambio di cognome rende la sorpresa ancora più grande. Forse era già intervenuta una riabilitazione.

Fatto sta che qualunque precedente penale, anche per condanne non definitive, impedisce persino di fare il guardiapesca volontario! Figuriamoci nominare capo di una polizia professionale pubblica uno (seppure poi riabilitato…) con determinati precedenti…, quand’anche fosse amico di Veltroni e parente della Melandri.

Detta nomina del circa Numero tre avrà rafforzato o meno l’attività associativa? A Palermo e Catania queste cose le si guardano. Lì si guarda (e come!) se uno piazza in lista due uomini d’onore. Qui se agli uomini d’onore trovano un pizzino, anzi un volantino del vero Numero uno e finto Numero due che dice di votare Tizio alle Europee del 2004 apparentemente succede poco o nulla. Altro che voto di scambio!

D’altronde, insegnavano Eraclito e poi i sofisti, tutto è mutevole, relativo, inconoscibile, incomunicabile, discutibile. Anche il delitto di concorso esterno in associazione mafiosa è assai discutibile, visto che la Costituzione più bella del mondo (e quindi stuprarla da’ più gusto!) recita che solo il legislatore può stabilire le fattispecie penali. E per di più deve farlo ‘tassativamente’, definendo più che bene i contorni del comportamento criminoso, come insegna la sentenza costituzionale che cancellò il reato di plagio. E invece, visto che Parlamento e Governo non sono capaci di fare una leggina di un articolo sul favoreggiamento di associazione mafiosa (o a delinquere!), la nostra mitica giurisprudenza, combinando l’art. 416 bis (o 416 per l’associazione a delinquere!) con l’art. 110 sul concorso ha inventato che anche un non-socio può concausare il legame associativo rafforzandolo, e quindi risponde del delitto che il legislatore ha previsto per i soli soci.

E’ come denunciare un pacifico astemio per ubriachezza molesta. La curiosità sulla nomina del Numero tre pare legittima, visto che in base alle interrogazioni consiliari allo stesso Zingaretti presentate dall’allora Consigliere PDL del disciolto ente Francesco Petrocchi nel 2009, e riportate da Affaritaliani con relativi documenti tuttora scaricabili, il superpoliziotto esterno scelto da Zingaretti, e preferito al qualificato personale interno, non era abilitato all’uso dell’arma e non aveva la qualifica di agente di pubblica sicurezza. In effetti fu vanamente chiesto a San Nicola se ciò fosse dovuto a pregresse vicende legali. Con delibere di Giunta Zingaretti o con determinazioni dirigenziali del disciolto ente territoriale da lui presieduto, riportate anch’esse su Affaritaliani (ma pure l’Amministrazione regionale Zingaretti potrebbe aver recentemente fatto la sua parte, stando agli atti ispettivi della Consigliera regionale M5S Valentina Corrado), sarebbero stati approvati/ratificati affidamenti senza gara (es. somma urgenza) a favore delle Coop del vero Numero uno dell’organizzazione. Che poi la vulgata - forse per la strategia investigativa (o comunicativa, o prequirinalizia?) adottata a Piazzale Clodio - sembra aver declassato l’apparente Numero uno (perché ‘de sinistra’ ?) al secondo posto in classifica ma sempre in Champions, mentre lo scudetto del Numero uno lo hanno dato a tavolino al solito ‘fascio’ con benda (perché alemanniano ?), che in realtà ha più il look da Numero due (catturato a bordo di una Smart non a Via Veneto, bensì in un viottolo di campagna senza Cugini, in una esilarante scena da poliziottesco all’italiana messa in onda su tutti i tg che mancava solo Tomas Milian!), pare un fatto difficile da smentire.

Ebbene effettivamente, come si ricava anche dal sito dell’Autorità anticorruzione, il 12 febbraio 2015 Cantone e Zingaretti hanno stipulato un ‘Protocollo di azione - vigilanza collaborativa con la Regione Lazio’ dopo l’istanza dello stesso Zingaretti dell’8 gennaio 2015 in base all’art. 4 del regolamento emanato dalla stessa Autorità il 9 dicembre 2014 ai sensi degli artt. 6 e 8 del d. lgs. 163/2006 (che però non sembrano menzionare patti siffatti!).
La deliberazione era di competenza del Consiglio dell’Autorità, di cui per pura coincidenza fa parte il Prof. Francesco Merloni, già prezingarettiano presidente del disciolto ente insediato dopo il decesso di Fregosi.

Chi si cimentasse nella lettura delle disposizioni sull’organizzazione e le prerogative dell’Autorità Anticorruzione, e magari consultasse il sito www.anticorruzione.it, si avvedrebbe che siamo di fronte all’ennesimo mostruoso megacarrozzone all’italiana. 
Sia chiaro: è il legislatore statale, e non certo Cantone, ad aver preso l’eventuale cantonata! Invece di riformare sul serio la giustizia che tocca livelli da stato-canaglia in coda alle classifiche mondiali (epperò tanto apprezzato in Afghanistan dove l’Italia ha dispensato lezioni di organizzazione della giustizia dopo la guerra anti-talebani!), la casta legiferante ha scelto di trasformare l’attività dell’ex Autorità di vigilanza sui contratti pubblici [a cui pure il disciolto ente governato da Zingaretti chiese un parere formale che non è evidentemente bastato a far saltare l’acquisto come ‘cosa futura’ (con procedura affidata allo stesso venditore!) dello ‘Ziqqurat-Zingurat’ di 27 piani targato Zingaretti-Gasbarra a Eur-Castellaccio per la modica cifra di 263 milioni di Euro sui terreni già dei Cavalieri di Catania nonostante le aree bell’e pronte ed espropriate a Pietralata], in una miracolistica Autorità Anticorruzione che pare il Gigante buono di Jo Condor (o, se preferite,‘Bob l’Aggiusta-tutto’)! Che però l’art. 4.3 del citato Regolamento dell’Autorità preveda l’esercizio dei poteri ispettivi anche in costanza di procedimento penale aperto e di rischio di infiltrazioni criminali negli uffici oggetto degli accertamenti lascia perplessi. E così, mentre Giuseppe Pignatone coi suoi sostituti a Roma porta avanti la faticosa inchiesta Mafia Capitale negli uffici del Campidoglio e magari della Regione e di altri enti, altri soggetti, senza la veste di autorità giudiziaria (e che pure si possono avvalere per legge della Guardia di Finanza), possono accedere a luoghi, uffici, documenti, persone contemporaneamente oggetto dell’inchiesta penale, magari chiamati da persone che a loro volta potrebbero venire prima o poi risucchiate nelle indagini.

Probabilmente Zingaretti ha doti di paragnosta. Nel senso che avrà presagito che forse c’è pericolo di marcio nella macchina che dirige, pur senza esserne necessariamente a diretta conoscenza. Non perché in passato abbia promosso a più alti incarichi dirigenziali soggetti che si occupano di appalti benché condannati definitivi per violenza sessuale (aggravata dall’abuso delle funzioni di pubblico funzionario) e con stanziamento di aumenti stipendiali nonostante l’obbligo regolamentare di comparare previamente i curriculi dei dirigenti possibili pretendenti. Non perché abbia nominato ad altissimi incarichi rinviati a giudizio per bancarotta fraudolenta che risulteranno innocenti per l’eternità poiché prescritti. Non per aver deliberato un regolamento poi ratificato dal Commissario dell’ente disciolto secondo cui il testo delle determinazioni dirigenziali e persino delle deliberazioni di giunta e Consiglio sparisce dall’Albo Pretorio on-line dopo il periodo (minimo) di pubblicazione legale e per avere accesso al quale testo bisogna argomentare l’interesse quasi fosse un ricorso al Tar (peraltro solo un paragnosta può indovinare se il testo occultato di un provvedimento di cui può conoscere solo il titolo sia proprio il documento di suo interesse e che sta cercando!). Non per la storia del segretario sospettato di essere uomo di fiducia di uomini d’onore intercettati dai Carabinieri e salvato da un Ministro poi dimessosi perché intercettato come amico di onorate famiglie. Non per aver avuto la premonizione che il compagno e presidente di Sezione PD con cui in campagna elettorale arriva al comizio del Torrino (proprio il quartiere del suo gratta-grattacielo!), e dal quale poi magicamente si allontana per salire sul palco, si rivela poi essere il cosiddetto ‘Maniaco’ o ‘Mostro dei Garages’ (su youtube si clicchi ‘Zingaretti’ e poi ‘Torrino’ e scorrerà il filmato inserito allora dal Comitato Zingaretti). Non per leggere evidentemente nei pensieri del fratello, conoscendo così tutte le mosse del Commissario Montalbano, eroe antimafia della tv. Ma semplicemente perché, in un sistema come quello italiano, dove l’azione penale (nonostante l’art. 112 Cost.) pare discrezionale a seconda delle priorità decise ‘politicamente’ dai pp.mm., e teoricamente obbligatoria verso tutti tranne che nei confronti degli eredi del partito di Togliatti [magari mischiati con finti boy-scout (quali i cooptati dalla Casta tra migliaia di veri boy-scout, generosi onesti e volenterosi), tipo quelli che rubano la cassetta delle elemosine per Santa Margherita, o che costringono la classica vecchietta ad attraversare, lasciandola poi da sola in mezzo al Lungarno trafficato, oppure che vanno a dormire nella tenda di un altro scout riccone che poi ricompensano fregando il rancio alla squadriglia, o ancora che percepiranno ricche pensioni facendosi assumere preelettoralmente come dirigenti dal padre che poco dopo dichiara bancarotta] non è difficile presagire il marcio, gridare ‘al Ladro al ladro!’, fare l’ammuina o buttarla in caciara, per apparire infine, o autoproclamarsi ‘persone per bene’.

Ciò accade non per una storia di ‘toghe rosse o bianco-rosse’, bensì, al limite, per quella più tipicamente italica di ‘toghe (pure loro) paragnoste’!
Non è da paragnosti denunciare il furto di 3 pc ‘obsoleti’ nella sede del proprio asserito datore di lavoro, inizialmente provvisorio ma divenuto potenzialmente eterno il 9/9/9 a seguito di modifica statutaria dichiarata dal PD Lazio (senza che nell’atto notarile prodotto al disciolto ente vi fosse menzione di previe assemblee di modifica statutaria) mentre in Procura Marco Pannella sta per far aprire un fascicolo con rilevanza penale sull’assunzione pre-elettorale che peraltro – per dovere di cronaca (a luci rosse) - la giustizia italica giudicherà corretta (escludendosi così ogni addebito nei suoi confronti e disponendosi l’archiviazione)? Oppure la denuncia del furto è arrivata qualche ora dopo? E allora qualche paragnosta magari bazzica pure in qualche ufficio di tribunale?

* L'autore è ph.d. in diritto pubblico e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani

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