Direttore Valter Vecellio. 1 year 7 weeks ago
Diego Sabatinelli

Ennesima mancanza di volontà politica e disinteresse operativo

Istituzionalizzare le "gole profonde" italiane nelle pubbliche amministrazioni: questo sembra essere l’obiettivo dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), presieduta da Raffaele Cantone, che ha lanciato una consultazione pubblica, scaduta lo scorso 16 marzo, sulle "Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (il cosiddetto whistleblower)" messe a punto dalla stessa Autorità.

Le linee guida, come spiegato sul sito dell'Anac, hanno lo scopo di "promuovere l’applicazione di adeguati sistemi di whistleblower presso tutte le pubbliche amministrazioni, individuando, al contempo, criteri idonei per la tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti di cui viene a conoscenza nell’ambito del rapporto di lavoro".

Alle consultazioni ha preso parte anche Radical Digital Frontiers/Hermes (RDFh), l'associazione tra iscritti al Partito radicale per il diritto alla conoscenza, le libertà civili digitali e le nuove tecnologie.

Il giudizio dell’associazione RDFh su queste linee guida è netto: mancanza di volontà politica, disinteresse operativo nelle best-practice o poca comprensione del whistleblower sembrano connotare l’operato dell’Anac le cui linee guida risultano inadeguate e respingenti e sembrano essere state concepite per impedire la realizzazione di un vero sistema di segnalazione basato sull’anonimato. Sarebbe necessario un vero sistema di whistleblower anonimo per una efficace tutela di chi intende segnalare illeciti e combattere la corruzione nella Pubblica Amministrazione.

Nel dettaglio la RDFh ha rilevato un sistema troppo complicato di utilizzo della piattaforma, centrato troppo sul processo alle intenzioni del segnalante e non sull’informazione fornita, trovandosi così in una posizione di retroguardia non solo rispetto alle best-practice internazionali ma addirittura rispetto a quanto già realizzato da altre amministrazioni pubbliche, come ad esempio l’Agenzia delle Entrate.

Si legge infatti nel documento dell’Anac: "Non rientra infatti nella nozione di 'dipendente pubblico che segnala illeciti', il soggetto che, nell’inoltrare una segnalazione, non renda conoscibile la propria identità. La ratio della norma è di prevedere la tutela della riservatezza dell’identità solamente per le segnalazioni provenienti da dipendenti pubblici individuabili e riconoscibili".

Si tratta dunque di uno pseudo-anonimato che nulla ha a che vedere con 'le gole profonde' internazionali.
Sulla base di queste premesse la RDFh ha proposto ad Anac un modello di segnalazione alternativo -  il sistema Allerta Anticorruzione di Transparency International - che si focalizza sul messaggio e non sulla presunta identità e motivazione del mittente.

Inoltre RDFh ha fornito ad Anac anche gli accorgimenti tecnici per utilizzare il progetto di whistleblower open-source GlobaLeaks, interamente realizzato in Italia ma finanziato da fondi tecnologici esteri. In questo modo si potranno abbattere i costi di realizzazione, e ridurre i rischi operativi di un sistema che, nella forma proposta nelle linee guida, è facile presagio, si trasformerà in un ennesimo sistema informativo pubblico pletorico ed inutilizzato nei fatti. Almeno l’adozione di un software flessibile come GlobaLeaks potrà permettere di realizzare un buon sistema di whistleblower senza ulteriore spreco di denaro pubblico.

La risposta completa è disponibile su: http://j.mp/frontiere-digitali

Per informazioni: frontiere-digitali@winstonsmith.org

* L'autore è coordinatore di RDFh-Radical Digital Frontiers | hermes, associazione politica di scopo sui temi del diritto alla conoscenza, libertà civili digitali e nuove tecnologie tra iscritti al Partito Radicale

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