Direttore Valter Vecellio. 1 year 39 weeks ago
Guido Biancardi

Da uno Speranza emaciato ad un (meschino) Guerin(i)

C'è aria di pulizie di fino e di arieggiamento dei locali con l'apertura delle finestre a far entrare folate d'aria fresca per contrastare le muffe che allignano in ogni parte di una casa umida in cui non batta mai il sole; quello, in politica, super-sfruttato nei simboli storici, dalla sinistra socialista e rivoluzionaria, ai verdi; nel nostro caso soprattutto dell'annunciato dal perpetuo banditore di contrada ”avvenire Renziano”. Si dice che Renzi abbia in animo di sostituire il praticamente dimissionario/dimissionato Roberto Speranza con il più fidato ma meno fresco Lorenzo Guerini, oggi vicepresidente-portavoce.

“Ed avea il pallor della morte in viso e la speranza”; quell'incarnito lo attribuiva Ugo Foscolo a Vittorio Alfieri, dopo aver scritto che persino la Speme fugge i sepolcri, ma lo si poteva rintracciare anche nel vicino di scranno in Parlamento di Guerini. Affiancati l'uno all'altro il minoritario del vecchio ed il rappresentante del nuovo regime. Roberto Speranza era divenuto immagine emaciata di una condizione defedata della ben più tradizionalmente sbandierata mitica energia di un sanguigno condottiero ”fatto per pampas e montagne”.

Il menestrello Andrea da Barberino, nel 1400, ci ha lasciato una famosa novella /poema cavalleresco avente come protagonista il “Guerin Meschino” giovane cavaliere assurto (come il Giuseppe biblico) dalla condizione di schiavo a posizioni di potere nel campo straniero e degli infedeli, ma perseguitato dal fatto di ignorare le sue origini (che si rivelano, poi, regali).

Sempre narrazione toscana, infine. 

“Chi è Guerini? Me lo sentii domandare da Roma al momento della sua subitanea apparizione nell'agone politico ai massimi livelli. La domanda mi fu posta perchè, da lodigiano, l'avevo avuto davanti per vent'anni, come Presidente della neonata Provincia di Lodi per i primi due mandati ed infine, e sempre per la stessa durata, come Sindaco con una posizione spiccata nell'ANCI prima lombarda e poi nazionale. Da cui gli è provenuta la conoscenza (e forse riconoscenza) del Renzi -Sindaco di Firenze, gemmatura dell'attuale Presidente del Consiglio e Segretario del Partito Democratico. Risposi che, come il suo eroe eponimo, forse anche egli stesso lo ignorasse, ma che, per legge di provvidenziale probabilità, decaduto per disdoro ed iniziativa Radicale Formigoni, potesse costituirne la continuità sotto altre spoglie ma con lo stesso mandante: il complesso ecclesiastico finanziario-amministrativo che dalla Bassa lodigiano-codognese estendeva la sua influenza anche ultraregionale e ne presidiava i possedimenti in banche e poteri politico-economici connessi, con lo stile di una CL scolorita in puro potere, ovvero di referente rivendicato della Compagnia delle Opere. Alla forma di Compagnia si accosta in modo evocativamente armonioso il poema epico così come Guerini si è accostato fisicamente a Speranza, sino ad averlo a contatto, di lato nel seggio, in Parlamento. Preparava, allora non potevo supporlo, già da allora la sostituzione di un deludente campione della squadra in campo del centro sinistra democratico, ormai affaticato se mai fosse stato collocato in una posizione adatta alle sue caratteristiche, con un ben più pimpante panchinaro che lo aveva inoltre ”vissuto da presso”, quasi come l'ombra. 

“Omina nomina”: se la Speme-Speranza tramonta precocemente rispetto al suo ciclo naturale vitale, corrompendosi con inaudita velocità in oggetto da rottamare, chi può assumerne le veci epicamente non è altri se non un cavaliere valente ma sfortunato, un Meschino cavaliere senza natali e dignità di lignaggio e perciò obbligatoriamente grato ad un potere addirittura nemico.

Ma ciò avviene fortunatamente, certo, solo nelle novelle rinascimentali; che ci proiettano, oggi, in un campo più consono alla sensibilità imbeluita corrente da tifosi del calcio (il “Guerin Sportivo” è la più antica testata specialistica sul calcio). Calcio che resta, peraltro, il paradigma insuperato delle lotte politiche in democrazie reali, àmbito di patti indichiarabili con contorno di processi, scommesse, corruzioni, clan parafinanziari criminali internazionali.

E mi vien di sottoporre a Marco Pannella una piccola allitterazione alla sua tanto rivendicata “campagna/parola di disordine”: se, invece della Spes contra spem di Paolo di Tarso, non sia forse meglio una, più alla portata in genere dei native-digital, “Spes contra spam“.

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