Direttore Valter Vecellio. 3 days 17 hours ago
Guido Biancardi

Un regime in salsa democratica: esempi, regole e reale posta in gioco

Ogni realtà nella quale ci troviamo a vivere abbastanza stabilmente, anche se temporanea, è un regime: si tratti dei sistemi politici e dei governi in termini sociali, di leggi e regolamenti in campo giuridico, dei venti e delle maree in termini atmosferici ed ambientali, e in campo alimentare o farmacologico, in termini di diete e terapie. Più sovente, usiamo il termine Regime come sostantivo spregiativo per denunzia e critica in riferimento ad un certo tipo di Governo dittatoriale, (per antonomasia: ”regime fascista” ma certo non solo) ed a una corrispondente prassi di governo, autoritaria, di un sistema di leggi o di una politica che non rispetti nella forma e nella sostanza in un “regime liberaldemocratico occidentale” tutti i suoi relativi principi costitutivi. 

Sono ormai molti decenni che il partito Radicale bolla come Regime quello italiano, nel senso quindi di denunzia della sua violazione sistematica o persino dell'assenza delle garanzie di una Democrazia come la nostra, che si presenta e pretende il proprio riconoscimento come tale; definendolo “monopartitismo imperfetto” piuttosto che, in tal caso perfetto, “di democrazia reale o di partitocrazia”, che al partito unico della dittatura ha sostituito una pluralità di partiti politici diversi tra loro solo per denominazione ma concordi ed uniti (al punto da dover essere considerabili alla stregua di “soci”) nelle loro manifestazioni politiche che escludono ogni alternativa di cambiamento al cosiddetto, ma negato, cittadino elettore. Il nostro non è un Regime dittatoriale e sanguinario comparabile a quelli sovietico o nazionalsocialista piuttosto che a quello istaurato dal cambogiano Pol Pot perché è “mitigato” dalle relazioni che intrattiene con altri regimi dalla struttura più liberaldemocratica (UE ad es., o l'ONU come propaggine internazionale sovrannazionale). Ma non è un Regime ”mite”: un'occhiata anche distratta gettata verso la condizione carceraria italiana basta a convincerci. Lo sforzo di rendere compatibili un sistema, come il nostro degenerato in Regime da un originario sistema democratico costituzionale parlamentare mette però il dito nella piaga ogni volta che si fronteggiano due condizioni di fondo, legate al diritto della persona: stabilità di riferimenti e compatibilità con l'equilibrio sociale minimo senza il quale ogni possesso acquista l'”impermanenza disperata” denunziata come fonte d'angoscia dalla cultura nonviolenta del Buddha: l'art.81 di recente introduzione in Costituzione ha modificato la potenza relativa fra il diritto alla certezza dei riferimenti di legge del singolo cittadino e dell'equilibrio di bilancio come “precondizione” di ammissione nel novero dei Paesi cosiddetti civili. I Radicali hanno evocato, in radice tale fatto come esempio del confronto fra Stato di Diritto e Ragione (interesse) di Stato, facendosi paladini di un definitivo meditato assestamento fra le due condizioni, nonviolentemente. 

In applicazione conseguente, il ministro delle Finanze, Padoan, in merito al trattamento pensionistico di molti cittadini rinfaccia alla Corte Costituzionale una mancata diligenza nell'aver emanato senza preventiva verifica dei suoi effetti, una sentenza il cui prodotto era insostenibile per l'equilibrio, preteso costituzionalmente, fra entrate ed uscite dello Stato che, come tale, è posto davanti al bivio di arroccarsi sulla propria esclusiva nell'uso della forza, magari contrastando l'assetto giuridico delle garanzie raggiunte, in modi sempre più inaccettabilmente autoritari, o di scendere a patti con un sistema di flessibilità accentuato vieppiù dagli effetti che il contatto fra il mare chiuso dell'economia nazionale determina con il confluire del mare aperto della globalizzazione, alla quale dovrà sottoporre quote crescenti di sovranità.

Ma alcuni avvenimenti recenti, come veri e propri esempi, mi hanno ricomposto come in un caleidoscopio al contrario, che ricerca in luogo delle più belle composizioni dei corpi colorati che esso contiene, le meno belle, il quadro orrido che raffigura reali caratteristiche tipiche ed indispensabili, perché di Regime si possa parlare nel nostro Paese ( ma non solamente).

Eccole:

- il cattivo uso, e l'abuso, dell'Expo

- l'uso della grave malattia e della sua guarigione di un personaggio pubblico a noi ben noto: Emma

- l'enfasi degli avvenimenti e dei successi sportivi, calcistici in particolare, e la loro debordante onnipresenza (quasi, ore 24) televisiva . 

- lo sfruttamento della condizione scolastica degli studenti per irreggimentarli in occasioni pubbliche, e l'uso smodato e crescente nelle manifestazioni dei simboli nazionali (come bandiera ed inno) o campanilistici, sagre, rievocazioni storiche di tornei, palii, e battaglie o quant'altro possa costituire elemento non solo di celebrazione, ma contemporaneamente di attrazione (con modalità sempre più invasive di luoghi memorie e momenti privati dei cittadini (le famigerate notti multicolori, con le ogni dove risorgenti Sacre paesane ed altri simili esempi di proposte di specchio di imbonimento al turista e di riconoscimento nei propri presunti caratteri distintivi locali al residente.

 

EXPO

Conquistato dopo strenua e dura battaglia con Smirne in Turchia e dopo aver braccato al femminile i maggiori gangli decisionali a livello internazionale (con Bracco appunto e con Moratti in prima fila), Milano si mostra al mondo con un'esposizione che ha come riferimento il tema grandioso e critico, di nutrire (sfamare) il Mondo senza compromettere l'ambiente. L'Impero ed il suo indelebile imprinting è presenza evidente e centrale già nei Cardo e Decumano che ne costituiscono la struttura portante; su di essa un fiorire di fantasie architettoniche, di funambolismi costruttivi alla moda e stressata ricerca del capolavoro quasi a trasformarla in una rassegna artistica/modaiola (di griffes e loghi più o meno professional-turistico-ambientali-alimentari) internazionale. 

Meraviglia a go-go (“èpater les bourgeois”, per prima indispensabile cosa, “alla fiera dell'est..”). 

Grandi successi annunziati di partecipanti e visitatori (11 già, no 12, ma presto 20 milioni di biglietti venduti in ogni parte del globo) in contemporanea con le (auto)critiche recriminazioni e chiamate di responsabilità incrociate dei rappresentanti più autorevoli delle istituzioni coinvolte; sempre però smorzate da invisibili chiamate all'ordine dell'ottimismo di prammatica e di altrettanto invisibili pentimenti le cui vie, si sa, sono misteriose, per ritardi, inadempienze, infiltrazioni.

Ma, i visitatori! Chi ha partecipato finora e me ne ha riferito, mi dice che se non fossero state presenti le falangi delle classi di studenti in visita scolastica/culturale programmata, promozionata ed autorizzata, il grande corridoio semicoperto ( alla simil-emi-covered bazaar!?) sarebbe stato quasi deserto. Quelli che c'erano stati inviati erano però, almeno, solo in parte in divisa, così che solo un pensiero fastidioso e maligno potesse richiamare il dejà-vu di una mini adunata (marina ma “nostra”, non oceanica) di passati Regimi. Fiera commerciale di promozione e sponsorizzazione, di lancio e celebrazione di leccornie e curiosità, di eccellenza tecnologica e di sofisticazione a tutti i livelli, buoni e meno buoni, si dirà. OK, ma il tutto ci espone non sempre secondo intenzione e decoro nei confronti di destinatari assenti o rappresentati spesso proprio dai loro persecutori. Non si rileva alcuna defezione di sostegno degli organi di informazione, soprattutto pubblici, d'ordinanza; come sempre ”a disposizione”. L'effetto è quello di un'esecuzione da raffiche continue di EXPO di tutti i calibri. Mirate al petto!, o meglio, al ventre! Certo che l'export di vini ed altri prodotti di lusso, millesimati e carrozzati come fuori serie, forse non hanno precisamente come target gli affamati del mondo.

Il regime è ipocrita magniloquente opportunista esibizionista e celebrativo.

 

EMMA

Emma Bonino, la nostra “Emma for President” (ex Commissario e Ministro, e for Mister Pecs,...), annunzia, a “Radio Radicale” (unica citazione, come fonte, della fonte di provenienza) con il giusto tono di umana commozione e con il timbro della dignità morale di un' eroina) di “avere, ma di non essere” un cancro. Tutti gli organi di comunicazione di Regime che hanno accuratamente miniaturizzato, con il taglio di tempi e presenze concesse, le fattezze, dopo la loro decapitazione in una esibizione da reale Mato Grosso, di tutte le iniziative Radicali della Nostra ed averla così estratta come un mollusco dalle sue valve per lasciarla nuda d'identità, se non quasi sempre fumettisticamente o sacramentalmente, e facendone da qualche tempo un'icona unica, laico-confessionale, di rappresentante delle istanze e delle eccezionalità della donna universale (mai Radicale, pur se alle volte, càpita, un poco troppo “radicale”) l'hanno celebrata e riprodotta come un'eroina d'antan, o forse meglio la riedizione di un mitico centauro al femminile alleato e non contrapposto alle amazzoni, fatto di mezza Thatcher e mezzo (poligender) Gianburrasca/Angelica Marchesa degli Angeli, ma oscurando il consorte-compagno in entrambe le interpretazioni di ruolo.

Senza sfregi e cicatrici deturpanti o i segni di una borghese mediocre rispettabilità, Marco Pannella con i suoi due cancri, magrori, ed il recente codino è stato così scollato e separato da tante dimostrate qualità, nazionale ed internazionale, e potenziale grandezza.

L'annuncio della guarigione con la sparizione totale del cancro alla luce degli esami clinici effettuati che la restituisce alle politiche (in white label) ”che le stanno a cuore”, ha il segno dello straordinario, del meraviglioso, del sorprendente...“del miracoloso” (un piccolo giornale è arrivato ad attribuire la miracolosa (il primo miracolo di Francesco?!) guarigione alla telefonata che il Santo Padre non ha rifiutato alla nostra Emma colpita dal terribile evento. “Santo subito Lui, Francesco II” (e Renzi?), e magari santa sempre Lei (con un “lunga vita” ad ” Emma miracolosamente rinata a nuova vita e nuova politica”; da ora in poi, però, ovvero dalla perseguita e quasi conclusa cancellazione del partito Radicale in mille modi antidemocratici, come in un processo di esecuzione di una condanna profferita e programmata alla “damnatio et memoriae” auspicata dal Regime ed emessa da chissà quali delle innumerevoli e poco visibili “magistrature” di riferimento .

Il regime è provocatorio celebrativo (santi ed eroi, miracoli ed apparizioni a josa) mistificatorio/opportunista (religioso/superstizioso) spregiudicato, necrofilo.

 

JUVE E LE ALTRE

Devo rifarmi ad un'altra delle mie passioni acquisite e coltivate (nobody's perfect!) per continuare ad operare sul tavolo anatomico il Regime, come in un attualizzato Rembrandt.

A far da Testimonial del clash annunziato e promosso da molti fra le generazioni, quantomeno dal Monti editorialista del Corsera in poi, la squadra di calcio che porta quel nome (Il film” Youth” di Sorrentino, a Cannes, l'ha tempestivamente iconizzata a livello internazionale) spopola da quattro anni nel panorama isquallidito da corruzioni scommesse truccate ed altre miserie, dei campi sportivi in Italia, ma non solo; nell'arena forse più in vista, fra i tanti, troppi, stadi che sorgono come funghi a procacciare l'assegnazione di eventi di livello internazionale piuttosto che a far da possibile “infrastruttura necessaria” ad ogni regime assassino (remenber Argentina! di gran moda ed attualità anche per Altro).

La Juventus, società con Agnelli ed Allegri rispettivamente alla cassa ed al timone dopo il triennato glorioso del ”Conte delli Conti”, occupa , assieme alle comprimarie di tutte le prime, seconde ed ulteriori serie nazionali italiane oltre che europee ed ultra, ogni sera della programmazione in diretta o in differita, ben sgranate a far sì che non rimangano vuoti nell'ormai codificato “soma” nostrano.

Tutti alla presenza indiretta e surrogata della celebrazione collettiva di massa della palla, cui sono chiamati a far parte, in TV, ben più che ad una mensa, tutti i bimbi del mondo in mille colori, fogge e condizioni fisiche ed economiche. Le associazioni caritatevoli che li reclamizzano perché li si assista sono a volte gli sponsor dei più prestigiosi, e costosi, club a livello internazionale, in gara con sceicchi e tycoon vari (non ci sono confini geografici segnati da ideologie ”di classe”, ormai sembrerebbe , almeno di quella classe che non sia la grande bravura in uno sport.

Come nel ”1984” orwelliano l'alcool, o il suo sostituto ”soma” nel “The new brave word” di Huxley, sembra finalmente possibile, e senza le stesse conseguenze da pagare, smontare il portellone blindato della esecrazione ufficiale per rivelare che il ricorso a sostanze psicotrope leggere è da sempre non solo diffuso come ordinario e quotidiano in quasi tutti i ceti di tutte le latitudini del pianeta ma che è una perseguita manovra di ottundimento della realtà in una sua virtualizzazione progressiva rapportata allo sviluppo di tecnologie di supporto in grado di potenziarla, a rendere possibile “il Governo (regime)” di popolazioni sempre numerose e più miste, eterogenee, volubili, incontrollabili. Alla verità di quel che accade e soprattutto è accaduto e potrebbe accadere si preferisce sostituire l'artificiale speranza/illusione/fantasia che gli schermi proiettano e rimbalzano a fare di monadi/scoglio, degli atolli, degli arcipelaghi.... circondati da un mare dove sia possibile navigare per diletto e distrazione e non per necessità vista la possibilità di comunicare, e, a breve, di inviare, in tempo reale a distanza, con una nitidezza e pienezza di rappresentazione dei contenuti scambiati oltre che di visione dell'interlocutore senza pari nella memoria di ciascuno. Così si somministra non il cibo integrale, ma un suo preelaborato almeno parzialmente, una sorta di Plasmon per tutte le età di agevole digestione, da ingerirsi ad occhi aperti guardando alla sua nuova variante che viene promossa in video. Con la Fiction, lo Sport, e nello sport con il calcio, in attesa di qualcosa “di più estremo (“si dirà radicale”?, del tipo sperimentato con successo per secoli al Coliseum, ad es.); sono il filo che attira al divano, anche solitario, il possibile ribelle, o disadattato, o autolesionista. Il Regime si preoccupa di tutti.

Il regime è eccessivo enfatico, maniacale, invasivo, provocatorio, esibizionista. E opera con dosi sempre crescenti contro l'astinenza.

 

PRONTI IN DIVISA, MA IN ATTESA DI ROLLERBALL O DI HUNGER GAMES O GIÀ IN GUERRA (E FORSE MONDIALE, PLURITEATRO O “A PEZZI” COME FRANCESCO LA PREANNUNCIA PROFETICAMENTE; E CERTAMENTE ATOMICA).

I regimi dittatoriali storici più recenti, di destra o di sinistra si riconoscono come nel loro momento di autocelebrazione preferito, nelle parate militari, nelle cerimonie con presenze istituzionali di forze armate o di sicurezza, piuttosto che di altre categorie di esponenti istituzionali più o meno togati. Il laticlavio, la divisa, la maglia, con il contorno obbligato delle forme di celebrazioni convenzionali più qualificate e tradizionali di complemento della veste che attribuisce identità istituzionale, sono da sempre la via alla irreggimentazione, militarizzazazione dei cittadini che si trovano “in- vestiti” di ulteriori gradi di dipendenza gerarchica rispetto a quelli da essi stessi scelti o prescritti dalle loro libere scelte precedentemente effettuate.

Il Capo ha varie possibili identità: il Maestro, il Comandante, il Prefetto/Sindaco/Podestà, il Capitano (della Compagnia o della squadra), il Direttore d'orchestra/o didattico, il Preside. Più queste figure sono nettamente ritagliate con un potere non discutibile ed assoluto sui sottoposti, tanto più viene semplificato il processo di produzione, ad ogni emergenza od occasione, del comportamento collettivo più auspicato e/o necessario. L'attesa e la preparazione cui sono sottoposti i sudditi di un Potere assoluto è per l'inevitabile conflitto; spesso sperato ed addirittura indispensabile per cementare identità comuni costruite su esperienze condivise. La guerra, quando non è dichiarata, è sempre in attesa, come momento delle verità nel conflitto di potenza che la violenza impone a scadenze non sempre programmabili ma ineluttabili per il mantenimento dell'ordine costituito.

La mobilitazione assume le forme più consone all'età ed alle caratteristiche dei destinatari nella formazione alla loro collocazione nei futuri ranghi. Dell'esercito civile o della postazione in Moschea, Chiesa o Sinagoga. E persino nelle vicinanze dei monasteri buddisti, o nelle giungle.

La battaglia democratica contro la militarizzazione totale e l'assunzione della violenza come regolatore unico delle dispute fra Istituzioni/Paese, trincerate in Nazionalismi, e per la sua sostituzione con una libertà (di e da) che solo la nonviolenza assicura senza pregiudicare le diversità degli individui/persone, è l'alternativa unica possibile al Regime. Vessillo e fanfara, orifiamma, labaro e gagliardetto potrebbero essere vissuti per ciò che hanno rappresentato: forme primitive di identificazione comune finalizzate ad azioni collettive violente di masse di esecutori guidati da, uniche autorizzate, qualificate Guide.

In luogo di un Fuhrer o di un Caudillo, di un Duce, di un Papa- Re o di un Imperatore è possibile che aumenti e si diffonda, da libero a libero, nella nonviolenza della conoscenza , una autocoscienza che si basi prioritariamente sull'essere; in una condizione di libertà che ci affranchi senza costrizioni sempre più dalle vere e proprie mutilazioni che come genere umano infliggiamo a coloro ad a ciò con cui veniamo a contatto; e di cui dobbiamo essere consapevoli costituiscono ancora, purtroppo, come l'assenza di un linguaggio comune, un nostro grave retaggio. In una tale conquistata condizione il Regime sarà impedito a sviluppare le proprie funzioni di dominio, controllo, intimidazione, sanzione, e governo.

Libertà e conoscenza sono il non regime.

 

LA POSTA IN GIOCO

L'alternativa che solo in questo contesto si offre è quella fra l'accettazione passiva di una condizione, sopportata come naturale, di “suddito rassicurato” e la ricerca consapevole della dignità rischiosa di cittadini responsabile; fra la fruizione, grata, del prato recintato ed intercluso assegnato al gregge di appartenenza per nascita o per selezione e la ricerca spasmodica della scalata titanica al Cielo della parte immortale di sé come partecipe del genere umano.

La nonviolenza del riconoscimento in ciascuno di un'opzione sia divina che brutale è il tratturo che guida, al traino di una speranza continuamente rinnovantesi, alla trasformazione della perpetua crisalide dell'uomo in un essere meno incompiuto e più grato alla vita. E noto a sé medesimo, senza illusione.

La minaccia da scansare e da battere è costituita dalla inarrestabile trasformazione, in assenza di lucido contrappunto, di ogni menoma possibile Ragion di Stato, di volta in volta, in Diritto di Stato (o di Stati che siano), a costruire una struttura di costrizione sempre più impenetrabile che, pretendendo la dignità di Diritto, e così impedendo legittimamente ogni crescita e trasformazione della nostra identità, ridurrebbe a deformità ulteriore ogni quantum di attivazione che fossimo in grado di attivare.

Notizie Radicali: il giornale telematico di Radicali Italiani - Direttore: Valter Vecellio
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