Direttore Valter Vecellio. 1 year 39 weeks ago
Laura Arconti

Compio novant’anni, e sono una delinquente

«Il Partito Radicale proclama il dovere alla disobbedienza»
(dal preambolo allo Statuto)

Domenica 7 giugno compio 90 anni; era domenica anche quel sette giugno del 1925, quando sono nata. 

Non mi sembra possibile, non riesco a convincermene… Ma, se guardo indietro, vedo tanti avvenimenti e tante persone: dunque dev’essere vero che ho vissuto per 90 volte trecentosessantacinque giorni, più i 22 degli anni bisestili. Trentaduemilaottocentosettantaduegiorni.  

Sono sempre stata una cittadina tranquilla, ligia alle leggi, rispettosa dei regolamenti, sincera e puntuale contribuente fiscale, con tutto il dignitoso corollario dei soprusi inflittimi dalla patria burocrazia e con tutta la dovuta indignazione per i comportamenti scorretti di molti concittadini.  Di conseguenza sono stata additata ad esempio da alcuni, ed irrisa da altri, il che è ovvio, comprensibile ed abituale.

A questa tarda età sono diventata “delinquente”, violando l’articolo 73 della Legge Iervolino Vassalli, modificata dal referendum radicale del 1993, ed infine ulteriormente modificata dalla legge Fini Giovanardi, che una sentenza della Suprema Corte ha poi definito incostituzionale. 

L’art.73 punisce come reato penale la produzione e il traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope.  Tanto per capirci: se una persona compra dallo spacciatore sul libero mercato di strada una o più dosi di cannabis per uso personale, non è perseguito penalmente ma subisce solo sanzioni di tipo amministrativo. Se invece coltiva sul balcone di casa la cannabis che gli occorre per uso personale, è responsabile di un reato che è punito a norma di codice penale.  Una persona di buon senso probabilmente si meraviglia di questa strana dicotomia legislativa, ma c’è di peggio: è penalmente perseguita la coltivazione di cannabis, mentre i semi utilizzabili per la coltivazione si vendono liberamente anche online. 

Ho commesso un reato sul balcone di casa mia, mettendo a dimora un seme di canapa indiana selezionato per produrre principi attivi destinati alla terapia antidolore in alcune gravi malattie. Sono recidiva, perché ho commesso lo stesso reato il 25 aprile dell’anno scorso, quando sul terrazzo dell’abitazione di Rita Bernardini, segretaria nazionale di Radicali Italiani, ho messo a dimora sei semi dello stesso genere. Quel giorno eravamo in tre a commettere il reato: Rita, Marco Pannella ed io. A norma di legge, costituivamo una associazione per delinquere, il che è una seria aggravante. Il prodotto di quella coltivazione era destinato ai malati del Club “La pianTiamo” di Racale in provincia di Lecce: al XIII Congresso del Movimento Radicali Italiani, il primo novembre 2014, volevamo consegnare il prodotto ad Andrea Trisciuoglio, il leader del Social Cannabis Club di Racale. Ovviamente noi tre “coltivatori” eravamo presenti al Congresso: io che lo presiedevo, Rita Bernardini Segretaria, Marco Pannella Presidente del Senato del Partito Radicale; e c’era anche Andrea. Un ufficiale di polizia, (la Polizia era stata debitamente avvertita a nostra cura) arrivò nella sede del Congresso, requisì il prodotto nonostante le proteste di Trisciuoglio, e stese un verbale: soltanto in tempi successivi ho saputo che per quella azione delittuosa, da noi tre compiuta congiuntamente in associazione, solo Rita Bernardini era stata incriminata. Rivendico il mio buon diritto a rispondere penalmente del reato commesso: nel tentativo di ottenere il rispetto di questo diritto, sto reiterando il reato e sto rendendo pubblico il mio comportamento delittuoso come so e posso, con i mezzi a mia disposizione.

Perché mai un cittadino di specchiata moralità, che ha vissuto una lunga vita irreprensibile, decide improvvisamente di violare la legge? 

Non fatemi sentire la solita assurda ipotesi, che io lo faccia “per protesta”. La sola sterile protesta non serve che ad aumentare il senso di frustrazione e a suggerire azioni violente: non è cosa da Radicali.  Noi Radicali -e non da oggi- sosteniamo una proposta, che è alternativa alle leggi criminogene e liberticide. Come sempre, chiediamo legalità: vogliamo che la cannabis, ma anche le droghe cosiddette “pesanti” vengano legalizzate e regolamentate, né più né meno di come sono legali e regolamentati l’uso del tabacco e dell’alcool. 

Mi autodenuncio per aver commesso il reato, e cerco un magistrato disposto ad incriminarmi, così come vengono incriminati tanti cittadini, e tanti vengono anche messi in carcere per lo stesso reato. Desidero rendere pubblico un appello, che ho già rivolto per il tramite di Radio Radicale nella registrazione video della mia disobbedienza civile, alle persone che come me hanno sempre vissuto da cittadini onesti e non hanno mai violato la legge: ripetete la mia azione di disobbedienza civile coltivando sul balcone o sul davanzale di una finestra di casa vostra una piantina di marijuana, e quando avrete cominciato la coltivazione scrivetelo a Rita Bernardini o a Laura Arconti, presso il Partito Radicale, via di Torre Argentina 76 – 00186 Roma. Scriveteci, firmando col vostro nome e cognome e dicendo il luogo in cui state coltivando la pianta. Se saremo in molti a farlo, anche le ottuse menti dei legislatori si apriranno. 

L’obiettivo della disobbedienza civile è di ottenere dal Parlamento una legge che legalizzi con norme precise tutte le droghe: solo così si possono battere sia la narcomafia che tutto il mondo speculativo legato allo spaccio, e la corruzione politica che spesso ne deriva. 

Non dobbiamo mai dimenticare che il proibizionismo è causa di morte e fonte di crimine.


 

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