Direttore Valter Vecellio. 1 year 35 weeks ago
Guido Biancardi

Il nodo di G

Troppe notizie da troppe fonti e campi diversi fanno forse male a chi ha costruito dentro il proprio cervello le sinapsi che sono in grado di metterle in relazione fra loro, a costo di doverle creare perché non ancora disponibili. La conoscenza ha questo passaggio difficile: che elementi contraddittori fra loro ed apparentemente distanti da un nucleo di senso comune si addensano poco a poco sino a costituirlo man mano che le interconnessioni neurali si sommano, sovrappongono, accavallano o prendono posizioni laterali di supporto sussidiario di altre, principali spesso solo perché prime nella loro formazione e nella loro conseguente esperienza. La costruzione del profilo delle conoscenze filtrate esteticamente che riesce a connotare l'esclusivo patrimonio di ciascuno di noi, tanto più è completa e ricca tanto più può essere assimilata al mitico nodo di Gordio che legava fra loro il giogo (da cui la capacità di carico e di sostenibilità per “il portatore”), con il timone (ovvero la disponibilità e la potenzialità di orientamento della verità sempre e solo di spettanza divina nella sua pienezza ), rappresentati nel carro di Zeus.

Il nodo di G. (come Gordio, la città in cui era conservato) tanto arricchito da infiniti apporti e rettifiche da risultare inestricabile per la perduta individuabilità della sequenza delle legature, in successione o integrazione, dalla fune aggrovigliata all'infinito, quasi, da cui era costituito fu tagliato da Alessandro il grande, tanto grande quanto la sua destinazione al dominio” anche” dell'Asia che il controllo del nodo avrebbe garantito e che egli aveva semplicemente confermato senza prova realizzandolo, pur sottraendosi alla verifica che lo avrebbe indicato coram populi come il predestinato.

Solo chi è tanto grande da possedere, per esserselo attribuito, di un destino più grande di quello promesso dall'oracolo del dio può (e forse, meglio, deve) superarne le regole imposte senza incorrere nell'estrema sanzione di chi, con Ubris, si apparenta agli dei.

Il nodo di G (ma stavolta come Grecia/Grexit, non sfugge alla regola della necessità che le grandezze in gioco e la loro conseguente potenza in relativo siano rispettate come tradizione imporrebbe, ovvero con il “erit superior deus”; Napoleone autoincoronatosi della corona ferrea ne diede un'altra dimostrazione patente e più vicina a noi nel tempo della memoria. Solo come in una neo- tavola Arturiana riempita dai 19 cavalieri con posti assegnati che cercavano disperatamente di trasformarla da tonda in ovale all'inseguimento, inconsapevole per i più, di un destino/potere migrato ed ormai transoceanico più che comune e mediterraneo, restava a costituire fisicamente il simbolo del limite fondativo autoimposto della pari dignità fra loro, smentita dal viluppo di ogni atteggiarsi delle espressioni del volto e di toni degli intervenienti. Il taglio di questo nodo è pur avvenuto, lo sappiamo, ma solo quando, a cose fatte, si è riaperta la porta che escludeva i cavalieri dal resto del mondo. Come è avvenuto il taglio, visto che certo di una dipanazione sapiente ed impossibile certo non si è potuto trattare? La notorietà degli eventi e delle prese di decisioni che fatalmente coinvolgeranno parti sempre crescenti dell'umanità ha bisogno di un'ombra protettiva perenne che escluda lo sguardo e la testimonianza della storia perché questa possa vivere, “nonostante”, nel dipanarsi/aggrovigliarsi ancora in mille reiterati tentativi purché non si interrompa tragicamente il corso degli eventi sottratto al controllo della civiltà.

Il terzo nodo di G (di Guido nel mio caso) come iniziale del nome di un Radicale come me ignoto e storico allo stesso tempo ed in ogni caso meno celebrato di altri rappresentanti connotati da altre sigle, con la primeggiante M, di Marco, sta nel riuscire a dare un apporto indispensabile al fondere in un progetto unico e polivalente concepito in contemporanea ed applicabile a latitudini culturali oltre che geografiche molto diverse tra loro ma non così distanti dal doversi ignorare reciprocamente, che sia magistralmente plurisfaccettato come una gemma nelle sue costanti componenti culturali; conservatore quindi dell'indispensabile per la sua riconoscibilità in nuce da tutti gli idiomi culturali esistenti e nel contempo irriconoscibile da coloro che cercano, come tanti Erode, il nuovo nato per sopprimerlo in fasce; superiore, quindi, per la salvezza dell'umanità, ad ogni tentativo di frustrazione.

Oggi quella G, si confronta e misura con una M. maggiore di Marco Pannella (“badato!?” secondo alcuni dalla stessa M. di un Matteo Angioli così come dalla R. Di Rita Bernardini e dalla V. di Valter Vecellio) ed un'altra ancora, minore ma identica nella sua articolazione ambiziosa, quella di Marco Cappato certo ridotta ma, in prospettiva “di durata”, pretesa come più equivalente.

Da quel che appare svelato all'alba nella anticamera delle cerimonie incensata dai fumi mistici dei grani d'incenso selezionati per essere bruciati nel turibolo quotidiano di Stampa e Regime dall'officiante sacerdote di turno in carenza del grande sacerdote; anch'egli, ma diversamente, M (da Massino Bordin).

E' un apporto indispensabile anche il mio al progetto di sostituzione con una formula più vitale quale quella concepita ed in parte realizzata come Partito Radicale Nonviolento Trasnazionale Transpartito (e Democratico, Laico. Liberale, Libertario, Antiproibizionista e Libertino...), quelle di tutti i regimi concepiti dall'umanità per disperazione, nati come speranze e decaduti in caricature orrende di se stessi quando resi “reali”?

Il filo si può dipanare almeno per una parte non irrilevante del gomitolo, le decadi contemporanee: 

Nonviolenza come antidoto alla violenza della guerra e della distruzione in potenza tanto minuziosa e totale quanto mai nel passato - democrazia Montesquieuiana e scozzese diffusa e connaturata allo Stato di Diritto, anche policulturale e plurietnico - unificazione delle diverse realtà democratiche in federazione secondo il protocollo di Ventotene - dualità anche antagoniste irriducibili riunite secondo tale formula come non antagoniste e collidenti, dipanate dalle mani sapienti a tenere i cordoli della matassa, di un Dalai Lama non più regale ma riconosciuto e (da M.P.) riproposto premio nobel per la Pace che (secondo una non molto conosciuta premonizione di un lama tibetano che preconizzando la liberazione dei destini del Tibet e del mondo citava come autori del venturo prodigio i nomi di luoghi e paesi a lui stesso ignoti, quali, Italia e Stati Uniti d'America) perché sostituisce la parola indipendenza con autonomia culturale e partecipazione (di una delle Cine nella Repubblica Popolare Cinese) e rivendica il ruolo nonviolento del suo popolo come sostegno e stimolo di miglioramento, con superamento delle attuali forme ostative, del le condizioni del popolo di assoluta maggioranza ma non egemone, degli Han; così come il trattato De Gasperi-Gruber di un territorio trilingue a cavallo delle Alpi orientali reclamato da popoli in diversi linguaggi e riferimenti storico-culturali, prospera e fa da traino e capofila ad analoghe possibili soluzioni per Israele e Palestina, e quindi la Cina con Tibet e Xinjiang degli Uiguri. Pannella al Dalai Lama l'ha suggerito, come mormorandone dolcemente all'orecchio il nome (e rivelandone l'esistenza quale possibile via di soluzione al dilemma uno o due stati per uno o due popoli) e da lì, toltavi la propria sigla, si è esteso a possibilità per il mondo. Io, intanto, mi sforzavo di proporre, ingenuamente, mentre proponevo Pannella alla candidatura a Segretario generale dell'ONU, che la costitutiva formula statutaria “pluritessera” del partito potesse trovare realizzazione anche geopolitica con statuti di doppia nazionalità condizionata dalla condivisione/assunzione reciproca di identità comune e testimoniata da documenti ufficiali d'identità inediti, ma che l'evoluzione tecnologica rendeva alla facile portata, fra aderenti e proponenti , fra destinatari e comprimari di un destino progettabile in comune ed in comune sostenibile anche nel caso di confronto numerico per la maggioranza.

Ma lo sforzo maggiore da sostenere è sempre quello nei propri confronti, una reale jihad radicale; perdersi come esistenza celebrata e santificata nei modi più religiosi o laici perché venga alla luce “il proprio concepito” sia un'opera che un esistenza. Avvertiti che i tempi residui di vita, concessi o conquistati, non sono che moltiplicatori, ed insieme deviatori/dirottatori possibili se non assolutamente dominati e controllati da una consapevole follia/estasi creativa, al punto da prospettarsi come autocreativa. Basta che non svilisca mai nella ricreazione della pausa scolastica o del luogo sempre più onnipervasivo di sperimentazione delle distrazioni (dall'oratorio-scuola alla fatica risarcita chiamata lavoro che non produrrà mai risultati creativi.

L'ossessione mistica sfiora tale tipo d'esperienza. Nulla è più diverso da quel che si desidera più di se stessi, confermandolo con la propria vita. E nulla a che vedere (la Prudenza è virtù teologale) con il surrogato spacciato per “originale” dagli esagitati esegeti delle mode di turno; o dagli impassibili adoratorio e collezionisti oltre che “sgranatori coatti di aporie”.

Il limite della perdita di sé per la conquista della vita per l'altro resta però fermo, immobile come davanti ad un abisso: la rivendicazione della conoscenza come diritto acquisito dell'Umanità e sancito in sede ONU in luogo di un'inafferrabile “verità” fosse pure esprimibile solo al plurale; non ci si può rendere complici della inintelligibilità insincera voluta di un messaggio, o della disumanità di un fine tradita dalla scelta del mezzo.

Conoscenza e verità che si realizzano fondendosi nel Satyagraha nonviolento non sono solo compatibili, ma consustanziali (un regime può agire con la autodenunzia di sè come tale ovvero nella penombra della propria indeterminata consapevolezza, ovvero in più o meno totale irresponsabilità). Non solamente da promuovere e perseguire intrepidamente ma da riconoscere come sorgenti della vita.

Esistono le stagioni degli umani e non, degli esseri viventi e senzienti. Per ciascuna specie esse sono diverse fra loro come durata necessaria ed indispensabilità di elementi richiesti.

La “durata” è un continuum di qualcosa che può/deve cambiare essenza nell'evolvere del soggetto che dura e delle sue necessità. Per un cucciolo d'uomo il continuum è rappresentato da tenerezza / amore incondizionato da erogare in forma di trasfusione intersoggettiva da una figura genitrice che ha da essere riconosciuta come “onnipotente” da un cucciolo che vi si rivolge e ne dipende “come impotente”. Lentamente il processo generativo- educativo realizza il frutto del concepimento; ma guai a non sostituire nel continuum il potere dal sollievo certo di una pseudo verità erogata in affabulazione amorosa che sottrae al bimbo l'ansia dell'accostamento brusco ad una realtà cui risulterebbe totalmente impreparato se la dovesse affrontare da solo e senza riferimenti di sostegno che rialza il livello della speranza man mano che essa si brucia come un carburante utilizzato da una macchina. La durata dovrà essere garantita dalla sostituzione/integrazione della tenerezza amore che è l'unica testimonianza della possibilità di sfuggire gli incubi ed i pericoli dell'esistenza, con la responsabilità/dignità/amore che pretende e produce consapevolezza e piena conoscenza di ciò che avviene assieme alla sapienza delle conoscenze di ciò che quel che avviene determinerà (o potrebbe determinare). La luce cruda della verità anche più laida e sconvolgente dovrà via via stimolare le funzioni” visive” di chi, lasciato in tiepida perenne penombra ad osservare ombre e fantasmi “amorevoli” finirebbe per rimanerne privato per carenza di scopo sperimentata ben più che per uso insufficiente. L'atrofia della consapevolezza per interruzione del flusso della percezione-conoscenza conduce alla ignoranza contagiosa della perdita del riconoscimento, dell' autostima e del desiderio di vivere.

Per salvare dalla sofferenza ecco, allora, la proposta del dono mostruoso della perdita del senso di sè?

Con il seguito delle sempre sperimentate come immancabili catastrofi nelle relazioni con gli altri?

La bugia pietosa, per bimbi o persone carissimi infragilite dalla prossimità al dolore ad alla morte non può essere spacciata come elisir universale per ogni male.

Nella vita come in politica; che vita è, o nulla.

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