Direttore Valter Vecellio. 1 year 25 weeks ago
Mauro Fonzo

Per il progresso delle idee liberali dal monoteismo nessun ruolo propulsivo

È sorto un dibattito, nel corso di una delle riunioni di mezzodì a Torre Argentina, circa il giudizio che sia possibile dare sul monoteismo o sui monoteismi. La posizione di Marco Pannella, in proposito, appare, come è noto, per nulla confessionale ma ciò nonostante volta ad accreditare ai monoteismi, sul piano culturale, una rilevante e centrale funzione nel processo storico di consapevolezza del valore della persona umana. Il monoteismo, secondo Pannella, avrebbe avuto il ruolo di liberare le coscienze. La mia posizione è, al contrario, quella di non ritenere che per il progresso delle idee liberali, vi sia stato un ruolo propulsivo e marcatamente positivo del monoteismo. Il dato storico, innanzitutto, per come lo conosco, rende evidente il contrario. Prima dell’avvento del monoteismo o - meglio - prima che monoteismi apparissero ed avessero grande successo, venne (apparve, fu manifesto… e che manifesto, fu!) l’esclusivismo. Cioè avvenne che alcuni gruppi umani (gli Assiri, tra i primi) condensarono la propria religiosità nel rapporto esclusivo con una determinata divinità (per gli Assiri, era il Dio Assur; di cui il Re si definiva il braccio armato, mentre, i popoli nemici degli Assiri, dovevano venire sottomessi in quanto empi e puniti se resistevano al dio Assur). Dall’esclusivismo (ad ogni popolo, il proprio Dio) al monoteismo (Uno solo, è il vero Dio) il passo fu brevissimo. Prima ancora - e quello che più conta, per un periodo estremamente lungo -, la culla delle maggiori innovazioni nel rapporto tra religione e cosa pubblica fu l’Egitto dei faraoni. Allora, il dato religioso pubblico, in quell’età lontanissima, venne sempre ad essere congiunto al Tempo ed alla Persona. Un patto connaturava, allora, il fatto religioso. E lo connaturerà per millenni ancora. Questo patto era - per definizione - un patto che prevedeva un termine: aveva una scadenza. La scadenza (sempre) coincideva con la morte del contraente più forte fra quanti - tutti - partecipassero nel patto. Questo patto recitava - più o meno - così: se lealmente onorerai (il Faraone) e porterai a lui, nei tempi stabiliti, i giusti doni, avrai la sua protezione. Alla morte del Faraone, le controparti deboli (le innumerevoli città e regnanti che godevano della protezione del Signore dell’Egitto) dovevano rinnovare il patto, con un nuovo Faraone, per mantenere quella protezione. Un nuovo patto doveva, dunque, nascere con ogni nuovo Faraone (che non di rado, giungendo a regnare, modificava, a suo personale gusto, gli Dei ai quali ci si riferiva e il pubblico e privato loro culto). L’esclusivismo, in questo antico patto, non esisteva. L’esclusivismo, verrà, infatti, “inventato” migliaia di anni dopo che questo processo, Faraone dopo Faraone, avrà plasmato i cuori e le anime dei popoli dell’area, che è quella, come sappiamo, dell’attuale Medio Oriente. La persistenza di tale rappresentazione mentale (Un Tempo, Una Persona), giungerà a dare i suoi effetti ben oltre l’inizio dei tempi storici. Un esempio. In pieno tempo di trionfo dei monoteismi, in coincidenza con morte del Profeta Maometto, certissimo monoteista, alcune tribù, tra quelle che avevano abbracciato la fede, ritennero sciolto il patto per effetto del trapasso del Profeta. Guai! Ne deriverà la prima guerra che, subito dopo il tempo profetico, combatteranno (e vinceranno) gli immediati successori del Profeta. Questo vuol significare che, quelle tribù che (guai a loro!) si ritenessero (ora come allora) sciolte dal patto, lo fanno sempre (come avverrà allora) seguendo un processo mentale che, rispetto al vissuto millenario di quei popoli, sembra a loro stessi pienamente logico ed intuitivo. Per l’esclusivismo al quale approdano i monoteismi, in questa successiva età contro-intuitiva, tuttavia, sarà vietato ciò che era stato, prima, sempre, la norma. Mai più permesso, rinnovare un patto! Al suo posto, al posto del patto a termine, che finisce con il tempo della persona alla quale ci si affida per una protezione, vige e vigerà un patto inderogabile in eterno, ove viene sancito che chi lo violi (cioè, voglia rinnovarlo) è apostata. In questo ginepraio, tra una prassi pluri-millenaria ed intuitiva ed una innovazione esclusivista contro-intuitiva: prima con gli Assiri, poi con gli Ebrei, poi con i Cristiani e, finalmente con gli Islamici si sono succeduti monoteismi e monoteismi: questo cortocircuito è il problema. Se questa è la storia, poco condivido lo spazio che tu concedi ai monoteismi ed ai loro capi (di oggi, di ieri o di domani). Di più, con-fondere noi laici con dei capi religiosi monoteisti significa fare conto di non vedere che l’integralismo attraversa i monoteismi come un loro limite strutturale assoluto. I capi dei monoteismi furono, sono e saranno naturalmente integralisti. Punto. Li si può con-patire. Possiamo con-prenderci e con-prenderli e possiamo (dobbiamo persino!) con-muoverci insieme ai loro rispettivi popoli, ma non possiamo non distinguerci dai loro capi. I capi religiosi dei monoteismi, infatti, laici, cioè, disposti ad un patto nuovo. mai lo furono, non lo sono e non lo saranno mai.

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