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Sergio Ravelli

Caso Tamoil: la durata e la durezza della lotta radicale vince ancora

Il 15 luglio scorso si è conclusa un'ulteriore tappa del “caso Tamoil”, una vicenda che ha segnato e sta segnando la storia della città di Cremona. E si è conclusa, ancora una volta, con la vittoria dei radicali cremonesi che, con la forza e la determinazione della loro iniziativa politica, hanno saputo essere protagonisti e determinanti nella difesa dei diritti di un'intera comunità, a partire dal diritto alla salute delle persone e dell'ambiente.

La vicenda è in gran parte nota e la riassumo brevemente.

Fin dalla metà degli anni Ottanta i radicali cremonesi sono stati i soli a battersi contro il disastro ambientale causato da una delle più grandi multinazionali del petrolio (la libica Tamoil, fino al 2011 di proprietà diretta del rais Gheddafi) che ha contaminato un'area di circa 1 milione di mq. di territorio situato lungo l'asta del fiume Po. Ciò è accaduto a causa dell'inerzia e dell'omertà di un intero sistema politico, economico, sociale e informativo, subalterno e spesso connivente con gli interessi di un management spregiudicato e irresponsabile.

Soltanto nel 2007 prende avvio la prima, seria indagine giudiziaria che nel 2012 ha portato a processo i principali manager Tamoil. In quel processo, che si è concluso nel luglio 2014 con la condanna di alcuni imputati per disastro ambientale doloso, i radicali cremonesi sono stati i grandi protagonisti attraverso la costituzione di parte civile del proprio segretario, Gino Ruggeri, il quale, esercitando con successo l'azione popolare prevista dall'art.9 del T.U. degli enti locali, ha rappresentato e sostituito in giudizio il latitante Comune di Cremona. Grazie a questa straordinaria e rischiosa (in caso di soccombenza tutte le spese sarebbero state a carico di Ruggeri) azione civica - messa in opera col contributo fondamentale di professionalità e competenza degli avvocati radicali Giuseppe Rossodivita e Alessio Romanelli e del geologo Gianni Porto - il Comune ha potuto beneficiare di una provvisionale di 1 milione di euro disposta dal giudice Guido Salvini, somma transitata direttamente nelle casse comunali nell'aprile scorso.

Dal giorno della sentenza di primo grado l'iniziativa radicale si è concentrata su una incalzante interlocuzione con la nuova amministrazione comunale per ottenere quel cambio di rotta rispetto al passato, portando direttamente il Comune di Cremona come parte civile nel processo d'appello, senza disperdere l'enorme “sapere processuale” accumulato dal pool radicale.

La decisione è finalmente arrivata il 15 luglio scorso. “La Giunta Comunale – recita la delibera approvata all'unanimità – decide di esercitare in via diretta l'azione civile presso la Corte d'Appello di Brescia, nell'appello promosso avverso la sentenza emessa dal Tribunale di Cremona a carico di manager della Società Tamoil Raffinazione. La difesa degli interessi del Comune è affidata all'avv. Giuseppe Rossodivita del Foro di Roma. La costituzione in giudizio è finalizzata alla spendita nel processo della propria qualità di persona offesa, qualità sostenuta in primo grado, mediante azione popolare esercitata da un cittadino/elettore, il Sig. Gino Ruggeri”.

C'è poco da aggiungere. Solo con la durata e la durezza necessarie la lotta radicale può ancora vincere.

* L'autore è presidente dell'associazione radicale di Cremona

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