Direttore Valter Vecellio. 1 year 39 weeks ago
Mauro Fonzo

L’uso possibile del ricorso alla giurisdizione. Lo strumento è pesto

Ulteriore motivo di discussione nel corso di una delle riunioni di mezzodì a Torre Argentina, è sorto circa l’uso che sia possibile fare del ricorso alla giurisdizione per conquistare spazi di libertà e democrazia. La posizione di Pannella, in proposito vede come centrali: Common Law; Stato di Diritto e ricorso alla giurisdizione. Dovrebbero essere questi –se ho inteso bene- i mattoni utilissimi ed adeguati per costituire la piattaforma delle prossime battaglie radicali per la giustizia. Bene, affronterò questo altro corno del problema. Proverò a chiarire il mio dissenso. Dissento sul peso che Pannella (quasi, monoteista del diritto) attribuisce a tale strumento. Lo strumento è pesto. Pannella  dice che dovremmo appellarci allo Stato di Diritto. Afferma che questo abbiamo sempre fatto. Si, certo, ma in quale contesto andremo, ora, a farlo? 

Il contesto, per come lo vedo è letale: manca e mancherà ancora per tempo e tempo, nell’opinione pubblica – tutta l’opinione pubblica -, sullo strumento del processo - luogo dialettico del diritto -, quella fiducia e quel consenso - generale - che necessiterebbe allo scopo: allo scopo indicato da Pannella, dico. Evocare la legge e il diritto – in un tale tempo del caos - può credersi opportuno? Vogliamo ricordare Cicerone? Certissimo monoteista del diritto. Dovette – sempre - piegare il capo avanti alla lorica di Cesare. S’illuse (quando pugnalato fu Cesare) di strapazzare, con il diritto, il pur munito di corazza, Marco Antonio (nemmeno fosse un qualsiasi Sergio Catilina! Suvvia!). Così affrontò il cesariano con rabbiose Filippiche. Marco Antonio si offese, venne preso a commilitone dal “fanciullo” Gaio Ottavio: l’erede designato di Cesare (catafrattato, pur’egli). Finale. La testa  tagliata. La  testa di Cicerone. Così, vinse Augusto alias lo stesso Gaio Ottavio. Che tempi! Molto diversi da questi nostri? Vediamo. Montesquieu disegna lo spartito dei poteri. Per ragioni di calcolo, divide gli aspetti. Secondo lui, l’orchestra promette di suonare bene, messa davanti alle eleganti coordinate di: x=Esecutivo; y=Legislativo; h=Giudiziario. Così: il Governo, spiegato con un’algebra fondata sulla ragione, esegue; il Parlamento, parallelamente matematico, produce l’ordine delle buone leggi; Giudici – sempre matematicamente- risolvono, i casi controversi, facendosi bocca delle buone leggi. Ma, Montesquieu semplifica! Ci consegna il codice di un ordinato spartito; ma non produce alcuna reale musica. Non si danno concerti solo con il legger a mente. Montesquieu parla agli iniziati. Ma oggi: chi suona? Abbiamo la sala? È acustica? Gli strumenti, i maestri d’orchestra e gli orchestrali, li vediamo? Insomma, voglio dire: cos’è il diritto di cui parla, Marco Pannella? Un geroglifico? Un pentagramma? Consenso

Solamente Consenso bisogna che sia: quello! Noi, infatti, chiamiamo diritto questa potente macchina in grado di contenere uno statuto forte e dotato di una razionalità speciale e potente… - E’ un Bene – ma… questa macchina si costituisce sul e per il consenso che raccoglie e sa raccogliere.  Non esiste (se non come mero grafema stenografico) un h(=Giudiziario) qualsiasi e tale che viva sempre ovunque lo si ponga a dimorare. Il diritto necessita di Consenso. Mentre oggi, ripeto manca e mancherà ancora per tempo e tempo, nell’opinione pubblica (che è quella che ha da dare il consenso… a chi suoni la vera musica), fiducia! Come risolvere il problema?

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