Direttore Valter Vecellio. 1 year 39 weeks ago
Laura Arconti

I Radicali e la sindrome da “ex”

Il Partito Radicale è diverso dagli altri: poco numeroso com’è (una volta in 60 anni ebbe 11mila iscritti ed un’altra volta raggiunse i 40mila, mentre di norma fatica a superare i mille) ha il più vasto numero di “ex” di qualunque altro partito. 

Raramente un partito politico vive a lungo restando uguale a se stesso, come è accaduto al Partito Radicale: gli esseri umani cambiano nell’aspetto come nella mentalità e nelle abitudini, e in più tendono a cambiare l’ambiente che li circonda. Trasmigrano da una formazione all’altra, si dividono e si riassemblano secondo un diverso schema, e spesso cambiano nome al loro partito, specialmente quando il completo rimaneggiamento della composizione ne richiede d’urgenza una diversa riconoscibilità. Non così il Partito Radicale, che è rimasto sempre lo stesso negli anni. Ci siamo sempre chiamati Radicali, siamo sempre stati convintamente federalisti europei, e non ci chiamavamo italiani neppure prima di diventare transnazionali. 

L’iscrizione è annuale: accade così che quando un iscritto non è più d’accordo con qualcosa (qualsiasi cosa, sia essa una mozione congressuale o il colore della tessera di quell’anno, o un comunicato stampa o anche solo il parere espresso da qualcun altro) decida di andarsene. Andarsene dal Partito Radicale è molto facile: basta non iscriversi più alla scadenza dell’anno. Ecco perché i Radicali hanno tanti “ex”, che diventano una preziosa riserva di caccia per i coltivatori del pettegolezzo, quando per qualche motivo si ritiene opportuno screditare i Radicali presso la pubblica opinione: infatti, dopo aver inventato molte notizie false, essi tentano di procurarsi le prove della loro diversa versione dei fatti. 

Attenzione, qui non si parla di iscritti che andandosene hanno deciso di non occuparsi più di politica: questi non sono “ex”: ci dimenticheranno, e di noi sanno ben poco. Neppure vanno considerati “ex” quelli che si dicono Radicali perché una volta o due hanno votato il nostro simbolo, o apposto qualche firma sotto i nostri referendum, o quelli che sono convinti di “aver sostenuto i Radicali” perché nel 1974 hanno votato NO al referendum sul divorzio. 

Sto parlando degli autentici “ex Radicali” che nel Partito Radicale hanno ricoperto incarichi, essendo stati Segretari o Tesorieri, oppure deputati, senatori o eurodeputati. E questi sono di diverso tipo, con relativi ben diversi comportamenti. Alcuni se ne sono andati per una qualsiasi impennata momentanea, si sono iscritti ad un altro partito, hanno fatto carriera, ma continuano a condividere le nostre iniziative, vengono a Capodanno o a Ferragosto a visitare le carceri con noi, si iscrivono puntualmente versando la quota, e non trascurano occasione per ricordare a tutti che sono al nostro fianco. Sono “doppia tessera”, ma sono Radicali al cento per cento, autentici liberali libertari, federalisti europei, cittadini del mondo come noi. Costoro, quando i giornalisti danno loro la caccia nei momenti difficili della nostra vita politica, speranzosi di catturare qualche confidenza o chissà quale segreta rivelazione, rifiutano le interviste o dichiarano di non saper neppure di che cosa si stia parlando. 

Poi ci sono quelli che se ne sono andati in cerca di una maggiore affermazione altrove: c’è stato un momento in cui avevamo stabilito che forse sarebbe stato meglio andare a far sentire la nostra voce e le nostre idee nelle altre case, invece di farlo dal di fuori, e questa fu un’occasione d’oro per quelli che da noi non riuscivano ad emergere. Costoro, se effettivamente hanno fatto carriera altrove, di solito si disinteressano di noi completamente.  Se invece altrove sono rimasti “peones” senza molto futuro al di là della legislatura in corso, ben presto si aggrapperanno a motivi ideologici per dare addosso ai Radicali ad ogni piè sospinto. E di motivi si fa presto a trovarne molti, dal divorzio all’aborto, passando per le disobbedienze civili antiproibizioniste sulle droghe fino all’eutanasia: la nostra domanda di legalità ha così ampio spettro che ce n’è per tutti, per i cattolici intransigenti come per gli estremisti delle manette facili e del “mandare in carcere e buttar via la chiave”.  

C’è infine la sindrome dell’ex dal fegato sofferente, invelenito da anni di rimuginìo dei ricordi negativi, quelli che a raccontarseli continuamente diventano ogni volta più grevi, allargano i margini, diventano macigni, e fanno male: fanno del male a chi se li rimescola dentro, e fanno male a quelli che ne pagheranno poi le conseguenze. Questo accade a coloro che non hanno fatto carriera altrove, sono rimasti il professor Tizio o l’avvocato Caio, oppure il Sempronio, possidente di vigneti ereditati. Questi, non appena in casa radicale ci siano problemi, non aspettano neppure che i cacciatori di pettegolezzi vadano a chieder loro un’intervista, ma si precipitano a spedire lunghi articoli sui propri ricordi e relativi giudizi, a qualsiasi giornale di cui conoscano il numero telefonico. 

E siamo arrivati al punto: il “dissidio” fra Marco Pannella ed Emma Bonino. O meglio, gli urlacci pubblici (addirittura per radio) di quel vecchiaccio grande e grosso contro l’esile scricciolo Emma così brava e simpatica. 

Che ghiotta occasione, per i rancorosi “ex” affamati di vendetta. Che fantastica via di fuga si offre a certi giornali, per ignorare le iniziative politiche importanti che i Radicali stanno perseguendo, e parlare invece di quella lite. Che Marco Pannella abbia avuto l’ennesima intuizione politica futuribile - la necessità di unire i destini del Medio Oriente arabo e dell’Africa mediterranea al nostro destino, avviando una comune transizione dalla ragion di Stato o di partito o di religione verso lo Stato di Diritto e la Democrazia - è cosa pericolosa, che va nascosta al popolo.  Che poi Marco stia puntando all’obiettivo ancora più ambizioso di ottenere che la proposta venga fatta propria dal Governo italiano alla prossima sessione autunnale all’ONU, e che il suo progetto ottenga ascolto in sede istituzionale: beh, tutto questo deve assolutamente esser tenuto segreto, fuori portata degli Italiani. E che cosa è utile allo scopo, più di una serie di urlacci di Marco contro Emma? 

Pannella e Bonino sono, entrambi, quel che si dice “persone di carattere”. Due “duri”, tenaci e testardi come muli di montagna. Sono due compagni accanto ai quali ho vissuto metà della mia vita, con cui ho diviso lavoro, fatica, ansie e tristezze, ma anche momenti di intensa gioia e felicità. Da entrambi ho imparato molto, io più vecchia di ciascuno di loro. Fra le mille cose del passato, c’è il lontano ricordo di una campagna elettorale: c’erano, allora, le Tribune politiche televisive, un mezzo per farsi conoscere dagli elettori, prezioso soprattutto per chi –come noi- non aveva danaro con cui pagare manifesti e pagine di quotidiani. Una sera l’esponente di un partito (non ricordo più quale, ma non fa differenza, chiunque egli fosse) utilizzò soltanto una parte del tempo che gli era stato assegnato, sprecando minuti preziosi a cui aveva ancora diritto. Marco si indignò, esplose: «Erano forse roba sua, quei preziosi minuti? No, erano degli elettori, a cui lui li ha sottratti!» 

Oggi io sono la decana dei Radicali, la più vecchia in assoluto dopo che abbiamo perso Sergino Stanzani. Ho deciso di parlare ad Emma e a Marco, anche se preferirei farlo guardandoli entrambi negli occhi. 

A loro, e agli altri Radicali, che siano fuori oppure dentro la realtà radicale, che si dividono fra coloro che accusano Marco e coloro che difendono Emma (il che poi fa lo stesso, mentre nessuno di loro capisce quanto sta soffrendo Marco, fisicamente ed interiormente) a tutti dico: tornate in voi, buttate via i motivi di rancore. Anche se qualche puntiglioso impulso caratteriale vi divide, vi uniscono imprese gigantesche che avete compiuto insieme e ideali superiori che ancora vi attendono. Dico loro: piantatela, perché continuando così si uccide il Partito Radicale, come è morto il Partito D’Azione a suo tempo, e nessuno –neppure voi- davvero nessuno ha il diritto di uccidere la meravigliosa avventura. 

Dico a loro, come disse quella volta Marco per il tempo televisivo sprecati: è forse roba vostra, il Partito Radicale? Marco l‘ha inventato ed Emma lo ha arricchito di memorabili imprese, e tuttavia il Partito Radicale non appartiene a loro. Il Partito Radicale appartiene a tutti quelli fra noi che ci hanno messo l’anima, appartiene ai cittadini onesti, alla gente per bene di questo sventurato Paese. Il Partito Radicale appartiene alla Storia. 

Emma, Marco: mettete da parte dolore e rancori, restituiteci la vostra amicizia, il sorriso e la speranza. Salvate il Partito Radicale.

Notizie Radicali: il giornale telematico di Radicali Italiani - Direttore: Valter Vecellio
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