Direttore Valter Vecellio. 4 weeks 1 day ago
Walter Mendizza

A Trieste il mondo gira alla rovescia

A Trieste (o meglio nel TLT Territorio Libero di Trieste come viene chiamato da molti triestini) il mondo gira alla rovescia, cioè all’italiana. Il sistema italiano ha istituito nel TLT il regno del malaffare violando palesemente il Trattato di Pace del 1947 e gli accordi internazionali che riconoscono l’indipendenza di Trieste e del suo Porto Franco. L’Italia ha sostituito l’amministrazione civile assegnata dagli Alleati al Governo italiano (non allo Stato italiano, v. Memorandum di Londra del 5.10.1954) con la propria corrotta amministrazione utilizzando la classe politica locale: elezioni “italiane” imposte nel Territorio Libero per eleggere i sindaci dello Stato italiano, anziché elezioni legittime per scegliere i rappresentanti dell’assemblea popolare, organo di rappresentanza dei cittadini del Territorio Libero.

I politici locali hanno fin da subito capito che conveniva loro riconoscere la “sovranità” italiana perché così venivano aiutati e gratificati dal sistema di giustizia che peraltro funziona a doppio binario: quella per i comuni mortali e quella per i rappresentanti dei potentati locali (cioè gli “alleati” degli occupatori/italiani). La prima categoria viene vessata e oppressa dal regno Savoiardo-Borbonico mascherato da Repubblica, mentre la seconda (quella dei rappresentanti locali complici degli occupanti illegittimi) vivono in perfetta elusione di legge, consentendo loro ogni sorta di illegalità dato che il garante del patto illegale è la stessa autorità giudiziaria che agisce fuori dalla propria giurisdizione!

Ad esempio tempo fa il giornalista Paolo G. Parovel venne condannato a un grosso risarcimento per danni morali a favore dell’ex sindaco di Trieste Roberto Dipiazza. La colpa del giornalista fu quella di avere rivelato, nel giornale da lui diretto, una vicenda clamorosa a riguardo l’acquisto di un terreno comunale da parte dell’allora sindaco. Il dispositivo dell’art. 1471 del Codice Civile vieta agli amministratori dei beni dello Stato, dei Comuni, delle Province o degli altri enti pubblici (…) di acquistare beni venduti tramite il loro ministero. Nonostante questo imperativo di legge, il sindaco Dipiazza otteneva l’intavolazione del bene che sarebbe poi stato accorpato ad un altro fondo di sua proprietà confinante per poi alla fine rivenderlo a una società in affari con il Comune di Trieste ottenendo 200.000 euro in più del valore stimato. 

In questa spensierata cornice d’illegalità l’operazione di compravendita veniva allegramente autorizzata dal segretario generale del Comune, dai funzionari comunali addetti alle pratiche, dall’assessore al Patrimonio del Comune (che poi risultava anche procuratore della società acquirente finale), dalla Giunta e dal Consiglio Comunale. Una complicità estesa ad ogni livello e passata sotto il collaborativo silenzio mediatico quando la vicenda veniva resa pubblica. Quando si dice “diritto alla conoscenza”.

Da segnalare inoltre che la Corte di Appello di Trieste, (organo giudiziario della Repubblica italiana e quindi in violazione del Trattato di Pace) ha rigettato il ricorso del giornalista Parovel contro la decisione di condanna del giudice di primo grado. Anche se le denunce presentate avevano portato poi all’annullamento del contratto di compravendita da parte del tribunale di Trieste (e non poteva essere altrimenti atteso che lo stesso art. 1471 recita che in tali casi l’acquisto è nullo), il tribunale decideva in maniera clamorosa di rivalersi nei confronti del giornalista Parovel, condannandolo al risarcimento morale (questa poi?!) a favore dell’autore dell’illecito, ovvero l’ex sindaco Dipiazza, per un importo di 40mila euro avendo “ecceduto”, secondo il giudice Sergio Carnimeo,  nella campagna di informazione pubblica sul caso. 

Una sentenza diretta a infliggere una pena, a dare una punizione al giornalista per avere fatto il suo dovere rendendo pubblico un illecito coperto ad ogni livello da tutte le autorità pubbliche e con lo strabismo complice degli organi d’informazione. La copertura alla vicenda è stata poi “blindata” con l’archiviazione dell’azione penale nei confronti dell’ ex sindaco Dipiazza, su richiesta del P.M. Federico Frezza a dispetto delle prove lampanti sul coinvolgimento dell’intero Consiglio Comunale nei reati aggravati di abuso di ufficio e di concorso o favoreggiamento nello stesso. 

Qui nelle lontane terre dell’est, dove un tempo la giustizia fu mitteleuropea, ora è solo il riflesso del Caso Italia che i Radicali ben conoscono. L’esempio appena visto ci indica chiaramente come qui il mondo giri alla rovescia: il pubblico ufficiale che agisce per i propri interessi contro la collettività viene premiato a danno degli sventurati che chiedono il rispetto della legge. L’ex sindaco Dipiazza che ha infranto la legge ha ottenuto 40.000 euro di risarcimento a carico di chi ha avuto invece il coraggio di denunciare il sistema di corruzione. E naturalmente l’ex sindaco Dipiazza potrà anche candidarsi alle prossime elezioni amministrative italiane a Trieste. 

Che poi per molti triestini le elezioni “italiane” siano illegittime, beh, questo sembra essere un altro paio di maniche che forse non interessa a nessuno, proprio perché la Questione Trieste è un caso emblematico di mancata affermazione del Diritto alla Conoscenza: alzi la mano chi conosce la Questione Trieste. Ecco, appunto.

Notizie Radicali: il giornale telematico di Radicali Italiani - Direttore: Valter Vecellio
Team: Simone Sapienza, Maria Veronica Murrone
Sito web: Mihai Romanciuc
Vuoi collaborare? Scrivi a notizie.radicali.it@gmail.com