Direttore Valter Vecellio. 1 year 9 hours ago
Valter Vecellio

A proposito di «bombe d'acqua», dissesto idrogeologico, tragedie. E se finalmente ascoltassimo il prof. Aldo Loris Rossi?

Le "bombe d'acqua", come si usa chiamarle ora, arriveranno anche all'improvviso; e all’improvviso colpiscono, uccidono, devastano. Pure se non previste, queste "bomba d'acqua", tuttavia sono prevedibili: il rischio idrogeologico è diventato realtà in Veneto oggi come nelle Puglie ieri; e prima ancora nelle Marche, ma anche in Sardegna, Calabria, Liguria e in tutta Italia, dove ormai anche un semplice acquazzone si trasforma in tragedia. Perché sono tante e tali le umane speculazioni e le devastazioni sul territorio che questo povero paese non ce la fa davvero più, è un avvilente colabrodo che frana da tutte le parti.

Il discorso va al di là dei casi specifici. Le tragedie come quella in Cadore sono ormai qualcosa di "ordinario". Non potrebbe essere diversamente, se è vero che oltre l'80 per cento dei comuni italiani è ad alto rischio idrogeologico. Un dissesto esteso nel nostro Paese: dal 1960 circa 5.000 morti, prevenzione insufficiente, oltre 240 miliardi di danni. Tragedie "figlie", oltre che di cataclismi naturali, di negligenze, incuria e inascolrati allarmi.

Secondo un recente rapporto dell'ormai ex Corpo forestale dello Stato, sono oltre 6.600 i comuni in aree ad elevato rischio idrogeologico, corrispondenti al 10 per cento della superficie della penisola. Il che significa che circa sei milioni di italiani vivono in una situazione di potenziale pericolo.

Tra le cause che condizionano e amplificano il "rischio meteo-idrogeologico ed idraulico" c'è anche "l'azione dell'uomo", con abbandono e degrado, cementificazione, consumo di suolo, abusivismo, disboscamento e incendi. Ma "la causa principale è sicuramente la mancanza di una seria manutenzione ordinaria che è sempre più affidata ad interventi 'urgenti', spesso emergenziali, e non ad una organica politica di prevenzione".

Secondo un rapporto Ance-Cresme, una scuola su dieci è a potenziale rischio: 6.400 edifici scolastici, sui 64.800 totali presenti in Italia, sorgerebbe infatti in un'area a rischio frana o alluvione. Lo stesso discorso vale per gli ospedali: 550 strutture si trovano in una zona a rischio. Ma non siamo sicuri neanche nei luoghi di lavoro: sono 46.000 le industrie che si trovano in territori a rischio idrogeologico e se contiamo anche gli uffici, i negozi e le altre attività saliamo a 460.000. Il costo complessivo dei danni provocati in Italia da terremoti, frane e alluvioni dal 1994 a oggi? Una cifra iperbolica: almeno 250 miliardi di euro.

Negli ultimi venti anni per ogni miliardo stanziato in prevenzione ne sono stati spesi oltre 2,5 per riparare i danni. Aldo Loris Rossi, uno dei più apprezzati urbanisti a livello internazionale (non a caso ascoltato dai soli e “soliti” radicali, e ora, finalmente, dal presidente della Regione Campania, lo «sceriffo» Vincenzo De Luca), da tempo avanza una proposta insieme rivoluzionaria e utopica: dice che bisogna rottamare quella che definisce la spazzatura edilizia post-bellica, senza qualità, priva di interesse storico e/o efficienza antisismica e anti disastro ambientale. E rimettere così a «norma» l'intero paese. Un qualcosa di ciclopico visto che riguarderebbe almeno 40mila vani costruiti tra il 1945 e il 1975.

Una follia? Così appare a prima vista. Però, per un attimo almeno, ascoltiamolo questo «folle». Sapete che c'è? C'è che conti e cifre alla mano ci dimostra che lo Stato risparmierebbe addirittura, a ricostruire tutto secondo criteri improntati a sicurezza come quelli per esempio usati in Giappone, piuttosto che cercare di rimediare dopo ogni disastro e calamità.

Prendiamo gli ultimi «importanti» disastri, quelli che hanno colpito la Sicilia, il Friuli, la Campania, l’Umbria, l’Abruzzo, la Liguria, l’Emilia, la Calabria, e facciamo l’economia del mille “micro-disastri quotidiani. I costi per la ricostruzione di un chilometro quadrato di area colpita oscillano tra 60 e 200 milioni di euro; il costo medio della ricostruzione di un singolo comune varia tra i 270 e i 1400 milioni di euro; il costo medio per abitante residente nell’area colpita oscilla tra 270mila e i 783mila euro. I costi dei disastri ambientali tra il 1968 e il 2003 oscillano sui 146 miliardi di euro. E questo senza considerare i costi in termini di vite umane e il patrimonio culturale che viene distrutto.

Ecco, ascoltiamolo un momento, il professor Aldo Loris Rossi. Parla tutte le domeniche pomeriggio sul tardi, una rubrica che si chiama «Overshoot», è condotta da Enrico Salvadori, su Radio Radicale.

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