Direttore Valter Vecellio. 1 year 40 weeks ago
Giuseppe Candido

Ancora l’errore del ponte sullo Stretto

A scuola ti accorgi se un alunno ha copiato quando in due elaborati di due alunni diversi trovi gli stessi identici errori. Berlusconi dice che Renzi lo copia. Abolizione della tassa della prima casa, abolizione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori e innalzamento del tetto massimo per il vincolo di pagamento in contanti fino a tremila euro che molti considerano un regalo agli evasori. Sono cinquant'anni che assistiamo a disastri idrogeologici più o meno annunciati, ma non abbiamo ancora imparato dai nostri errori. Oggi che, con l'agenda "Verdini" assieme ad un condono in Campania rispunta pure il ponte sullo Stretto di Messina, la coincidenza di errori uguali è tale che viene da dire che ha ragione Berlusconi.

Nel 2009, scrivevo dell'opera faraonica che non serve alla Calabria né alla Sicilia. "Un ponte faraonico o rimedi al dissesto?", fu il titolo scelto dalla redazione de il Domani della Calabria che pubblicò l'articolo. Secondo molti sostenitori del ponte sullo stretto, scrivevo già allora, le principali motivazioni che spiegavano la necessità è che le regioni del Sud, Calabria e Sicilia in testa, sarebbero miracolate da un “rilancio delle condizioni economiche e sociali dell’area". Il ponte era venduta come la soluzione di tutti i mali del mezzogiorno.

Per i sostenitori dell'opera il ponte sullo Stretto favoriva "l’integrazione tra le diverse modalità di trasporto così da soddisfare la domanda di un crescente bisogno di un più efficiente collegamento tra il continente e la Sicilia". Insomma, una questione di traffico. E ciò nonostante le statistiche definivano già allora, nel 2009, il traffico su gomma in forte diminuzione.

Faccio un paragone. Immaginate due immobili dirimpettai fatiscenti, vecchi, talmente vecchi, che in alcuni punti sono pronti al crollo, i vetri rotti, gli scarichi otturati, i tubi dell’acqua con la ruggine che perdono come cola brodi. Bene: immaginate che gli amministratori dei due condomini decidessero di spendere i pochi euro che hanno in cassa, indebitandosi per il futuro dei prossimi venti o trent'anni, ed investire tutto in un ponte che collega i due tetti, o due balconate, dei due edifici per evitare così di scendere le scale e attraversare la strada. Ci verrebbe da dire che si tratta di follia. Tutti, anche i bambini, capirebbero che sarebbe meglio spendere i soldi per il risanamento dell'edificio, di entrambi gli edifici. Sarebbe più sensato, con i continui disastri idrogeologici, al posto del ponte pensare ad investire le risorse disponibili e reperirne delle altre sul risanamento idrogeologico del territorio, sull’adeguamento sismico e/o la rottamazione del patrimonio edilizio non adeguato a resistere ad eventi sismici, la cui frequenza, non solo in Calabria, è ben nota. Qui, in particolare, si contano più di settemila frane rilevate su montagne e colline, aree a rischio alluvione su centinaia di ettari di pianure e fasce litoranee assieme a chilometri di costa a rischio erosione. Non c’è periodo dell’anno che la Penisola non sia interessata da un’emergenza: alluvioni, frane ma anche rifiuti, veleni, abusivismo. Un flusso di emergenze idrogeologiche e ambientali, il cui intreccio costituisce la questione vera dell’arretratezza e del mancato sviluppo del Mezzogiorno e che rallentano la crescita dell'intero Paese.

In un territorio fragile come il nostro, su di uno “sfasciume pendulo sul mare”, come diceva Giustino Fortunato, cui si è sommata per decenni l'incuria di amministratori disattenti e/o collusi e si è concesso di costruire sulle aree da bollino rosso dove sarebbe stato meglio evitare, e si è permesso lo scempio del territorio, parole come "previsione e prevenzione” sono rimaste lettere morte.

Che l’Italia non abbia bisogno di “opere faraoniche” e che invece ha la necessità di intervenire per ridurre il rischio idrogeologico lo aveva detto persino la più alta carica dello Stato, l'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo che, per anni, geologi ed associazioni ambientaliste inascoltati non parlano d'altro.

La Calabria è la regione dove il 100 per cento dei comuni presenta aree a rischio idrogeologico per frana e/o per alluvione. Una regione dove i cantieri per l’ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria, sono interrotti dalle frane oltre che dalle infiltrazioni mafiose. Ma si vorrebbe parlare di ponte.

La questione del rischio idrogeologico e il degrado dei corsi d’acqua sono un problema prioritario per tutto il Paese, e per il Mezzogiorno in particolare. Ed è un problema che, se affrontato con le giuste risorse, consentirebbe di promuovere sviluppo sostenibile e occupazione. Ecologia, pane e lavoro sono, come sottolineava Pannella sin dagli anni '70, perfettamente coniugabili.

E, già allora, proponeva una cosa semplice e sensata: per ogni comune a rischio un geologo responsabile delle aree vulnerabili. A distanza di trent'anni la stessa proposta è diventata proposta di ufficiale dell'Ordine dei geologi: un geologo per ogni zona a rischio. Non risolverebbe i problemi già causati al territorio dal cattivo uso che finora se ne è fatto, ma almeno consentirebbe di gestire meglio le situazioni di allerta meteo.

Il continuo ricorrere di fenomeni di dissesto idrogeologico negli ultimi anni non può essere più ignorato o, peggio ancora, attribuito ad eventi intemperanti di una natura matrigna, ma deve essere visto come problema intrinseco ad un modello di sfruttamento intensivo e poco programmato del suolo. Per essere più espliciti: il dissesto idrogeologico è stato causato, principalmente, dal disastro ideologico e dall’incapacità di governare il territorio da parte dei politici e della classe dirigente che lo hanno amministrato ai vari livelli, utilizzandolo come merce di scambio per alimentare il consenso.

Oggi, è a questo che dobbiamo porre rimedio, è questa l’opera faraonica che serve subito al Paese: risanamento idrogeologico del territorio senza dimenticare che il nostro è un anche un Paese geologicamente “ballerino”, ad alto rischio sismico per la presenza di un’edilizia, anche pubblica, ormai vetusta altamente vulnerabile e che andrebbe risanata o letteralmente “rottamata” è ricostruita con edifici che resistano agli eventi sismici attesi. Insomma, una grande opera di risanamento ambientale e una grande opera di rottamazione dell’edilizia vulnerabile al posto di un ponte inutile e dannoso. E chiediamoci se, per avvicinare Sicilia e Calabria al resto del mondo, non sarebbe meglio far trovare qualche volo low cost in più.

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