Direttore Valter Vecellio. 1 year 40 weeks ago
Oreste Bornisacci

La nostra vita ha un prezzo che paghiamo: quello delle nostre decisioni, delle nostre scelte. È “The price” di Arthur Miller

Victor e Walter sono due fratelli che non hanno contatti da anni; si sono allontanati perché ciascuno ha fatto le sue scelte, ha intrapreso la propria strada. Ora, però, debbono incontrarsi: l’edificio nel quale è l’appartamento di New York dove è vissuto il loro padre, ormai morto da tempo, deve essere demolito e loro, con l’aiuto di un sensale, devono determinare il valore, "il prezzo", delle suppellettili presenti all’interno dell’appartamento per provvedere alla loro vendita.
Victor è un sergente di polizia ormai vicino alla pensione mentre Walter è un affermato chirurgo. Il loro incontro, dopo tanto tempo, è l’occasione per scavare nel passato, per incolparsi l’un l’altro del proprio comportamento, delle scelte effettuate. Victor ha rinunciato a frequentare il College per prendersi cura del padre andato finanziariamente in rovina con la crisi del 1929 mentre Walter, nella stessa circostanza, ha seguito le sue ambizioni e, senza mai guardarsi indietro, si è avviato per la propria strada che lo ha portato ad intraprendere una carriera di successo come chirurgo.
In questo scontro non emergono situazioni nuove. In effetti, ci dice lo stesso Miller, ciascuno dei due fratelli si limita a ricordare all’altro ciò che questi già conosceva ma non aveva il coraggio di ammettere: "actually, each has merely proved to the other what the other has known but dared not face". Ogni fratello crede sinceramente nel suo punto di vista ed è convinto che il prezzo da lui pagato sia superiore a quello pagato dal fratello.
Miller, in questa disputa, non giudica i due fratelli, né parteggia per uno o l’altro. Infatti nella sua "Author’s production note" si raccomanda che un certo equilibrio nelle simpatie vada mantenuto nella rappresentazione dei due ruoli: "a fine balance of sympathy should be manteined in the playing of the roles of Victor and Walter".
Il prezzo delle suppellettili da vendere è una metafora; il prezzo di cui ci parla Arthur Miller è quello che paghiamo per la vita che conduciamo o, meglio, per le scelte che abbiamo fatto e che hanno determinato la vita che conduciamo. Di queste scelte paghiamo il prezzo. Anche se, forse, ci sarebbe da obiettare che non sempre la vita che conduciamo è quella che avremmo voluto condurre con le nostre scelte. Spesso, invece, quella che conduciamo è la vita che ci è stata imposta perché non ci è stata data, anzi ci è stata negata, la possibilità di formulare le nostre scelte. Su questo tema, quindi, ho la tentazione di scomodare Pirandello per il quale nella sua novella ‘La trappola’ la vita è appunto una trappola nella quale siamo rinchiusi e nella quale non ci è concessa nessuna possibilità di incidere per modificarla. Punti di vista, interpretazioni di uno stesso mistero: la nostra vita che soltanto ciascuno di noi è in grado di comprendere ed interpretare appieno. Forse.
Non si può dire che ne ‘Il prezzo’, la distribuzione della progressione nel tempo degli avvenimenti trattati sia omogenea. Tutto il primo atto si svolge senza Walter e, quindi, senza il confronto tra le scelte di vita dei due fratelli, confronto che avviene soltanto nella seconda parte; l’entrata in scena di Walter scandisce infatti la fine del primo atto. Forse proprio per evitare questa evidente frattura nella tempistica Miller, nella sua Nota alla produzione sopra citata, suggerisce una rappresentazione in un atto unico, senza l’intervallo: "the play can be performed with an intermission, as indicated at the end of Act One, if circumstances require it. But an unbroken performance is preferable".
Popolizio-regista molto opportunamente ha accolto questa raccomandazione di Miller ed ha strutturato la rappresentazione in un unico atto. Popolizio commenta così il suo lavoro: "ho accolto con grande entusiasmo la responsabilità di dirigere questa commedia di Arthur Miller (…) è importante perché riprende argomenti cari a Miller e ad altri autori americani della seconda metà del Novecento che hanno focalizzato il loro interesse più appassionato sul tema della famiglia e del disagio economico legato a mutamenti storico-economici. In questa commedia tutto ha un prezzo: le scelte, i ricordi, gli errori, e vittorie e le sconfitte (…) un dialogo a volte divertente come una commedia di Woody Allen e a volte tragico come un dramma di O’Neil (…) un’occasione di stare in scena con i colleghi che amo e coi quali ho condiviso molti momenti della mia vita artistica".
Popolizio-attore, nella parte di Victor, è strepitoso ma gli altri compagni di viaggio Orsini, Reale, Schilton (in rigoroso ordine alfabetico) non sono da meno. Insieme hanno confezionato uno spettacolo che figurerà sicuramente tra i migliori della stagione teatrale appena iniziata.
 
Teatro: Argentina
Città: Roma
Titolo: Il prezzo
 
Autore: Arthur Miller
Produzione: Compagnia Umberto Orsini
Regia: Massimo Popolizio
 
Interpreti: Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Alvia Reale, Elia Schilton
Traduzione: Masolino d’Amico
 
Scene: Maurizio Balò
Costumi: Gianluca Sbicca
Direzione artistica: Umberto Orsini
 
Periodo: 20 ottobre – 8 novembre 2015

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