Direttore Valter Vecellio. 1 year 40 weeks ago
Valter Vecellio

Il "nostro" Ugo Tognazzi, radicale e per una sera "capo" delle Brigate Rosse

Lo ricordano, Ugo Tognazzi, perché è grande attore, ma anche un grande regista, un grande sceneggiatore teatrale, cinematografico, televisivo. Perché con Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, è stato uno dei grandi del cinema italiano. A Cremona, la città dove è nato il 23 marzo 1922 lo ricordano, naturalmente; e anche noi. Noi radicali, voglio dire; e per molte ragioni. Ci ha lasciato presto: a 68 anni, il 27 ottobre 1990.

Vedrete: qualcuno, in occasione del venticinquesimo anniversario della morte ricorderà che da giovane, dopo l'8 settembre fa parte, per un breve periodo, delle Brigate Nere. Come Giorgio Albertazzi, Walter Chiari, Dario Fo, Raimondo ;Vianello e tanti altri. Ci verrà raccontato che con Vianello forma una coppia comica di grande successo che dal 1954 al 1960 lavora per la neonata Rai Tv. E i suoi film: con Alberto Bevilacqua (“La Califfa”, 1971; “Questa specie d'amore”, 1972); con Bernardo Bertolucci (“La tragedia di un uomo ridicolo”, 1981, splendido piccolo misconosciuto film che vale a Tognazzi la Palma d'Oro al Festival di Cannes come miglior attore protagonista). Ancora: la leggendaria interpretazione de " La marcia su Roma" (1962) di Dino Risi; o " Il federale" (1961) di Luciano Salce; ci sono poi le trilogie: "Amici miei" (1975, 1982, 1985) e "Il Vizietto" (1978, 1980, 1985). I suoi film, da regista: "Il mantenuto", 1961; "Il fischio al naso", 1966; "Sissignore", 1968; "Cattivi pensieri", 1976; " I viaggiatori della sera", 1979). Il teatro, da "I sei personaggi in cerca d'autore", "L'avaro", "M.Butterfly"...

Verrà ricordata la censura televisiva subita da Tognazzi e Vianello, quando il 25 giugno del 1959 decidono di mettere in burletta un incidente occorso la sera prima alla Scala e taciuto dai principali mezzi di stampa: il Capo dello Stato italiano Giovanni Gronchi, a causa del tentativo di un gesto galante con una signora, cade a terra per la sottrazione della sedia accanto al presidente della Repubblica francese Charles De Gaulle. Il duo ripete la scena in tv: Vianello toglie la sedia a Tognazzi che cade a terra, e Vianello gli grida: "Chi ti credi di essere?". La sera stessa la trasmissione viene cancellata dalla programmazione televisiva e il direttore della sede di Milano cacciato.

Chissà se ci ricorderanno quando vent'anni dopo, nel 1979, prende parte a uno dei più clamorosi sberleffi mediatici della storia italiana: accetta di essere fotografato ammanettato da finti carabinieri. Si tratta di una “sceneggiata” organizzata dal settimanale satirico "Il Male". Tre finte edizioni de "Il Giorno", "La Stampa", "Paese Sera", "escono" con titoli cubitali che annunciano l'arresto dell'attore, in quanto "grande vecchio" delle Brigate Rosse. Della "Direzione strategica" fa parte anche Vianello. L'ispettore di polizia è interpretato da Sergio Saviane, Vincino fa il carabiniere.
Chissà anche se ci ricorderanno dell'intervista televisiva con Pippo Baudo, nel corso della quale si dichiara favorevole alla liberalizzazione della marijuana (lui dice così: “liberalizzazione”), denuncia lo scandalo dell'interminabile detenzione di Toni Negri e si pronuncia a favore della legalizzazione della prostituzione.
Una cosa sicuramente non verrà ricordata: la sua iscrizione al Partito Radicale. La si deve a una nostra infaticabile compagna, che ci ha lasciato ormai otto anni fa, Maria Teresa Cinti Nediani.

È il 1986. Per mesi Maria Teresa dà la caccia ad attori, cantanti, registi, scrittori, artisti, per iscriverli: lo fa Eugene Ionesco, contattato attraverso Piero D'Orazio; lo fa Lindsay Kemp, conosciuto anni prima in una pizzeria davanti al Teatro Parioli; lo fa Michele Pantaleone, che apre una sezione radicale a Villalba; Sandra Mondaini decide anche per Vianello; e tantissimi altri. Tra i tanti anche Tognazzi.

C'è un aneddoto divertente. Negli stessi giorni si iscrivono anche Vincenzo Andraous, Cesare Chiti, Giuseppe Piromalli. Iscrizioni imbarazzanti per tutti, ma non per i radicali, che anzi, le “esibiscono”. Qualche giornale pubblica la loro fotografia assieme a quella di Tognazzi, che s’incazza, non si fa più trovare. Finisce che passata l’incazzatura con Tognazzi si iscrive tutta la famiglia.
Questo è stato il "nostro" Tognazzi. Saremo solo noi, probabilmente, a ricordarlo.

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