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Marco Pannella Maurizio Turco

Lettera al Presidente Mattarella: al Consiglio d'Europa l'Italia guida la classifica per le costanti e ripetute violazioni ai diritti umani fondamentali: Diritto alla Conoscenza e Transizione verso lo Stato di Diritto contro la Ragion di Stato

Al Presidente della Repubblica
On. Sergio Mattarella
Palazzo del Quirinale - ROMA
Roma, 23 settembre 2015

Signor Presidente,

il prossimo 30 settembre l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa discuterà la Relazione 13864 su L'attuazione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo basata sui dati contenuti nella Relazione annuale 2014 del Comitato dei Ministri.

Dai dati contenuti nel rapporto si evince che quasi l’80 per cento dei casi di sentenze non eseguite riguarda solo 9 paesi. Al primo posto c’è l’Italia (2622 casi), seguita da Turchia (1500), Federazione Russa (1474), Ucraina (1009), Romania (639), Grecia (558), Polonia (503), Ungheria (331) e Bulgaria (325).

Ancora una volta l'Italia è al primo posto tra i sette Stati membri che totalizzano il maggior numero di domande ripetitive pendenti davanti alla Corte con più di 8000 domande relative alla durata delle procedure giudiziarie e l'esecuzione delle decisioni prese ai sensi della legge Pinto, che avrebbe dovuto prevenire i ricorsi alla Corte. Inoltre, la durata eccessiva delle procedure giudiziarie è “particolarmente endemica in Italia”.

Affermazioni che si riscontrano nei dati relativi alle sentenze emesse dal 1959 al 2014: l’Italia è il paese che ha subito più condanne dopo la Turchia e il 51 per cento delle sentenze contro l’Italia riguardano proprio la durata eccessiva delle procedure giudiziarie.
A questo proposito è utile riportare alcuni passaggi della risoluzione intermedia 224 del 2010 del Comitato dei Ministri. Nella risoluzione si evidenzia per l’ennesima volta “l’elevato numero di sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e delle decisioni del Comitato che a partire dagli inizi degli anni 1980 hanno rilevato problemi strutturali in Italia a causa della durata eccessiva dei procedimenti civili, penali e amministrativi”. Mentre “nel corso degli anni 1990 le importanti riforme dei procedimenti civili e penali e procedimenti della Corte dei conti” fatte dallo Stato italiano “avevano portato la Commissione a chiudere l'esame di questi aspetti”. Riforme evidentemente inefficaci visto che, in seguito, “nuove constatazioni di violazioni hanno portato il Comitato a riprendere l'esame di tali procedure” e quindi “il Comitato ha deciso di mantenere questi casi all'ordine del giorno fino a quando l'attuazione di riforme efficaci e fino alla inversione di tendenza a livello nazionale in termini di durata dei procedimenti è assolutamente confermata”. Circostanza che a tutt’oggi non è stata risolta nonostante gli impegni presi per evitare la perdurante violazione a partire dagli inizi degli anni 1980.

Inoltre il Comitato ha colto l’occasione per ribadire ancora una volta “che i ritardi eccessivi nell'amministrazione della giustizia costituiscono un pericolo grave per il rispetto dello Stato di diritto, portando ad una negazione dei diritti sanciti dalla Convenzione”.

Se però le violazioni perdurano dagli inizi degli anni 1980, è patente che siamo di fronte non già a un pericolo grave ma a una violazione conclamata dello Stato di diritto.

Signor, Presidente,

non c’è da sorprendersi, questo è un particolare che racchiude il problema generale, perché la costante violazione della legalità costituzionale e degli obblighi internazionali, oltre che dei diritti umani, è rilevata anche nelle relazioni del Comitato Prevenzione Tortura e dei Commissari ai diritti umani del Consiglio d’Europa e dell’Onu. Come pure costante è anche la violazione del diritto comunitario, nonché del recepimento delle direttive dell’Unione europea, con la conseguente mole di sanzioni che costituisce non più solo un “danno” ma una vera e propria “ipoteca” che grava sull’Italia.

Per interrompere e superare questa situazione da “regime di democrazia reale” che caratterizza oggi l'Italia contro la Democrazia e lo Stato di Diritto formalmente vigente, come Lei sa, riteniamo che la risposta di Governo e di Riforma, oltre che necessaria e urgente per il nostro Paese, debba essere più ambiziosa e volta a una transizione, a livello mondiale, verso lo Stato di Diritto contro la Ragion di Stato attraverso l’affermazione del Diritto alla Conoscenza, che è innanzitutto conoscenza di quel che il Potere fa per conto dei cittadini in nome dei quali governa.

A tal proposito, in Italia, malgrado l'intervento delle autorità competenti nessun dibattito radiotelevisivo pubblico e nessun vero dibattito parlamentare è mai stato possibile sullo stato del Diritto e della Giustizia a seguito del messaggio alle Camere del Presidente Giorgio Napolitano.

Noi riteniamo che lo Stato italiano debba fare proprio questo obiettivo, abbinandolo a quello della sua elezione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, per la quale si voterà il prossimo anno, ma il cui esito positivo si può prefigurare già a partire dalla sessione in corso dell’Assemblea Generale, se l’Italia decide di esserne protagonista con un’azione volta a creare le condizioni politiche per una transizione verso la piena attuazione dello Stato di Diritto e dei Diritti Umani che veda attori attivi di questo processo Paesi rappresentativi delle diverse aree geopolitiche.

Con sincera cordialità,

Marco Pannella, Presidente
Maurizio Turco, Tesoriere

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