Direttore Valter Vecellio. 1 year 40 weeks ago
Valter Vecellio

Congresso radicale, la “scommessa”, la posta in gioco, il diritto umano alla conoscenza contro la ragione di Stato

Vigilia, ormai, dell’annuale congresso di Radicali italiani, a Chianciano, dal 29 ottobre al 1 novembre.

Appuntamento di riflessione, “dialogo”, confronto, “dialogo”, bilancio, individuazione di obiettivi da perseguire, iniziative politiche da mettere in cantiere; che fare, come farlo, con chi farlo.
Come vada, quale che siano le decisioni e le scelte che verranno fatte, un momento importante di conoscenza e scambio di “parola” che nessun raffinato mezzo tecnologico potrà sostituire; e si cercherà di affrontare e individuare strade, percorsi, strumenti per perseguire gli obiettivi che ci si pone.

Non è un mistero che nel mondo radicale ci sono molti modi di vedere la stessa cosa. Ogni proposta, ogni candidatura, è scontato, ha pari dignità e legittimità.
Storicamente i congressi radicali hanno sempre riservato qualche sorpresa, hanno meravigliato; questa volta, magari, la sorpresa, la meraviglia consisterà in nessuna sorpresa, nessuna meraviglia. Si vedrà.

Per quel che riguarda la riflessione di tutti e di ciascuno, e il contributo che tutti e ciascuno potrà dare, credo possano risultare utili alcuni documenti che è utile rammemorare.
Il primo documento è la lettera di convocazione del congresso stesso, inviata nei giorni scorsi da Rita Bernardini. Una vera e propria bussola per orientarci nelle prossime settimane e mesi.

Il secondo documento è la lettera che Marco Pannella e Maurizio Turco hanno inviato al presidente della Repubblica Sergio Matterella. Un testo importante, che pone non solo al presidente, ma a tutti noi, questioni e domande cui dobbiamo cercare di corrispondere.

Il terzo documento è un testo di cui dovremmo fare tutti tesoro, più di quanto non ne abbiamo fatto. E’ il testo che Pier Paolo Pasolini (di cui ricorre il quarantesimo anniversario della morte), avrebbe dovuto leggere al congresso radicale del 1975. Il giorno prima lo hanno massacrato all’Idroscalo di Ostia. Non è retorica definirlo “testamento”. Vale per i radicali, vale per tutti. Qui basta la parte finale:

“…Io vi prospetto - in un momento di giusta euforia delle sinistre - quello che per me è il maggiore e peggiore pericolo che attende specialmente noi intellettuali nel prossimo futuro. Una nuova "trahison des clercs": una nuova accettazione; una nuova adesione; un nuovo cedimento al fatto compiuto; un nuovo regime sia pure ancora soltanto come nuova cultura e nuova qualità di vita...Ora, la massa degli intellettuali che ha mutuato da voi, attraverso una marxizzazione pragmatica di estremisti, la lotta per i diritti civili rendendola così nel proprio codice progressista, o conformismo di sinistra, altro non fa che il gioco del potere: tanto più un intellettuale progressista è fanaticamente convinto delle bontà del proprio contributo alla realizzazione dei diritti civili, tanto più, in sostanza, egli accetta la funzione socialdemocratica che il potere gli impone abrogando, attraverso la realizzazione falsificata e totalizzante dei diritti civili, ogni reale alterità. Dunque tale potere si accinge di fatto ad assumere gli intellettuali progressisti come propri chierici. Ed essi hanno già dato a tale invisibile potere una invisibile adesione intascando una invisibile tessera. Contro tutto questo voi non dovete far altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare”.

È obiettivo ambizioso, di grande respiro, così grande da apparire velleitario e alla fine “distante” e distaccato dai concreti bisogni e necessità delle persone che siamo? Chi scrive non lo pensa; è anzi convinto del contrario. E’ di questi giorni la clamorosa “ammissione” dell’ex leader laburista Tony Blair. Intervistato dalla “CNN” ammette di aver sbagliato, con George W.Bush, ad aver scatenato la seconda guerra in Irak; di non aver saputo prevedere le conseguenze di quella guerra. Lo fa dopo la rivelazione che Blair aveva garantito a Bush il suo appoggio un anno prima che la guerra venisse dichiarata. Quello che Blair omette di dire è che le false prove circa gli strumenti di distruzione di massa che Saddam non aveva, sono state anche fabbricate dai “servizi” italiani; non certo per loro iniziativa. L’imput è arrivato probabilmente da oltre-Oceano; cosicché il cerchio di chiude: dagli Stati Uniti arriva un “go” agli italiani, che forniscono le “prove” agli inglesi, che a loro volta le “girano” agli americani. Un bel gioco ai quattro cantoni, vero? E ci si può chiedere il perché di questo war-game. “No blood for oil”, come dicevano i pacifisti? Ma no, gli “affari” si fanno meglio con i dittatori. La pista da seguire è quella del complesso militare-industriale. Fate i conti di quanto costano guerre come quella in Irak, e avrete un’idea dell’enorme giro di interessi che ruota attorno a quel “complesso”. Complesso anche “congressuale” come il Congresso americano dimostra, approvando a quasi unanimità l’intervento; aveva ragione il generale-presidente “Ike” Eisenhower, quando voleva usare anche questa locuzione, che poi, per eccesso di prudenza, tolse.

Quanto al diritto alla conoscenza, basti dire che in Italia non esiste neanche una legislazione che assomigli a quella che nei paesi anglosassoni regola il “segreto di Stato”; e che non sappiamo neppure quanti segreti di Stato sono stati apposti dall’inizio della Repubblica, e su quali materie. Alle interrogazioni presentate sull’argomento nessuna risposta; cambiano i governi, il silenzio è sempre lo stesso.

Ecco: direi che questo è il contributo che i radicali possono dare a tutti, i riformatori, i liberali, i libertari. La scommessa (lo vedremo nei prossimi giorni) è se si saprà e si vorrà essere corrispondenti e all’altezza della situazione che ci tocca patire. Se non si fosse convinti che sì, per quanto pochi e forse isolati, è comunque possibile essere adeguati, non si starebbe qui a parlarne. Il passaggio a Nord-Ovest esiste; e, Dante ci perdoni, il vecchio Ulisse aveva ragione.

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