Direttore Valter Vecellio. 1 year 12 weeks ago

Tony Blair si scusa per la guerra sbagliata

Caro Furio Colombo, Tony Blair ha detto che tutti possono sbagliare e si scusa per avere distrutto l`Iraq insieme a Bush. Chiudiamo qui?
Cristiano

Incalzato da una Commissione di indagine che, al lavoro in un Paese serio, è una seria minaccia alla sua reputazione e anche alla sequenza di cose che sappiamo e non sappiamo sulla guerra in Iraq, Tony Blair ha pensato di dire sorry, all’intervistatore della “Cnn”, una parola che oscilla tra scusa e pentimento. Nel farlo conferma tre cose gravissime: che ha mentito (è lui che aveva giurato sull’esistenza di armi di distruzione di massa e sull’annuncio che "possono distruggerci in 45 minuti"), che ha usato rapporti e documenti errati, falsi o falsificati, che ha ingannato, allora e fino ai nostri giorni, l’opinione pubblica del mondo su ciò che è veramente accaduto dietro lo schermo delle carte false. Due cose non ha detto: il perché lo ha fatto o dovuto fare. E come ha potuto accettare, lui che sapeva, la posizione di membro del "quartetto" di personalità diplomatiche e politiche che avrebbero dovuto immaginare, negoziare, costruire la pace in tutta l’area che comprende il massacro di cui Blair ora ammette di essere co-autore. Beneficia di un vero o falso apprezzamento (in Europa e nel mondo, certo non nelle aree colpite a morte dalla sua iniziativa e spinte nelle mani del terrorismo) dal punto di vista politico, se si pensa che il giovane e nuovo primo ministro italiano ha eletto Tony Blair, eroe di una falsa causa e di una spaventosa guerra, a suo mito e modello. E se si riflette sulla benevolenza dei media (soprattutto quelli italiani) che hanno ignorato tutto e hanno sempre distribuito il cliché del giovane e geniale politico che ha cambiato il suo partito, il suo Paese e ha continuato a riconoscergli come benemerenza di aver fatto esplodere un pezzo di mondo, in cui sono state distrutte intere popolazioni e tutti gli equilibri possibili. Considerata la forte impopolarità di cui Blair gode nel suo Paese, la gloria italiana è strana e colpevole due volte, se si pensa che proprio in Italia (meglio, "dall’Italia") in tempo reale, Blair si è trovato contro l`onesta, informata e implacabile opposizione di Pannella e dei Radicali, che hanno messo in discussione (primo evento del genere) la possibilità realistica di non fare una guerra non per generali principi di pace (che sono nobili ma facili da screditare) ma con argomenti impossibili da confutare e che infatti non sono stati confutati ma ignorati, a partire da tutta l’informazione italiana. L’idea era un "Iraq libero" da cui si era detto (e documentato) che era possibile rimuovere il dittatore ma non il Paese. E si dimostrava, come spesso accade nella buona medicina, che si poteva curare senza distruggere. Era un modello di mondo pulito e avanzato che richiedeva due tipi di informazione vera: dai media e dai governi. Non è accaduto, e anzi si è formata, saldata e dura ancora, una complicità stretta. Rompere questo legame è il tema dei prossimo congresso dei Radicali (fra pochi giorni a Chianciano): il diritto dei popoli alla conoscenza. Cambierebbe il mondo, la politica e ciò che ormai chiamiamo la moralità degradata. Come vedete l’uso di un condizionale cauto, prudente, segnato di pessimismo, è d’obbligo. Blair si scusa. Ma dopo, molto dopo avere ingannato il mondo tra gli applausi.

(da “Il Fatto quotidiano”)

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