Direttore Valter Vecellio. 1 year 40 weeks ago
Oreste Bornisacci

“Il giardino dei ciliegi” di Čechov, ovvero l‘incapacità di reagire e di confrontarsi con le avversità della vita

Ljuba, un’aristocratica della Russia di inizio Novecento, dopo lunga assenza torna in una sua proprietà caratterizzata da un meraviglioso giardino di ciliegi. È una proprietà ipotecata e, per questo, a rischio di essere venduta all’asta. C’è la possibilità di evitare questa vendita ma occorre prendere iniziative, occorre capacità di reagire alla situazione. Questa capacità manca completamente a Ljuba che rappresenta una classe, quella dell’aristocrazia russa, ancora egemone ma incapace di confrontarsi con le problematiche della vita, incapace di adattarsi o comunque reagire ai cambiamenti, alle nuove sfide in atto nella società.

Il comportamento di Ljuba è quello di coloro che sembrano consapevoli non esista la possibilità di reagire, l’unica possibilità è quella di subire un destino ineluttabile, di perdersi nelle cose futili, come bambini destinati a non crescere. L’inettitudine che impedisce di prendere decisioni potenzialmente in grado  di stravolgere ciò che è stato da sempre, “sono cose così volgari!”, l’incapacità di agire in maniera drastica e concreta fuori dai vecchi schemi ormai superati, l’assistere passivamente allo scorrere della propria vita subendone le ingiurie, questa è la condanna: “perché io sono nata qui, qui sono vissuti mio padre e mia madre, mio nonno, io amo questa casa, senza il giardino dei ciliegi io non capisco più niente della mia vita, e se è proprio necessario venderlo, allora vendete anche me insieme al giardino”.

L’unico lucido sembra essere Trofimov, l’eterno studente: “essere padroni di anime vive, ecco cos’è che vi ha corrotti … per cominciare a vivere nel presente dobbiamo innanzi tutto riscattarci dal passato, rinnegarlo per sempre!”.

Ma l’esortazione non può essere compresa e, allora, tanto vale dare una festa anche se non si sa bene come pagare l’orchestra e, soprattutto, anche se, nello stesso momento, è in corso l’asta per la vendita della proprietà. L’epilogo è ineluttabile. Ljuba lascerà per sempre quella che era la sua proprietà mentre risuona sinistro il rumore degli operai che hanno già iniziato ad abbattere i ciliegi: un periodo storico-sociale, quello dominato dall’aristocrazia russa, sta terminando, un altro è potenzialmente pronto a sostituirlo. Čechov lascia che a chiudere il "Giardino" sia il vecchio e fedele servitore Firs, quasi novantenne, dimenticato da tutti e lasciato solo a morire nella grande casa ormai vuota: "la vita è passata così; io non l’ho neanche vissuta!".

Tutto ruota intorno al giardino dei ciliegi, qualcosa di immutabile, intangibile, simbolo delle radici, delle origini, del ceto di Ljuba che viene distrutto dall’implacabile incedere del tempo con le sue nuove regole che travolgono le vecchie. “È attraverso il giardino che si vede la storia” sottolineava Strehler. Tutto, in realtà, è già perduto: il tempo che avanza nel suo cammino travolge qualsiasi cosa cambiando vecchi rapporti di supremazia e sottomissione tra la varie classi sociali; il giardino ne è muto testimone e vittima sacrificale.

Luca De Fusco introduce così il suo adattamento: “Ho sempre pensato che Il giardino dei ciliegi fosse una storia ‘nostra’. Questi nobili decaduti che vivono nell’inerzia, incapaci di reagire ai problemi posti dalla vita, questi dandy che si ‘sono mangiati il patrimonio in caramelle’ o sono ‘morti di champagne’, somigliano a tanti racconti sull’aristocrazia napoletana, incapace di entrare nella modernità”.

La scenografia di Maurizio Balò è funzionale a questa impostazione: “il Giardino è un cortile di una villa di campagna in un Paese del Mediterraneo, una masseria, che è poi una stanza in rovina di quella stessa villa … niente ciliegi, solo muri finiti a calce … un armadio, una panchina, un lampadario definiscono, di volta in volta, i luoghi dell’azione”.

Il giardino dei ciliegi di Luca De Fusco ha esordito al Napoli Teatro Festival 2014 con un successo ripetuto, in Italia, durante tutta la trascorsa stagione teatrale e ribadito lo scorso settembre dalla trionfale accoglienza al Teatro Aleksandrinskij di San Pietroburgo.

Teatro: Quirino
Città: Roma
Titolo: Il giardino dei ciliegi

Autore: Anton Čechov
Produzione: Teatro Stabile di Napoli, Teatro Stabile di Verona
Adattamento e regia: Luca De Fusco

Interpreti: Gaia Aprea, Paolo Cresta, Claudio Di Palma, Serena Marziale, Alessandra Pacifico Griffini, Giacinto Palmarini, Alfonso Postiglione, Federica Sandrini, Gabriele Saurio, Sabrina Scuccimarra, Paolo Serra, Enzo Turrin

Traduzione: Gianni Garrera
Scene: Maurizio Balò
Costumi: Maurizio Millenotti
Luci: Gigi Saccomandi
Coreografie: Noa Wertheim
Musiche originali: Ran Bagno

Periodo: 3-15 novembre 2015

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