Direttore Valter Vecellio. 1 year 40 weeks ago
Giuseppe Candido

Mannino e lo stato di diritto

Arrestato nel 1995 con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per aver stretto, secondo l'accusa, "un patto con la criminalità organizzata" viene poi assolto in primo grado dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa; condannato in appello a cinque anni e quattro mesi nel 2003; due anni dopo la suprema Corte di Cassazione annulla tutto rinviando a un nuovo processo di appello ancora una volta favorevole a Mannino e, nel 2010, ancora una volta la suprema Corte di Cassazione sentenzia in via definitiva: "il fatto non sussiste".

Una carriera azzerata. Politico democristiano di lungo corso, più volte parlamentare, ha impiegato quindici anni per dimostrare di essere innocente, ma ai pm non basta. 

Mannino fa notizia e il suo nome ricompare alla cronaca giudiziaria; viene accusato di aver posto in essere, quando era ministro, la famosa "trattativa Stato mafia".

In pratica un altro modo per riformulare un'accusa identica, altrettanto evanescente, a quella di "concorso esterno in associazione mafiosa". 

Una "trattativa" che Mannino avrebbe posto in essere "per evitare altri attentati alle principali personalità politiche italiane" dopo gli attentati di Falcone e l'omicidio Lima. 

Un'altra patacca, a giudicare dalla nuova assoluzione di Mannino per il reato di "trattativa" e per il quale il pm aveva chiesto la condanna a nove anni. Una patacca sulla quale si sono sprecati fiumi di parole. Ed anche ora che Mannino è stato assolto dal Gup per non aver commesso il fatto, per i geni della notizia a tutti i costi, il "fatto" c'è; cioè la "trattativa Stato mafia", esiste. Sussiste.

Due considerazioni sulla vicenda.
La prima riguarda la estrema lunghezza dei processi e i 15 anni (e 5 gradi di giudizio) che a Mannino non sono stati sufficienti per essere scagionato, stante una sentenza definitiva della Cassazione che lo assolve dal concorso esterno. 

La seconda riguarda invece i rimedi risarcitori che dovrebbero essere posti in essere dallo Stato per risarcire i suoi cittadini che hanno subito un processo eccessivamente lungo. 

Su questo bisognerebbe ricordare che - secondo l'articolo 6 della Convinzione Europea dei Diritti Umani- " ogni persona ha diritto" ad essere giudicata "entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente ed imparziale, ..., il quale deciderà sia delle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile, sia della fondatezza di ogni accusa penale che le venga rivolta".

Giustizia ritardata è giustizia negata.

Dalla relazione presentata al congresso di Radicali dall'avvocato Deborah Cianfanelli, membro della direzione di radicali, "sappiamo che l'Italia ha accumulato oltre cinquemila condanne per violazione dell'articolo 6" della Convenzione e proprio "in relazione alla durata dei processi". 

Rimedi senza la soluzione. 

"La legge Pinto" - ricorda ancora l'avvocato radicale Deborah Cianfanelli - "nacque su sollecitazione della Corte europea quale rimedio meramente risarcitorio alla violazione dell'articolo sei da parte dello Stato italiano a danno dei cittadini". 

A tali rimedi non si è mai trovata una soluzione strutturale in grado di evitare la violazione dei diritti umani dei cittadini italiani fatte dallo Stato attraverso una giustizia irragionevolmente lunga e per questo sanzionata da trent'anni. 

Ma quello che per l'avvocato Cianfanelli e i Radicali è paradossale è che "lo Stato italiano si è preoccupato più di fare leggi atte a non rendere effettivi i risarcimenti piuttosto che portare i nostri processi a tempi ragionevoli di definizione". 

E con la legge di stabilità 2016, avverte l'avvocato radicale, con "l'articolo 56 (titolo IX), vengono introdotte modifiche alla legge Pinto tali da rendere molto difficile se non meramente eccezionale la possibilità di accesso e di conseguente riconoscimento del diritto ad un equo indennizzo per coloro che abbiano subito un procedimento la cui durata sia tale da essere in contrasto con l'articolo 6 della convenzione europea dei diritti dell'uomo".

La resa dello Stato di Diritto e le leggi che negano il diritto ad un equo indennizzo.

Per buona pace di Mannino e dei tanti meno noti "Mannino", sarà molto difficile d'ora innanzi essere risarciti per un processo lungo. 

Perché, come spiega bene l'avvocato Cianfanelli, lo Stato "anziché cercare di porre in essere rimedi strutturali in grado di riportare il nostro sistema giustizia sui binari della legalità e del rispetto dei diritti umani fondamentali, cerca di aggirare l'ostacolo rendendo inaccessibile la strada che porta ad ottenere almeno il risarcimento del danno a fronte del diritto leso".

Come? Il diritto ad un'equa riparazione innanzitutto viene limitato ai soggetti che abbiano esperito i nuovi "rimedi preventivi" introdotti dalle modifiche della Legge 81/2001 (L. Pinto). 

Nel processo penale, ad esempio, bisognerà aver presentato "istanza di accelerazione almeno sei mesi prima del decorso del termine ragionevole".

In pratica l'imputato deve avvisare e ricordare lui al giudice che il processo che sta subendo sta andando per le lunghe. 

Esilarante. Ma c'è di più. Tra le pagine della legge di stabilità, sempre in modifica alla legge Pinto ritenuto a ragione il buco nero del capitolo Giustizia, vengono introdotti "casi" nei quali l'indennizzo non è comunque dovuto: come a chi ha agito o resistito in giudizio "consapevole della infondatezza originaria o sopravvenuta delle proprie domande o difese" anche fuori dai casi già previsti per la lite temeraria; e in ogni altro caso di "abuso dei tempi processuali che abbia determinato un ingiustificata dilazione dei tempi". 

Una clausola lasciata alla mera discrezionalità di chi giudica e che, ovviamente, non ha nessun interesse ad essere condannato perché condanna i cittadini ad una giustizia irragionevolmente lunga.

E anche se sei troppo ricco non va bene. Con la nuova versione della legge Pinto così come uscirà modificata dalla legge di stabilità, persino la irrisorietà della pretesa o del valore della causa valutata in relazione alle condizioni personali della parte" potrà rappresentare per lo Stato motivo per non riconoscere il diritto.

Insomma, un'altra bona "sóla" fatta da un legge (questa volta di stabilità) contro la vita del diritto e contro i diritti umani.

Notizie Radicali: il giornale telematico di Radicali Italiani - Direttore: Valter Vecellio
Team: Simone Sapienza, Maria Veronica Murrone
Sito web: Mihai Romanciuc
Vuoi collaborare? Scrivi a notizie.radicali.it@gmail.com