Direttore Valter Vecellio. 48 weeks 2 days ago

A proposito di terrorismo e di come (almeno) contrastarlo

Son tempi, questi, in cui la guerra la invocano in tanti, e sono i tagliagole e i terroristi, poveri imbecilli che sognano così d’andare in qualche paradiso che li compensi del loro sedicente “martirio”; poi ci sono quelli che procombono dicendo che occorre reagire, sguainate le loro sciabole di cartone, come nel coro dell' "Aida" sono quelli di "partiam partiam"; tanto poi ci sono i Paolo Gentiloni a rinnovare il “lodo Moro” assicurando che noi non si partecipa a bombardamenti ed attacchi se non con parolaia solidarietà; ma volete mettere come ci piace dire (in inglese, of course), che occorre mettere gli scarponi sul terreno, se si vuole essere credibili ed efficaci. Poi, naturalmente, c’è sempre qualche esperto di quel mondo che ci dice d’andarci piano, che non è uno scherzo, che se si va ad ammazzare (siamo poi capaci di farlo?), occorre anche non lamentarsi troppo se qualcuno di ammazza (e questo ci piace, naturalmente molto meno…). Insomma, la guerra è brutta cosa. Siamo tutti d'accordo, come non esserlo?

Contro il sedicente stato islamico, dicono altri, piuttosto che le bombe a tappeto, invece delle truppe di terra, molto meglio puntare sull'intelligence, e lavorare perché i vari servizi di sicurezza operino in coordinamento. Giusto. Affermazione piena di saggia saggezza.
Allora ci si spieghi perché non si sente una parola per esempio sul centro Intcen, che fa capo all'Alto rappresentante per la politica estera Federica Mongherini ed diretto dal finlandese Ilkka Salmi; non si sa bene a cosa serva e che faccia, ma c'è. Un centro di analisi di intelligence nato nel 2012, se ne sta lì, un po' come il Coordinatore antiterrorismo Ue, creato dopo gli attentati a Madrid del 2004; attualmente lo guida il belga Gilles de Kerchove.

E' dal 2005 che si auspica "una strategia europea contro il terrorismo", chissà se questa è la volta buona.
Poi, incidentalmente, a parte il “tesoro” di Abu Bakr al-Baghdadi (secondo la Financial Action Task Force dell’Ocse qualcosa come due miliardi di dollari), dovremo fare i conti con i cosiddetti paesi del “doppio gioco”, per citarne qualcuno: Qatar, Kuwait, Arabia Saudita. Investono in Occidente, siamo ben contenti che lo facciano; fanno anche parte della coalizione anti-IS; finanziano gli estremisti islamici. Questi ultimi poi vendono il petrolio di contrabbando (e i reperti archeologici, le donne e i bambini, ecc.); “noi” li acquistiamo. “Loro” con quel denaro acquistano armi sofisticate. Siamo “noi” che gliele vendiamo. “Loro” le usano per accopparci. Il cerchio si chiude. Però, come ci piace dire: “Intelligence”…Forse perfino di più che “scarponi sul terreno”.

E poi, comunque, quel terreno è già pestato da tanti scarponi: quelli russi e quelli turchi, quelli iraniani e quelli francesi, ce ne sono anche di made in England, quelli sciiti, sunniiti, e il fritto misto dei tagliagole: gente che viene dal vecchio esercito di Saddam, ceceni, fanatici algerini, libici e chi e ha, ne metta. “Là”; “quà” sono franco o belga maghrebini di seconda, terza generazione, spesso disoccupati, poco scolarizzati, vivono di espedienti, hanno precedenti magari per aggressione, spaccio; un po’ dei perfetti cretini come quelli che si sono fatti esplodere con cintura bomba fai da te; un po’ ben addestrati a uccidere, come quelli che sparavano con calma e precisione, e con calma e precisione hanno ucciso.
Finita qui? No, ancora due parole su “intelligence”, che ci piace molto anche come suono: sa di “intus legere”, “leggere dentro”.
Chiediamoci, visto che ci siamo, cosa se ne fa mai la National Agency Security americana della possibilità e della capacità di poter "pescare" nel cyberspazio l'equivalente di almeno 600 milioni di file cabinets ogni giorno, se poi i dati non li si sa connettere; e si parla della sola Nsa. Sempre per inciso, a chi sono serviti i 300mila accessi alle banche dati strategiche nazionali (italiane), anche private, effettuati, apparentemente per combattere il crimine informatico, nei primi sei mesi del 2013 (del dopo, non si sa).

Poi, infine, quando si supererà lo stallo, ricordiamoci bene quello che già una ventina d'anni fa, senza girarci troppo intorno, ci ha detto l'allora direttore del Sismi, ammiraglio Gianfranco Battelli: "Mi sembra fin troppo ovvio che i servizi debbano poter fare cose illegali". Ecco, quando si dice: "intelligence".

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