Direttore Valter Vecellio. 1 year 30 weeks ago
Oreste Bornisacci

Ne ‘La tempesta’ di William Shakespeare l’esercizio della magia è lo strumento irrinunciabile per ottenere giustizia tra gli uomini

Quando si alza i sipario la tempesta è nel pieno del suo furore. Ricorrendo alle sue arti magiche l’ha scatenata Prospero per far naufragare la nave nella quale si trovano suo fratello, che lo ha spodestato dal Ducato di Milano, e il Re di Napoli, che lo ha aiutato in questa impresa. 

La nave fa, così, naufragio, magicamente senza alcuna vittima perché così ha voluto Prospero, sulle spiagge dell’isola nella quale lui si è rifugiato dopo la cacciata da Milano, dodici anni prima. È un’isola misteriosa, fuori dal tempo, soprannaturale, nella quale il male non può prevalere perché è Prospero, con le sue magie, a scandire tempi e accadimenti. Con i suoi poteri, tesse trame volte a governare a suo piacimento il destino degli altri pur di raggiungere i propri fini: "it goes on, I see, as my soul prompts it … tutto procede come io voglio".

Fa naufragare i suoi nemici per condurli a lui, li fa impazzire e poi rinsavire, invoca spiriti al proprio servizio, comanda Ariel, "an airy spirit", uno spirito dell’aria con la promessa di restituirgli la libertà, impone il suo volere a Calibano "a savage and deformed slave", uno schiavo selvaggio e deforme, figlio di strega, minacciandolo di grandi pene e tormenti.
Solo alla fine, ristabilita la verità e raggiunti i propri obiettivi, lascerà l’isola per tornare a Milano; rinuncerà per questo e per sempre all’esercizio della magia: "non ho spiriti da comandare, arte per incantare, e la mia fine è la disperazione … now I want spirits to enforce, art to enchant and my ending is despair".

Prospero, grazie ai suoi poteri, crea una realtà di comodo e dispone delle persone come fa l’autore di un testo teatrale con i suoi personaggi, la sua è una messa in scena; per questo molti considerano Prospero una proiezione di Shakespeare, l’autore teatrale che manipola i suoi personaggi e che, alla fine del suo ciclo, si ritira dall’attività. Da questo punto di vista la La tempesta è quindi, più che un testamento, un congedo, un saluto quasi premonitore. È infatti una delle ultime opere di Shakespeare, che morirà pochi anni dopo. Come tale necessita di un commiato finale; lo fa Prospero che, ormai concluso il suo doloroso percorso di ricerca della verità e della giustizia, conclude la commedia rivolgendosi al pubblico: "Let your indulgence set me free ... la vostra indulgenza mi renda libero".

È un’opera complessa, questa, nella quale si agitano i temi universali e senza tempo della giustizia, del male, della colpa e del perdono, della giovinezza intesa come purezza che sconfigge la malvagità. Ma appaiono pure temi che fanno riferimento all’attualità del tempo: le lotte per la supremazia e il predominio, l’affermarsi della scienza su magia e superstizione, il rapporto del cosiddetto mondo civilizzato con i popoli di altri continenti, ritenuti rozzi, di categoria inferiore, che è giusto soggiogare e relegare ai margini, ma che sono utili. A questo proposito Prospero è molto chiaro, riferendosi a Calibano: "we cannot miss him, he does make our fire, fetch in our wood and serves in offices that profit us … noi non possiamo farne a meno, ci accende il fuoco, ci procura la legna e fa cose che portano a noi profitto". Il che la dice lunga sull’idea del colonialismo inglese già dal 1610!

Nelle sue note di regia Daniele Salvo riporta ai nostri giorni le magie di Prospero che mescolano le realtà e fanno apparire reali situazioni che tali non sono: “La tempesta nasce in un momento molto difficile: un momento in cui tutto si confonde e degrada in una spaventosa superficialità, in un deserto umano assoluto. L’uomo di oggi è confuso, disorientato, frastornato da persuasori occulti, anaffettivo, comprato da una società che lo ha divorato, digerito, trasformato in cieco consumatore e prodotto di mercato … Forse il vero Ducato di Prospero, alla fine, resterà per sempre quella povera isola sospesa sul filo dell’orizzonte, luogo più reale del reale, non toccato dalla complessità della vita quotidiana, dall’arroganza della politica, dalla protervia degli intellettuali della corte, dalla compravendita delle cariche pubbliche, governato unicamente dal sogno e dall’illusione, un piccolo teatro in chiusura, sospeso nel nulla, sull’abisso”.

La rielaborazione di Daniele Salvo è sostanzialmente fedele al testo di Shakespeare; sono stati soltanto soppressi due personaggi minori, abbastanza ininfluenti rispetto al procedere di Prospero.

Cosa dire di Giorgio Albertazzi? Questo ultranovantenne con la sua calda e profonda voce domina ancora con maestria la scena, pur con una gestualità contenuta, esaltandosi in particolare nell’epilogo di Prospero, diventato da tempo componente fissa di ogni suo recital, che trascina il pubblico all’applauso convinto. Particolarmente apprezzate anche Melania Giglio, nella parte di Ariel, e Selene Gandini, in quella di Miranda la figlia di Prospero.

Teatro: Ghione
Città: Roma
Titolo: La tempesta

Autore: William Shakespeare
Produzione: Ghione Produzioni
Rielaborazione e regia: Daniele Salvo

Interpreti: Giorgio Albertazzi con: Melania Giglio, Selene Gandini, Federigo Ceci, Marco Imparato, Massimiliano Giovanetti, Mario Scerbo, Simone Ciampi, Federigo Ceci, Francesca Annunziata, Giovanna Cappuccio

Scene: Fabiana Di Marco
Costumi: Daniele Gelsi
Luci: Luca Palmieri
Periodo: 20 novembre - 13 dicembre 2015

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