Direttore Valter Vecellio. 3 days 17 hours ago
Valter Vecellio

Sessant’anni fa il No di Rosa Parks, che entra nella storia

A volte basta un NO, per cambiare la storia. Come accade quel 1 dicembre del 1955: un’esile donna di colore, sale su un autobus, e con la massima semplicità, dice che NO: quel posto dove si è seduta non ha la minima intenzione di cederlo a un uomo bianco; che se ne resti in piedi, anche se è bianco. Nulla di personale, lei li è, e lì intende restare. Perché è stanca.

È un NO che resta scolpito nella storia. Quel giorno, Rosa Parks, sarta in un grande magazzino di Montgomery, stato dell’Alabama, è davvero stanca. Non di fatica, come poi si è detto; la fatica fisica la sopporta da sempre. Rosa è stanca di essere discriminata. È stanca che ci siano sedili sull’autobus dove persone come lei non si possono sedere. È stanca di quegli assurdi divieti, di quegli odiosi pregiudizi. Il suo è un NO di principio. 

L’autista ferma l’autobus, chiama due poliziotti; intimano a Rosa di alzarsi, e lei, rispettosa e ostinata continua a ripetere il suo NO. L’arrestano, è colpevole di non aver rispettato le leggi sulla segregazione. Negli Stati del Sud degli Stati Uniti, come appunto l’Alabama, sono i vigore le cosiddette leggi “Jim Crow”: i neri non possono accedere ai luoghi frequentati dai bianchi, certi ristoranti sono vietati, alcune scuole non le possono frequentare… Per loro, i neri, ci sono specifici bagni pubblici, ospedali, negozi. 

Rosa Parks è stanca; quel suo NO è un NO liberatorio. Un giovane Martin Luther King, che diventerà un apostolo della nonviolenza, e  decine di leader delle comunità afroamericane, danno così vita a massicce campagne di boicottaggio rigorosamente nonviolente. È una lezione che vale anche per l’oggi, giorni dove la violenza sembra dilagare inarrestabile.

Quel NO di Rosa Parks è l’inizio di una grande epopea: la lotta nonviolenta contro le discriminazioni e il razzismo. Un’epopea che culmina con la famosa marcia al Lincoln Memorial di Washington dell’agosto del 1963, quella dello storico discorso del “I have a dream”.

E’ il sogno di un paese dove siano garantiti giustizia e libertà per tutti, e dove le persone sono giudicate non per il colore della loro pelle, ma per le loro qualità e capacità. 

Deve comunque trascorrere un anno da quel NO, prima che la Corte Suprema dichiari incostituzionali le leggi che codificano la segregazione; e anche se tanto è cambiato, in questi sessant’anni, non si può dire che la lotta contro le discriminazioni sia conclusa. 

La “madre” dei diritti civili, come tutti chiamano Rosa Parks,  muore a 92 anni, a Detroit, il 24 ottobre del 2005. Nove anni prima il presidente Clinton gli ha conferito la “Medaglia presidenziale della  Libertà”, la massima decorazione degli Stati Uniti.

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