Direttore Valter Vecellio. 1 year 30 weeks ago
Oreste Bornisacci

“La Lupa” di Giovanni Verga: la disperata volontà di vivere in libertà, senza ipocrisie e condizionamenti morali

“La Lupa” è una breve novella, dall’atmosfera torbida e violenta, di Giovanni Verga dalla quale lo stesso autore ricavò un dramma teatrale rappresentato per la prima volta nel 1896 e nella quale con chiarezza sono definiti sin dall’inizio i connotati della protagonista: “al villaggio la chiamavano la Lupa perché non era sazia giammai di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare … ella si spolpava i loro figliuoli e mariti in un batter d’occhio … e se li tirava dietro alla gonnella solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso”. Verga, nel presentare i personaggi del dramma, la descrive anche fisicamente: “ancora bella e provocante, malgrado i suoi trentacinque anni suonati, col seno fermo da vergine, gli occhi luminosi in fondo alle occhiaie scure, e il bel fiore carnoso della bocca, nel pallore caldo del viso”.

È un dramma a forte tinte questo di Verga che si svolge nelle assolate e ostili campagne della Sicilia di fine 800, con "campi immensi dove il sole batteva a piombo, … fra le stoppie riarse che si perdevano nell’afa, verso l’Etna nebbioso".
Qui la protagonista non si sottrae ad una vita dura, “andava nei campi, a lavorare … proprio come un uomo, a sarchiare, a zappare, a governare le bestie, a potare le viti”, accetta le sfide della vita. Proprio per questo la sua è una ribellione totale, selvaggia nei confronti del sistema sociale. Compromesso ed ipocrisia non albergano nel cuore della Lupa; è sincera ed immediata, senza, senza fronzoli o schermaglie, disinvolta e disinibita è dire poco: “Te voglio! Te che sei bello come il sole, e dolce come il miele”.

È fuori dalle regole, dai compromessi della società; la sua volontà non accetta, non conosce, condizionamenti o ipocrisie. Quando la Lupa caccia, ciò che vuole prende. Con qualsiasi mezzo, anche costringendo la figlia a sposare un giovane pur di averlo vicino. Il giovane cerca di resistere, “per carità lasciatemi in pace!”, ma la Lupa è inarrestabile e lo travolge sino a costringerlo ad ucciderla, unica possibilità di liberarsi da quella “tentazione dell’inferno” che tutto e tutti travolge.
Guglielmo Ferro e Micaela Miano presentano così il loro lavoro: “Gnà Pina (la Lupa) ha un fascino e una forza che emergono con grande facilità dal testo, consentendo un lavoro di riscrittura stimolante e creativo ….. Solo grazie alla presenza di Lina Sastri, una delle poche attrici in grado di sostenere un ruolo così complesso, in cui l'interprete deve interrogare gli strati più profondi della sua anima, si è potuto realizzare il progetto ‘Lupa’. In quest’ottica drammaturgica la messinscena  si gioca tutta su un’alternanza di luce e ombra, di sole e luna, che non è però dicotomia bene/male quanto piuttosto una scansione naturale della vita bestiale che ruota intorno a La Lupa”.

“La Lupa” ritorna così dopo cinquant’anni al Teatro Quirino; alcuni forse ricorderanno Anna Magnani nel 1965 diretta su questo stesso palcoscenico da Franco Zeffirelli, affiancata da Osvaldo Ruggeri. Anche il cinema si è sentito attratto dalla Lupa. A una versione diretta da Alberto Lattuada nel 1953 ha fatto seguito, nel 1996, un film con un cast a dir poco stellare: regia e sceneggiatura Gabriele Lavia, interpreti Monica Guerritore, Raoul Bova, Michele Placido, Giancarlo Giannini, musiche Ennio Morricone, e scusate se è poco. Non eccezionale, però, a parte la straordinaria ricostruzione e rappresentazione degli ambienti e delle condizioni di vita dei braccianti agricoli della Sicilia di fine ‘800. Per la cronaca, debbo ricordare che il film ricevette dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento dello Spettacolo, il riconoscimento di ‘film di interesse culturale nazionale’.

Titolo: La lupa
Autore: Giovanni Verga
Produzione: Compagnia Molière, ABC Produzioni
Regia: Guglielmo Ferro

Interpreti: Lina Sastri, con Giuseppe Zeno, Clelia Piscitello, Enzo Gambino, Eleonora Tiberia, Simone Vaio, Giorgio Musumeci, Valeria Panepinto, Giulia Fiume
Adattamento: Micaela Miano

Scene e costumi: Françoise Raybaud
Musiche: Massimiliano Pace
Arrangiamenti musicali: Franco Battiato
Coreografia: Giovanna Velardi

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