Direttore Valter Vecellio. 1 year 42 weeks ago
Valter Vecellio

Prescrizioni: oltre 70 mila prima del processo. Non sono i giudici più bravi a fare carriera. Cassazione: l’ingiusta detenzione va comunque risarcita

Occorre rivedere il sistema di elezione dei magistrati per i vertici dei tribunali e degli uffici giudiziari; e va rivisto anche il sistema sanzionatorio. “Perché i risultati a macchia di leopardo sulla velocità della giustizia civile e penale non dipendono tanto da eventuali carenze in organico, ma soprattutto dal modo in cui gli uffici sono amministrati”. Non male, vero? Se poi si tiene conto che si tratta di quello che il vice-ministro della Giustizia Enrico Costa va a dire alla Conferenza Nazionale dell’Avvocatura, e che ci carica sopra la volontà del Governo di portare avanti, per questo, la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, ecco che queste affermazioni acquistano un peso particolare.

Costa snocciola una serie di dati quanto mai significativi: “Per quel che riguarda le prescrizioni nel 2014 su 128 mila casi, oltre 70 mila si sono verificate durante le indagini preliminari”. Oltre la metà delle prescrizioni, dunque non sono imputabili a magheggi e “meline” da parte della difesa dell’imputato (peraltro ha tutto il diritto di farli, visto che si limita a utilizzare gli strumenti che il codice gli mette a disposizione, esattamente come fanno i giocatori di una squadra in vantaggio quando mancano pochi minuti al fischio finale).

Alle citate prescrizioni in fase di indagini preliminari, vanno poi aggiunte le circa 25mila prescrizioni in fase di appello; e anche lì, se tra il primo grado di giudizio, il deposito delle motivazioni, la celebrazione dell’appello trascorre un tempo da Matusalemme, non è che lo si può imputare a “manovre” della difesa (che, si ripete, ove pure “manovrasse” per dilatare i tempi, non fa altro che fare gli interessi del cliente; non le si può rimproverare nulla, se in nulla si viola il codice penale).
Ad ogni modo, come risolvere il problema? “Occorre individuare”, risponde Costa, “una norma con tempi certi per scegliere tra l'archiviazione o il rinvio a giudizio dopo le indagini preliminari”. E come si spiega la vistosa differenza di prescrizioni tra i vari tribunali? Come si spiega che in alcuni tribunali va in prescrizione il 30 per cento dei fascicoli, in altri appena l’1 per cento? “La differenza consiste nelle misure organizzative, devono ripartire dalle modalità di selezione dei capi degli uffici. E necessaria una selezione che abbia come criterio cardine la capacità manageriale e organizzativa”.
Ecco il perché dell’annunciata riforma del Csm, la modifica del sistema di elezione: “Per fare in modo che i più bravi facciano carriera, e il sistema sanzionatorio”. Incrociamo le dita.

Intanto la prima sezione penale della Corte di Cassazione deposita una sentenza, la n.46966 destinata a fare scuola. E’ una sentenza che in sostanza dà il via libera allo sconto di pena retroattivo: un giorno in meno di cella per ogni dieci trascorsi in condizioni di sovraffollamento; e vale anche per quei detenuti che chiedono questo “risarcimento” anche dopo il venir meno delle condizioni di disagio.
Vengono insomma estesi gli effetti della cosiddetta sentenza Torreggiani, emessa dalla Corte Europea dei Diritti Umani nei confronti dell'Italia per la situazione delle carceri. Nel caso in cui il detenuto sia tornato in libertà prima della sentenza scatta allora un “risarcimento” economico: otto euro per ogni giorno passato in una cella disumana. Pienamente accolto, dunque, il ricorso di Alban Koleci, detenuto a Foggia. In quelle condizioni “disumane” Koleci ci rimane dal 14 agosto 2009 al 29 ottobre 2014. Presenta la domanda il 31 ottobre del 2014, e poco dopo cessa la condizione di sovraffollamento. Per questo motivo il magistrato di sorveglianza, con decreto del 13 novembre 2013, dichiara “inammissibile” la richiesta; sostiene che “presupposto necessario ai fini del risarcimento nella forma della riduzione della pena detentiva da espiare, di competenza del magistrato di sorveglianza, è l'attualità del pregiudizio al momento della richiesta. La Cassazione liquida tutto questo ragionamento definendolo “fallace”. In poche parole: l'esclusione del rimedio risarcitorio dello sconto di pena “per coloro che in costanza di detenzione lamentino il pregiudizio derivante da condizioni di carcerazione inumane non più attuali, perché rimosse, non risulta conforme, sotto il profilo logico-sistematico, alle finalità proprie delle disposizioni introdotte dal legislatore in materia di ordinamento penitenziario nel 2013 e 2014, per porre termine alle condizioni di espiazione delle pene detentive ritenute in contrasto con la Convenzione dei Diritti dell'Uomo secondo la Corte di Strasburgo, per risarcire i pregiudizi derivati da tali condizioni”. Così viene accolto il ricorso di Koleci, e annullato, senza rinvio, il decreto che gli nega lo sconto. Finita qui? No, tutti gli atti tornano al magistrato di sorveglianza di Foggia perché faccia i calcoli dei giorni di carcere da sottrarre alla condanna di Koleci.

Di ricorsi simili a quelli di Koleci, dice Marcello Bortolato, componente della giunta dell'Associazione Nazionale Magistrati, ne sono stati presentati circa quattromila. Un bel salasso, alla fine, per le casse dello Stato; e tuttavia, riflette Bortolato, “credo che all'Italia convenga attenersi a quanto stabilito dalla Corte di Strasburgo, per non dover poi pagare milioni e milioni di euro per le condanne della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo”.

Più in generale, il problema è costituito da una politica carceraria che, nonostante le assicurazioni e le belle promesse è debole e contraddittoria. Per esempio, come si giustifica il dato contenuto nella recente relazione della Corte dei Conti secondo la quale i commissari straordinari che dal 2010 al 2014 hanno gestito il piano carceri hanno speso poco più di 52 milioni a fronte di una dotazione di 462 milioni e 769mila euro? Come si spiega che si sono promessi interventi per realizzare 11.934 “posti detentivi”, ed effettivamente ne sono stati predisposti solo 4.415?

Non perdiamo di vista, infine, le problematiche legate agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, aboliti per legge e che non si sa bene ancora come sostituire. Il tribunale di Sorveglianza di Bologna condanna la regione Veneto per non aver provveduto alla realizzazione delle Rems-Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) previste dalla legge che abolisce gli Opg. Il Tribunale intima alla regione Veneto di rilevare, entro 15 giorni, otto internati di sua responsabilità dall'Opg di Reggio Emilia. Solo un inizio: nei prossimi giorni assisteremo al probabile commissariamento ad acta della regione Veneto (e di altre sette) per attivare finalmente le nuove residenze Rems. Si avrà modo di parlarne.

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