Direttore Valter Vecellio. 3 days 17 hours ago
Guido Biancardi

Roma, simbolo perenne della sottrazione del potere al controllo della democrazia

Il Regno (ed Impero) d'Italia l'aveva conquistata e scelta come sua Capitale; il Concordato l'ha fatta poi convivere con quella dello Stato della Città del Vaticano il cui regime è anch'esso una monarchia, pur se non dinastica, bensì elettiva; la Repubblica Democratica la conferma infine sua Capitale sia istituzionale che amministrativa. In essa si è realizzata ormai la sovrapposizione totale e perfetta dell'occupazione, da parte dei partiti, come pure espressioni di interessi di parte delle istituzioni poste a difesa e presidio dell'interesse generale. Il loro finanziamento “pubblico” nonostante rinnovate consultazioni referendarie contrarie, è ormai consolidato come costituito dal rimborso di analoghe iniziative politiche di successo oltre che da vitalizi, remunerazioni, stipendi, risarcimenti di uno sterminato ceto amministrativo statale o parastatale, con contorno di infiniti “occasionali” bonus e di incentivi vari. Lo Stato è la terra di occupazione permanente partitocratica e sindacatocratica oltre che clericale (ivi comprese le miriadi di associazioni “di volontariato”).

La maggior convenienza realizzata dall'illegalità, come sistema, in confronto e complicità con quello del rispetto delle regole è il business privilegiato in cui operano Stato ed Antistato, cittadini e razziatori e vittime e carnefici, spesso a parti invertite. Chi denunzia non è in grado di reggere all'onda di risulta dello svelamento della propria (certa) parte di colpa, da partecipazione inevitabile all'illegalità, volontaria e premeditata oppure occasionale per impossibilità di dominare lo sterminato, inconoscibile, labirinto di leggi disposizioni e regolamenti.
Come Capitale di tale Stato/Regime, Roma è, nell'immaginario più diffuso degli italiani (Angiolo Bandinelli ha ragione) la quinta essenza di quel che sopravvive in perenne continuità, sulle cangianti forme della legalità istituzionale dello Stato che ne giustifica la stessa esistenza: è una rinnovantesi Tortuga, territorio di “liberi fuorilegge”.

Patria di quel Regime di fantomatica “(iper)reale”, e presuntamente autoproclamata democrazia liberale occidentale dai Radicali instancabilmente denunziato come minaccia per il mondo intero.
Nell'ipocrita coesistenza (quasi come in trasparenza mostrato da due pellicole sovrapposte) fra Regime e Stato si consuma la credibilità e l'affidabilità della formula istituzionale da offrire e condividere con realtà non democratiche del mondo, prive di cultura liberale. Lo iato abissale che si spalanca fra un Occidente ed un Oriente (!?), è ormai raffigurabile come l'“abisso orrido, immenso“ del nomade, errante, pastore di Leopardi. Insuperabile non fosse solo perché troppo spesso invisibile, inavvertito almeno nelle sue reali smisurate ed ancora crescenti, dimensioni.

Dalla possibilità che esso venga congiuntamente riconosciuto come tale dai suoi due bordi da potenziali belligeranti che tendono schizofrenicamente a costituirsi in istituzioni comuni universali (vedi l'Onu) mentre perseguono la ricerca del come rendere stabilmente inoffensiva la parte che li fronteggia senza venire coinvolti in un suicidio comune perfettamente previsto ma sempre evocato come minaccia all'altro, passa la speranza, vieppiù fioca, dell'umanità.
Essere “i pontefici comuni” di una passerella, percorribile da entrambi i lati, gettata sull'abisso presuppone che quel passaggio sia il prodotto di contributi di tutti e non un prefabbricato di già sperimentata scarsa affidabilità. Chi si avventurerebbe in un vuoto (culturale soprattutto, ma tecnologico, giuridico, filosofico/religioso) contando su soluzioni a lui intrinsecamente ignote e senza la possibilità di dominarne le soluzioni per non esserne stato coautore?
La “transizione” verso l'approdo allo Stato di Diritto è percorso reso possibile solo dalla restituita parità dei punti di partenza fra popoli e culture che hanno differenziato, da secoli, le proprie orbite; attraverso il riconoscimento della reciproca propria impotenza a dare soluzioni compatibili con condizioni di pace (e quindi, vita) al problema drammatico con cui si devono confrontare.

Iniziando da una autodafè non opportunistica, quale l'autodenunzia dell'involuzione se non perseguita quanto meno colposamente subìta dalla propria forma istituzionale e dal contemporaneo riconoscimento dell'irresponsabilità del ricorso al puro, tradizionale confronto di forze, ciò che sembra impossibile può essere condiviso come una comune meta alla portata del mondo.

La conoscenza delle scelte e delle iniziative degli statisti, costituisce il presupposto, come diritto civile da acquisire per l'intera umanità, della fruizione del proprio potenziale di umanità da parte di ciascuno.

Notizie Radicali: il giornale telematico di Radicali Italiani - Direttore: Valter Vecellio
Team: Simone Sapienza, Maria Veronica Murrone
Sito web: Mihai Romanciuc
Vuoi collaborare? Scrivi a notizie.radicali.it@gmail.com