Direttore Valter Vecellio. 4 weeks 1 day ago
Oreste Bornisacci

Il ‘sogno americano’: la possibilità di raggiungere il successo e il prezzo che si paga. È “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller

“Death of a salesman”, una delle opere più conosciute di Arthur Miller, ci presenta, siamo a New York nel 1949, essenzialmente due temi: da un lato la feroce critica all’american dream, al sogno americano, quell’utopia, quel credo, quel mito ampiamente diffuso negli Stati Uniti secondo il quale ciascun individuo ha la possibilità di emergere ed affermarsi in maniera prepotente, può cioè raggiungere livelli elevati di successo inteso come sinonimo di grandi ricchezze, e dall’altro i rapporti complessi, spesso conflittuali, all’interno di una famiglia, essenzialmente tra padri e figli.

Willy è un rappresentante di commercio che, ormai da trentacinque anni, va in giro per gli ‘States’ a promuovere e vendere i prodotti della ditta che rappresenta. È una persona sostanzialmente onesta, “ho pensato sempre che un uomo debba farsi benvolere da tutti”, ma malgrado abbia posto il massimo impegno nel suo lavoro, forse proprio perché è onesto, non è riuscito ad affermarsi a differenza del fratello Ben, molto più cinico e opportunista, che è stato disposto a giocare sporco pur di raggiungere il successo.

Willy, ormai quasi alla fine della sua attività lavorativa, è stato addirittura licenziato: “non si può spremere un uomo così, come un limone, e poi buttarlo via nella spazzatura!”. È quindi tempo di bilanci: non ha raggiunto il successo, la ricchezza a cui mirava, e le cose non vanno bene neanche in famiglia. Pur avendo tutto il supporto della moglie, ‘sei il mio sostegno, Linda, la mia ancora di salvezza’, il rapporto con i suoi due figli non è dei migliori; c’è stato un tempo nel quale ha sognato di realizzarsi attraverso suo figlio Biff ma non è riuscito a trasmettergli quei valori nei quali lui ha sempre creduto fermamente.

Nei suoi ultimi due giorni di vita Willy torna con la mente ai momenti più significativi della sua vita, quelli che hanno determinato la sua situazione attuale. Proprio per questo motivo il titolo prescelto in un primo tempo da Miller era ‘The inside of his head’, all’interno della sua mente, ed infatti il dramma si svolge sulla scena, come in un sogno ad occhi aperti, in un continuo viaggio del protagonista dalla realtà al ricordo, dal presente al passato al termine del quale Willy può fare un bilancio esaustivo del suo operato: ‘al giorno d’oggi tutto è arido, senz’anima’. Dopo una vita nella quale gli è sostanzialmente mancato il senso della realtà, si rende conto di temere fortemente per il futuro della sua famiglia e, quale ultimo atto di una vita improntata all’onestà, alla rettitudine, al bene delle persone che ha sempre cercato di proteggere, si rifugia nel suicidio per assicurare, con la sua morte, a moglie e figli il premio dell’assicurazione e a se stesso il riscatto, la vittoria finale: ‘alla fine ti accorgi che vali più da morto che da vivo’.

A parte la violenta critica di Miller al sogno americano e ai difficili rapporti tra padre e figli, rimane, alla fine, da valutare la figura di Willy. Chi è veramente, come deve essere considerato? Un fallito perché non ha raggiunto né la ricchezza né un rapporto positivo con i figli e non sa accettare questa situazione oppure è un eroe, un combattente perché ha sempre e comunque creduto in valori, per lui, fondamentalmente positivi? Ecco quindi, in ultima analisi, che Miller questa volta ci stimola anche a riflettere, e soprattutto scegliere, se vogliamo improntare la nostra vita seguendo i paradigmi di Willy o quelli del fratello Ben.

In un’intervista dello scorso anno Elio De Capitani confessava “'Morte di un commesso viaggiatore' è lo spettacolo della mia vita … l’ho fatto all’età giusta, ho i sessant’anni di Willy, non potevo farlo prima … si parla di qualcosa che tutti noi abbiamo dentro, l’ho letto come molto attuale”. Quella di De Capitani è un’interpretazione a forti tinte, non compassata e con toni sommessi come abbiamo visto in certe, pur validissime, rappresentazioni del passato. E’ un guerriero che combatte armi in pugno questo Willy di De Capitani, un guerriero che si credeva invincibile ma che, al termine del suo cammino, realizza invece di essere stato sorretto soltanto da illusioni. Un gran bel Willy che giganteggia sulla scena, perciò, anche se non mi sono sembrate aggiungere molto al testo di Miller e alla figura di Willy le forzature evidenti nelle due scene con l’amante di Boston.

Un viaggio all’interno della mente, cioè un continuo variare di luoghi, tempi e circostanze impone di ricorrere ad una scenografia in grado di passare anch’essa in continuazione da una situazione ad un’altra, da un ambiente ad un altro. Carlo Sala è riuscito molto bene in questa impresa suddividendo il palcoscenico, con un gioco di planimetrie variabili, in spazi di mutevole forma e dimensione che con un minimo di suppellettili – un frigorifero, un letto, una scrivania – definiscono con puntualità i singoli luoghi, anche con l’ausilio di adeguate illuminazioni, zone d’ombra e voci di sottofondo.

Al termine della rappresentazione il pubblico ha manifestato l’apprezzamento per quest’ultima fatica del Teatro dell’Elfo gratificando, soprattutto e meritatamente, De Capitani con prolungati applausi che erano tutto fuorché applausi natalizi di convenienza.
“Morte di un commesso viaggiatore” ha una storia lunghissima di successi a partire dalla prima messa in scena, a Broadway nel 1949, protagonista Lee J. Cobb con la direzione di Elia Kazan. In Italia ricordo in particolare Paolo Stoppa e Rina Morelli diretti da Luchino Visconti nel 1951. Da cineteca il film del 1951 con Fredric March diretto da László Benedek.

Teatro: Argentina
Città: Roma
Titolo: Morte di un commesso viaggiatore

Autore: Arthur Miller
Produzione: Teatro dell’Elfo
Regia: Elio De Capitani

Interpreti: Elio De Capitani, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Federico Vanni, Gabriele Calindri, Daniele Marmi, Vincenzo Zampa, Alice Redini, Vanessa Korn
Traduzione: Masolino d’Amico
Scene e costumi: Carlo Sala
Suono: Giuseppe Marzoli
Periodo: 9-20 dicembre 2015

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