Direttore Valter Vecellio. 1 year 4 weeks ago

Papa Bergoglio e radicali uniti nel no a pena di morte e tortura. E tutti gli altri?

Curiosa corrispondenza, quella che di fatto si realizza tra un pontefice mezzo gesuita, mezzo francescano, venuto da ‘un Paese quasi alla fine del mondo’; e un’organizzazione laica e radicale come ‘Nessuno Tocchi Caino‘, che da sempre si batte contro la pena di morte, contro la tortura e contro le violazioni dei diritti umani e civili nelle carceri. Cosa dice Papa Francesco? Che bisogna abolire la pena di morte, «là dove essa ancora in vigore, e considerare la possibilità di un’amnistia». A ben vedere, non è proprio una novità. Papa Bergoglio queste cose già le ha dette; immediata, però, la cortina fumogena: per primo, a scattare (e depotenziare) monsignor Rino Fisichella, il confessore dei politici, e assiduo frequentatore bene di quei salotti romani “alla Sorrentino”: il pontefice, assicura Fisichella parla in senso lato, da pastore universale, rivolto al gregge sparso in tutto il mondo…

No. Con buona pace di monsignore, Papa Bergoglio fa un discorso politico. Come “politico” sono stati i suoi primi gesti da pontefice: abolire la pena di morte in Città del Vaticano, che formalmente ancora era in vigore; e introdurre il reato di tortura, che non c’era. Per inciso: noi italiani, per quel che riguarda il reato di tortura, stiamo ancora a guardare…

L’appello contro la pena di morte e la pratica della tortura viene lanciato con il messaggio per la 49esima Giornata Mondiale della Pace, che si celebra il primo gennaio 2016 sul tema: ‘Vinci l’indifferenza e conquista la pace’: «Un pensiero va ai detenuti, in molti casi appare urgente adottare misure concrete per migliorare le loro condizioni di vita nelle carceri, accordando un’attenzione speciale a coloro che sono privati della libertà in attesa di giudizio avendo a mente la finalità rieducativa della sanzione penale e valutando la possibilità di inserire nelle legislazioni nazionali pene alternative alla detenzione carceraria».

‘Nessuno Tocchi Caino’ contemporaneamente, il caso fa bene le cose, convoca per il 18 e 19 dicembre il suo sesto congresso; in un luogo visivamente simbolico: la casa di reclusione di Opera, vicino a Milano. Titolo del Congresso è “Spes contra spem”: esplicito riferimento alla “Lettera di San Paolo ai Romani; a quel passaggio, spiegano il segretario di “Ntc” Sergio D’Elia, e la presidente Elisabetta Zamparutti «relativo all’incrollabile fede di Abramo che ebbe fede sperando contro ogni speranza. In questo modo vogliamo evidenziare l’importanza dell’essere fonte di un processo attivo di cambiamento rispetto a chi semplicemente si limita ad avere speranza in un cambiamento».

Sarà interessante seguirlo, questo congresso. Parteciperanno, tra gli altri, Santi Consolo, capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria; il presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick; verrà presentato il saggio “Gli ergastolani senza scampo. Fenomenologia e criticità costituzionali dell’ergastolo ostativo” di Carmelo Musumeci, e del professor Andrea Pugiotto; e ancora: Andreana Esposito, membro italiano al Comitato Prevenzione Tortura del Consiglio d’Europa; Ornella Favero, direttrice di “Ristretti Orizzonti”; Bill Cave, vice-presidente dell’Associazione Internazionale dei Cappellani Penitenziari; Enrico Sbriglia, provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria per il Triveneto. Gli obiettivi? «Rilanciare la campagna per la moratoria universale delle esecuzioni capitali in vista del prossimo voto da parte dell’Assemblea Generale dell’Onu sulla Risoluzione pro moratoria previsto nel 2016; rilanciare la campagna per il superamento dell’ergastolo ostativo e il 41bis, attraverso anche ricorsi in sede giurisdizionale, nazionale ed europea».
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando farebbe bene a trovare un “buco” nella sua agenda, e partecipare a questo congresso. Ovviamente sarà già molto se manderà un biglietto con gli auguri di buon lavoro… E tutti gli altri, segretari di partito (quello che ne resta, in questa desolata scena politica), i singoli parlamentari, i “formatori” di opinione? Anche loro, come le stelle, ancora a guardare?

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