Direttore Valter Vecellio. 39 weeks 1 day ago

Il risveglio della forza

In tempo di lancio intergalattico del sequel di Guerre Stellari, con Il risveglio della Forza, si passano alla luce dei led/laser più potenti ed avanzati, con i personaggi della saga ormai in procinto di consolidarsi come nuovo evangelo simbolico globalizzato, i costumi dalle diverse fogge che li caratterizzano. E, stavolta, all'invito di verificare i primi effetti, “de vivo” sulla nostra realtà quotidiana (il dito), ci si sforza da parte dei” maitre à garder” delle immagini, degli stolti maestri della conoscenza di massa di proiettarne gli effetti sulla latitudine massima dell'evoluzione dei simboli sulla futura antropologia (la luna).

Diamo un'occhiata appena intorno a noi, a distanza di un posto a sedere in una navetta di pendolari (o degli zainetti d'ordinanza): la Forza sta tornando, ma con le sembianze dell'eone appena passato ma non trascorso ed è costituita una volta di più da forze multiple affasciate per rafforzarla ancora, più affascinante che pria.

Prendiamone qualche indicatore, quasi a caso: la pettinatura di Bernardeschi della Fiorentina, ed il ricorso, “distintivo” (in epoca gender!), delle criniere delle femmine dalle glabre superfici da skin head dei loro partners nello showbiz popolare che ci viene riproiettato, live, ad ogni momento.

Brillantina per i portatori di emicapigliature hiroquois-style dalle tempie sfumate bassissime o rasate, per rendere compatta e lucida ma soprattutto “ordinata” la pettinatura della capigliatura della parte superiore della testa, Epoca da ponte di Waterloo sulla guerra mondiale o richiamo ai telefoni bianchi e della coppia Ferida/Valenti? Le date coincidono, solo che sono inquadrabili in ambienti netti, contrapposti mitizzati di vincitori e vinti, di giusti e maledetti, in ombra o al sole, divisi come da un colpo tagliente di un'affilatissima katana che non slabbra i contorni del taglio; simbolo primo di mondi ed esistenze contrapposte ed inconciliabili, fra le quali essere per appartenenza, storia, scelta, volontà vitale, rischio di sè. Ma il cast non si addice ai character. Giovani efebi in ruoli che furono pensati di “giovani leoni”, donne fatali impersonate come demi-vierges di ogni orientamento sessuale, per età e stile, più alla guisa da serial del tipo streghe di Salem che da Clitemnestre, baccanti o amazzoni, atteggiate a “metallare” negli stivali e nelle svariate e pervasive serie di borchie sparse ed incistate su pelle, animale od umana che sia, oltre che sintetica a far da costume/divisa delle più svariate invasive protesi web.

Aveva cominciato Blair a proporsi come il giovane ardito a capo di uno Stato-Nazione ex imperiale; l'hanno raggiunto in molti (e molte ormai) che esibiscono le date di nascita più dei cognomi e del lignaggio, che deve  nascere con loro. In tempi di soffocante onnipresente (quasi) democrazia?

Oggi sono “i personaggi” che contano, come al tempo del primo Lucas (non ancora di Matteos!), da vagliare con attenzione.

Il giovane Renzi con il suo giglio magico infraprovinciale, lanciato a rivendicare un ruolo fatale la cui ombra non vede confini comunali ma li scavalca, come un profugo, alla ricerca delle Shangri-La settentrionali di ciò che l'Europa ha ancora da offrire; venghino, venghino...sembra quasi di sentir declamare in tedesco, come in una fiera (meglio messe) di villaggio. L'Expo è ben altra cosa!

Prove d'ardimento e di rottamazione salvifica (sapientemente e strumentalmente contrapposta ad una Salvinifica) in luogo del salto nel cerchio di fuoco; esibite con l'accompagnamento dell'obbligatoria parola d'ordine assorbita sino al livello di scontro/sfottò da bar ma “aggiornata”: per un paese, una squadra, una banca, un dialetto, un partito, un governo.

Echi di toni da richiamo di un dopoguerra in faticosa rimonta e feroce riconciliazione ce li fornisce aggiornato, l'attuale, don (Fran)Camillo privo dell'antagonista Peppone di cui ha ormai acquisito come lascito sia il popolo che il campo di rivendicazione politica. Guai alle disuguaglianze, e viva la parità assoluta! (ma “gira l'Hollande”!, si sarebbe detto in risposta, da alcuni almeno in Lombardia): da clerico(Inter)nazional-socialista, oriundo, concordatario libertador, venutoci, a nuovo miracol mostrare, dai confini, prima della sua fine, del mondo. È lui il Messi(a), ed il tempo dell'attesa è concluso con il ri-conquistato pallone d'oro? Arrivato in una terra senza Chiesa, emigrata altrove e irriconoscibile come in ipotesi prospettato da lui stesso prima del suo sacrificio. Ma senza la forza(nuova) dell'evangelo del discorso della montagna: la nonviolenza dell'amore per il nemico e della non resistenza al malvagio che un gigantesco Tolstoj da scrittore religioso con Gandhi hanno decodificato e che l'ultimo dei Dalai Lama ha appena tradotto in proposta politica verso la Cina, da vero Fuhrer di un'umanità che ripudi la violenza di una guerra devastatrice. Il loro epigono, Marco Pannella, con un pugno di compagni, contrastati e resi quasi impotenti, si fa tramite, verso l'Italia “reale”, di questa donazione al mondo.

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